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Intervista a D'Alia

"Il Pd e Crocetta
non pensino al congresso"


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Gianpiero D'Alia
PALERMO - Gianpiero D’Alia, ministro della Funzione pubblica e leader dell’Udc siciliana deve guardare contemporaneamente a due crisi, senza averne voluta nessuna delle due. A Roma come a Palermo il governo vive ore drammatiche e cruciali. Sul futuro dell’esecutivo di Enrico Letta pochi scommettono dopo l’ultima mossa di Berlusconi. Ma anche dalle parti di Rosario Crocetta non si respira una bella aria, con  lo scontro quotidiano con il Partito democratico che non accenna a placarsi. In mezzo si ritrova l’Udc, al governo a Roma come a Palermo.

La crisi tra Rosario Crocetta e il Partito democratico, vostri alleati alla Regione, sembra difficilmente superabile. La rottura secondo lei è definitiva?
“Io mi auguro di no. Noi stiamo lavorando perché si ricomponga la solidarietà tra le forze che sostengono il governo Crocetta pensiamo che sia prioritario in questo momento fare le leggi di riforma per le quali ci siamo impegnati e affrontare il tema del bilancio 2014 che non sarà una passeggiata visti i rilievi che già sono stati mossi.  Non possiamo paralizzare tutto per questioni difficilmente comprensibili dai siciliani”.

Ma lei trova infondate le questioni poste dal Pd? Sull’esigenza di una maggiore collegialità rispetto alla gestione solitaria dell’attività di governo anche voi avete detto cose simili, seppur con toni più sereni, a Crocetta.
“La questione che pone il Pd ha un risvolto interno e uno esterno. Quello interno è legato al dibattito precongressuale che incide sui rapporti col governo. L’altro è quello di un’esigenza di cambiare il profilo del governo da tecnico a politico. Io penso che in questo momento le questioni che riguardano il profilo politico del governo sono certo importanti ma la priorità è quella della legge di bilancio e di quelle scadenze che il governo regionale deve affrontare e che dovrebbero assorbire le energie di tutti”.

I partiti vogliono poter dire la loro, però…
“Noi auspichiamo che questo vertice di maggioranza si faccia in modo che ciascun partito avrà modo di dire al governatore quali sono le cose che non vanno e qual è il contributo che ognuno dà in termini progettuali. Ma penso che questa sia una discussione che va separata da quella congressuale del Pd, che altrimenti rischia di diventare una miccia accesa sulle emergenze della Sicilia”.

Insomma, rientrerà o no questa crisi?
“Noi ci auguriamo di sì, lavoriamo per questo. Il nostro segretario regionale anche a seguito dell’incontro che abbiamo fatto sabato a Catania è impegnato n un’opera di ricucitura col Partito democratico e col movimento del Megafono di cui è leader il presidente Crocetta”.

Lei ha detto che sarebbe grave perdere Luca Bianchi in questo momento. Perché?
“Per me Bianchi è il migliore degli assessori ed è una garanzia per la tenuta dei conti pubblici siciliani. Ha fatto salti mortali in passato e oggi è chiamato a governare un processo di riqualificazione della spesa regionale. Sarebbe una follia se venisse sostituito in questo momento particolarmente delicato”.

Prima di passare all’altra crisi, quella romana, restiamo un attimo in Sicilia. Come ha accolto la notizia delle dimissioni da presidente dell’Udc di Giulia Adamo?
“Sono rammaricato. Voglio bene a Giulia Adamo e la stimo. Penso che la sua decisione sia stata dettata dal non voler avere impegni politici e dedicarsi interamente alla sua attività d sindaco. So che farà bene il sindaco di Marsala, e resto convinto che abbiamo fatto bene a sostenerla”.

Andiamo alla crisi del governo Letta. Prima le dimissioni dei parlamentari, ora l’uscita dei ministri del Pdl. È finito il tempo delle larghe intese?
“Le dimissioni dei parlamentari del Pdl sono atto di sfiducia verso governo e parlamento. Letta ha fatto quello che era inevitabile per persone responsabili, cioè chiedere la fiducia  per stanare tutti quelli che sulla pelle del Paese vogliono giocare una partita personale. I guastatori che stanno del Pdl, ma anche nel Pd, vanno stanati”.

Poi però sono arrivate le dimissioni dei ministri…
“È prevalsa nel Pdl la logica del conflitto su quella istituzionale. Il punto centrale è uno: i doroteismi qua non servono. Berlusconi è stato smascherato nel suo tentativo di coprire a sua vicenda giudiziaria con le polemiche sulle tasse”.

Sembra però che nel Pdl qualcuno non ci stia.
“C’è una discussione interna al Pdl anche riguardo al modo a cui si è arrivati a questa decisione. Non tutti sono d’accordo”.

Tra questi ci sarebbero queste “colombe” che potrebbero essere il vostro interlocutore naturale verso la creazione della sezione italiana del Partito popolare europeo?
“È chiaro che con quest’area abbiamo avuto un rapporto sempre più cordiale e più sereno, non è una cosa nuova. Intanto aspettiamo il dibattito interno”.

Con Alfano avete parlato?
“Ho un buon rapporto con lui, ma non so quello che vorrà fare. Vediamo”.

Per capirsi, voi dell’Udc con una nuova Forza Italia potreste tornare a stare?
“Il fatto che il Pdl torni a chiamarsi Forza Italia non significa nulla. Il punto è se vogliono esser e un partito populista e di destra e o se viceversa vogliono concorrere a dare una rappresentanza efficiente al’area moderata del paese”.

Quanto si è visto nelle ultime ore non sembrerebbe far propendere per la seconda opzione…
“Sì, le dimissioni non sono una scelta molto intelligente da quel punto di vista. Deve essere molto chiaro:  se cade il governo, il Paese ne ha un danno economico micidiale, perché lo spread torna a salire  questo significa decine di miliardi di maggiori interessi sul debito pubblico tolti dalle tasche delle famiglie italiani. Chi fa cadere il governo si assume la responsabilità e la pagherà davanti agli elettori. Prima di tornare al voto, comunque, si dovrebbe approvare la legge di stabilità, altrimenti la  fa l’Europa per noi, commissariandoci, e la riforma della legge elettorale perché non possiamo rischiare di andare a voto con una legge elettorale già dichiarata incostituzionale”.