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Editoria, ecco Italie-Sicilia
Il Corriere guarda l'Isola


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PALERMO - Un fervente confronto di due ore su quello che è necessario fare per rilanciare l'economia siciliana. E' stata la strada maestra della presentazione, a Villa Malfitano di Palermo, del volume siciliano dell’inserto "Italie-Sicilia" del Corriere della Sera, del gruppo Rcs, in edicola in Sicila. Ferruccio De Bortoli, direttore del quotidiano di via Solferino ha aperto la tavola rotonda sulla situazione e le prospettive economiche della Sicilia, a cui hanno partecipato Presidente della Regione Rosario Crocetta, il sindaco di Palermo Leoluca Orlando, l’amministratore unico di Farmitalia Fabio Sciacca, Emilio Lombardo, A.d. di Cicli Lombardo, José Rallo, A.d. dell’omonima azienda vitivinicola e lo scrittore e giornalista Roberto Alajmo.

“La politica sta consumando in queste ore una crisi senza precedenti – ha detto De Bortoli –, perché si mettono in dubbio le stesse istituzioni ed il loro ruolo, abbattute per difendere personalismi puramente egoistici, disinteressandosi di ciò che invece urge concretamente al nostro Paese”. Il convegno aveva come obiettivo quello di mettere in mostra una Sicilia che reagisce e che si rialza per oltrepassare la crisi. Dopo gli interventi di José Rallo, che ha parlato di “un settore agroalimentare da valorizzare con la spinta del Made in Sicily e del turismo enogastronomico, veri volani per il futuro di un’economia siciliana sostenibile”, e di Emilio Lombardo, che ha messo in evidenza la necessità di “puntare su progetti a lungo termine e non solo su provvedimenti tampone che non danno alcun futuro all’Isola”, ha visto un acceso dibattito tra Orlando e Crocetta, divisi in questi giorni dalle diverse vedute sul ruolo e le finanze degli enti locali.

“Nelle realtà locali c’è una via d’uscita dal sistema politico-partitico che la casta romana vorrebbe ancora imporre” ha sostenuto Orlando. “Prova ne siano le elezioni amministrative a Verona, Parma, Palermo, Napoli, Roma, Milano, che sono uscite dalla logica stringente dei partiti. Chi si occupa dei problemi concreti ha un rispetto, da parte della gente, che la poco credibile politica nazionale non ha più. La crisi politica nazionale è dovuta alla mancanza di obiettivi: si vive di un eterno presente, senza progetti per il futuro. Esiste ormai uno spartiacque gigantesco tra l’imprenditoria, i lavoratori, la società in genere, che vivono di passato e progettano per il futuro ed una casta politica che vive di solo presente. Gli amministratori, nel loro piccolo, cercano di stare il più vicino possibile alla società vera”.

Crocetta, dal canto suo, ha individuato nelle pieghe della società le difficoltà della Sicilia a tirarsi fuori dalla crisi: “Il potere reale, in Sicilia, non ce l’hanno il Presidente della Regione o i Sindaci, ma chi fa affari con la mafia. Bisogna ribaltare la situazione, interrompendo questa consuetudine di un potere reale nelle mani di chi intrallazza alle spalle del potere ufficiale.”. Il Governatore, in conclusione, ha voluto difendere la propria “rivoluzione”, smarcandosi dall’accusa di occuparsi soltanto di affari strettamente lobbistici e dalla rincorsa ad un ruolo di leader nel PD. “Voglio ribadire – ha detto Crocetta – che un Presidente della Regione che si occupa del bene del proprio popolo, deve essere libero dai vincoli di un partito che ha solo logiche verticistiche di accaparramento del potere”.