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MAZZOLA (MOV139)

Sexy shop in pieno centro
"Il Comune intervenga"


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Il consigliere del Mov139 attacca: "Decoro urbano intaccato non solo da pub o automobilisti indisciplinati, ma anche da attivita' del genere".

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mazzola, sexy shop
PALERMO - Il nuovo sexy shop aperto in corso Vittorio Emanuele scatena la polemica politica, con il consigliere comunale del Mov139 Francesco Mazzola che critica l'amministrazione Orlando. "“Fallo nero” una volta era il grido di riscossa più sentito nelle competizioni sportive - scrive l'orlandiano - nella realtà oggi è quanto osservabile nella vetrina di un sexy-shop di corso Vittorio Emanuele. Ebbene sì, a due passi dalla prestigiosa sede del Comune di Palermo che sta preparandosi alla candidatura della città a capitale europea della cultura, succede che, con la crisi che ha coinvolto la quasi totalità degli esercizi commerciali “vecchia maniera” del centro storico, trovi spazio in una cornice da belle epoque anche un sexy-shop".

"Non ci scandalizza certamente né la tipologia di esercizio commerciale e neanche, tutto sommato, la location - continua Mazzola - ahimè, avremmo preferito al suo posto magari una cappelleria o un negozio di abbigliamento, ma non c’è trippa per gatti. Semplicemente che, ostentare simboli fallici ed articoli e gadget vari “da battaglia”, contravviene all’articolo 528 del codice penale che recita testualmente: 'Chiunque, allo scopo di farne commercio o distribuzione, ovvero di esporli pubblicamente, fabbric, ovvero mette in circolazione scritti, disegni, immagini o altri oggetti osceni di qualsiasi specie, è punito con la reclusione da 3 mesi a 3 anni e con la multa non inferiore a 103 euro'. E visto che il decoro urbano sta tanto caro a questa amministrazione sarebbe il caso di preoccuparsi che lo stesso sia rispettato, non solo quando i pub trasgrediscono disposizioni e regolamenti o quando un automobilista supera la linea continua, ma anche quando le stesse attività produttive feriscono il comune senso del pudore, rendendo sentimenti comuni, come la moralità, ai margini del vivere civile”.