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Siluro del Pd al governo
"Smontato" l'Irsap, via Cicero


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cicero, crocetta, irsap, Politica

Sala d'Ercole approva a stragrande maggioranza la legge che modifica le modalità di elezione del presidente e dei vertici dell'Istituto per le attività produttive. Passano gli emendamenti del Movimento cinque stelle. Marziano: "Il governo comprenda che senza il Pd non si va lontano". Articolo 4: "Una ritorsione". Intanto, l'ex assessore Armao in commissione antimafia descrive gli interessi che starebbero dietro l'ente e e solleva dubbi sulla sua iscrizione a Confindustria. Esulta Cancelleri: "Una grande vittoria".

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PALERMO - “Se cambierà la legge sull’Irsap, ci adegueremo”, ha più volte assicurato il presidente della Regione Rosario Crocetta. La legge istitutiva dell’Irsap è cambiata.Anche grazie al voto del Pd, che, a poche ore dallo strappo col presidente, lancia un siluro al governo: senza di noi, non si passa.

L’Ars ha approvato con 42 voti a favore e sette contrari, il ddl che muterà l’identikit del discusso ente per lo sviluppo delle attività produttive. Fortemente voluto dall’ex assessore di Lombardo Marco Venturi e difeso strenuamente dall’assessore di Crocetta, Linda Vancheri. Entrambi alle Attività produttive, ovviamente. Entrambi appartenenti alla Confindustria siciliana. E con l’identikit cambieranno anche i volti. La legge, infatti, impone alle associazioni di categoria di proporre tre nomi entro 180 giorni. Tra questi, verrà scelto il nuovo presidente. Al momento, a guidare l’Irsap è Alfonso Cicero, ex segretario particolare proprio di Marco Venturi. Su di lui, sono piovute numerose polemiche (e ricorsi al Tar) legati ai titoli posseduti dal geometra, insufficienti secondo ad esempio l’ex assessore Armao per guidare l’ente. Difeso accoratamente dal governatore (“Cicero ha denunciato molti casi di malaffare e illegalità nelle Asi), il presidente Irsap sarebbe stato oggetto recentemente di un atto intimidatorio , sul quale le forze dell’ordine stanno indagando.

Con la decisione di oggi del parlamento, quindi, cambiano quindi le modalità di composizione dell’ente, che erano state delineate dalla legge 8 del 2012. Una legge molto controversa, il cui iter portò Venturi a un passo dalle dimissioni. Quella legge, che in linea generale disciplinava il passaggio dalle vecchie Asi al nuovo Istituto, oggi è stata modificata nelle parti che riguardano l’elezione della Consulta, ma anche, come detto, soprattutto in quelle riguardanti la nomina dei componenti del cda e del presidente.

Cda e presidente che nel frattempo sono stati nominati dal governo. Mentre questo ddl passava dalla prima commissione. Una commissione nella quale, l’astensione di Forzese consentì il passaggio delle designazioni del cda, nonostante tutti i deputati presenti fossero contrari. Un paradosso.

Ma il voto di oggi ha una valenza politica enorme. Il Pd, infatti, ha lanciato al governo il primo segnale: senza di noi, in Aula sarà dura. “Oggi – ha commentato il presidente della commissione Attività produttive Bruno Marziano - è prevalsa un’idea che in commissione non aveva trovato accoglimento, ma che l’Aula ha ritenuto di dovere accogliere. Non c’è dubbio che il voto di oggi abbia anche una valenza politica: su vicende importanti e significative come quella di oggi, o come altre che in futuro potranno essere portate all’attenzione del parlamento, penso ai ddl sulle città metropolitane o sui, rifiuti, serveun confronto tra Assemblea ed esecutivo. Il presidente ha voluto andare all’approvazione nonostante l’assenza di massa del governo. E mi permetto di aggiungere – conclude Marziano - che se il Pd non è in sintonia con la giunta e non ne rappresenta il baluardo, il governo in Aula non ha la maggioranza e può succedere di tutto. Bisogna partire da questo voto per ritrovare una piena sintonia e un rapporto politico”.

Ma il voto, nonostante l’ampio consenso, ha scontentato qualcuno: “Quanto accaduto oggi – dichiarano il capogruppo e il vicecapogruppo di Articolo 4 Luca Sammartino e Totò Lentini - in aula è inaccettabile, si stravolge improvvisamente la legge sull’Irsap. Si è trattato di un vero e proprio colpo di mano – continuano i deputati di Articolo 4 - visto che a favore di questo emendamento ha votato anche il deputato del Pd Bruno Marziano che da presidente della terza Commissione, proprio durante i lavori della Commissione, aveva espresso parere contrario. E’ un problema di coerenza. Non è ammissibile che un deputato voti, sullo stesso argomento, in un modo in commissione, ed in modo opposto in aula, per motivi che nulla hanno a che vedere con il contenuto della stessa legge”

“Non vorrei – conclude Sammartino – che questa improvvisa inversione di rotta sia frutto delle polemiche fra Presidente della Regione e Partito democratico. Far pesare sui lavori d’aula e sulla qualità delle leggi che il Parlamento approva questioni prettamente politiche è certamente espressione di un modo datato di fare politica”. “I deputati di articolo 4 in Commissione attività produttive – annuncia Lentini – sono pronti a sfiduciare il presidente Marziano in commissione se questa vicenda non sarà chiarita al più presto”.

Sono passati, in effetti, gli emendamenti proposti dal Movimento cinque stelle. Bocciati alcune settimane fa in terza commissione. Un segno politico di grande importanza. Che del resto segue l’approvazione, in quel caso senza alcun voto contrario, della mozione che impegnava il governo a sospendere le nomine del presidente Cicero e dei componenti del Cda. Così, il governo affonda in Aula. Senza nemmeno metterci piede, a dire il vero. Visto che nessun componente della giunta Crocetta oggi era presente tra gli scranni dell’esecutivo.

Adesso, il presidente potrà essere individuato solo tra i tre membri proposti dalle associazioni di categoria. Fino a oggi, invece, la nomina spettava al presidente della Regione, dopo la proposta dell’assessore all’Attività produttive. Adesso, al governo spetterà nominare due dei cinque membri del cda. Ma non più il vertice dell’ente. Mentre i componenti della Consulta, rappresentativi delle associazioni di categoria, andranno “pesati” in base a un bando pubblico che verificherà la rappresentatività sul territorio siciliano. Il governo ha 180 giorni per intervenire. Ed eleggere così i nuovi organi dell’Istituto.

Che intanto, pochi minuti prima della seduta d’Aula nella quale si decideva di mutarne l’aspetto, è stato al centro di una audizione in Commissione antimafia. Un’audizione secretata, a causa della delicatezza dei temi trattati. La commissione presieduta da Nello Musumeci ha convocato l’ex assessore all’Economia Gaetano Armao. Lo scopo era quello di verificare le “influenze sul governo di gruppi politico-imprenditoriali”. Per farla breve, l’audizione aveva lo scopo di verificare se e quali interessi, secondo Armao, fossero riconducibili alla Confindustria siciliana. “L’audizione – commenta il presidente Musumeci – è durata quasi due ore. Nel corso della conversazione, l’’avvocato Armao si è occupato soprattutto delle nuove competenze dell’Irsap rispetto alle vecchie Asi e delle vicende che hanno caratterizzato col passato e con l’attuale governo i rapporti non sempre facili con soggetti, ma rappresentativi di interessi”.

“Mi sono limitato a descrivere – racconta Armao – quello che ritengo essere il traffico di influenze che ruota attorno all’Irsap”. In particolare,trapela dalla Commissione, si sarebbero affrontati i temi riguardanti le competenze dell’Irsap in tema di urbanistica ed edilizia, oltre a quelle riferite alla installazione di nuovi impianti di energia alternativa, nonché per quelli riguardanti la costruzione di nuovi centri commerciali. Investimenti nei quali l’Irsap, alla luce della legge istitutiva, giocherebbe un ruolo centrale. Durante l’audizione, poi, ha sollevato molti dubbi la constatazione dell’iscrizione dell’Irsap, un ente pubblico, proprio alla Confindustria siciliana. Adesso, però, l’ente va “smontato” entro 180 giorni. “Il presidente Crocetta – commenta il capogruppo dei grillini Giancarlo Cancelleri – ha detto che si adeguerà alla nuova legge. Adesso ci aspettiamo che lo faccia”. Ovvero, sostituisca il presidente e i componenti del cda dell’ente della “discordia”.