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L'intervista

"Pronto a parlare col Pd
Opposizione responsabile"


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Il presidente Crocetta: "Quella del rimpasto è una storia chiusa. Se il mio partito vuole discutere di politica e delle tante cosa da fare, io sono qui. Ma sono il presidente di tutti. E, se serve, le riforme le farò insieme alle forze politiche disposte a dialogare con me".

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PALERMO - “Se il Pd vuole ricucire con me, io sono pronto. Ma mettano da parte la questione del rimpasto. Non si farà”. Il presidente della Regione Rosario Crocetta riapre al dialogo. Ma fissa i paletti. E avvisa: “Io sono pronto a discutere con tutti. Anzi, credo che le forze di opposizione, in questi mesi, siano state più responsabili di quanto sia stato il mio partito”.

Che intantO, in una direzione infuocata, ha chiesto invano agli assessori da loro indicati di fare un passo indietro.
“E perché avrebbero dovuto dimettersi? Non c'era alcun motivo. Del resto, è stato proprio il Pd a darmi quei nomi. Mi chiedo perché abbia cambiato idea”.

A dire il vero, ha detto che saranno anche considerati 'fuori dal Pd' se non si dimetteranno. E a dire il vero, Lupo ha precisato che sarà fuori anche lei dal Pd, se non si iscriverà al gruppo parlamentare dei democratici.
“Io avrei dovuto iscrivermi al gruppo già ieri. Ma ho annullato i miei impegni per stare vicino ai ragazzi della scorta, che sono la mia famiglia. Lupo sapeva bene delle mie intenzioni. Adesso vuole farlo passare come un ricatto, vuole cavalcare la vicenda mediaticamente. Mi iscriverò al gruppo del Pd, come del resto ho detto da tempo”.

Tra le decisioni del partito prese in direzione, c'è anche quella di disertare il vertice di maggioranza inizialmente previsto per oggi, e che lei ha voluto spostare a domani. A questo punto, si farà?
“Per il momento non credo sia utile. Del resto, ho ricevuto sollecitazioni in questo senso da alcuni deputati dei gruppi di maggioranza, che mi chiedono di rimandare l'appuntamento in un momento in cui il clima sarà più sereno”.

E come crede che si possa rasserenare il clima? Lo strappo stavolta pare serio. E si ripercuoterà anche sull'Ars, dove lei adesso non ha più una maggioranza.
“Guardi, io seguo uno schema molto semplice: il governo governa, e il parlamento fa le leggi. Tutto qua. Il Pd si assumerà eventualmente la responsabilità di bocciare provvedimenti importanti per il popolo siciliano”.

Lei pensa invece di trovare in Aula l'appoggio di altre forze politiche? E' possibile pensare, ad esempio, a un “modello Letta”?
“Non credo che il modello nazionale possa essere ricreato in Sicilia. Certamente, però, credo si possa lavorare sulle riforme, tutti insieme”.

Qualche esponente dell'opposizione a dire il vero chiede di siglare una sorta di “patto istituzionale”.
“E io sono pronto a lavorare a un accordo programmatico che coinvolga più gruppi possibili dell'Ars, perché no? Anzi, devo dire che ho molto apprezzato certe aperture provenienti dal centrodestra e anche dai grillini”.

A dire il vero, il Movimento cinque stelle ha parlato di “mozione di sfiducia” nei suoi confronti.
“Ma la mozione, spiegano i grillini, arriverebbe solo nel caso in cui io mi rifiutassi di lavorare insieme alle riforme. E io non solo non mi rifiuto di farlo, ma sto dando la mia disponibilità”.

Insomma, perso l'appoggio del suo partito, lei pensa di trovare comunque la maggioranza in Aula.
“La questione è più generale. Il Pd non rappresenta la maggioranza in parlamento. E invece si comporta come se fosse la maggioranza. Secondo loro la coalizione non conta, il parlamento non conta. E invece per me contano”.

Che significa “la coalizione non conta”?
“Penso a questa vicenda del rimpasto, ad esempio. Avrei compreso se le richieste del Pd fossero finalizzate a fare spazio, in giunta, anche a gruppi che al momento non sono rappresentati. Un grande partito come il Pd dovrebbe fare così. E invece, hanno solo pensato a far quadrare i propri conti”.

Lei sembra quasi più disposto a dialogare con l'opposizione che col suo partito...
“Io sono un uomo del Pd e tale rimango. Ma una cosa è certa: in questi dieci mesi gli atteggiamenti delle opposizioni sono stati di gran lunga più responsabili di quelli del mio partito. L'opposizione al mio governo, incredibile ma vero, l'ha fatta il Pd”.

Adesso la questione rischia di superare i confini siciliani. Ha parlato con i dirigenti nazionali del Pd?
“No. E non credo che debba essere io a cercarli. Non ho bisogno né di protezione, né di raccomandazioni”.

Adesso che succede? Si va avanti così? Le prossime emergenze e le imminenti scadenze lei pensa di affrontarle senza una maggioranza numerica in parlamento?
“Non ho una maggioranza? Si sbaglia. Io sono il presidente di tutti. Anche delle opposizioni. Ed è proprio questa idea ad aver forse spaventato un partito come il Pd siciliano che pensa ancora in maniera antica, interpretando questo atteggiamento come un tradimento”.

Come si ricuce questo strappo col suo partito allora?
“Mi aspetto che il Pd decida di ricominciare a dialogare col presidente e col governo. Ragionando sulle cose da fare, e coinvolgendo il resto della coalizione e delle opposizioni”.

Ma non era esattamente quello che il Pd le aveva chiesto?
“No, il Pd mi ha continuamente chiesto il rimpasto. Se loro vogliono parlare di politica, io sono qui. Anche se mi hanno insultato e messo al rogo. Ma quella del rimpasto, chiariamola una volta per tutte, è una storia chiusa”.

E se il Pd rimarrà fermo sulle sue posizioni?
“Pazienza. Il sono il pre-si-den-te. Me lo lasci scandire. Io non esperimo né correnti, né partiti. Sono il presidente di tutti. Di tutti i siciliani”.