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agrigento, l'operazione della dia

Sequestro da tre milioni
all'imprenditore Gioacchino Cottitto


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Il direttore della Dia Arturo De Felice in conferenza stampa

Il provvedimento di sequestro comprende 28 immobili tra terreni e fabbricati; due ditte individuali, tre società e numerosi conti correnti e rapporti bancari.

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AGRIGENTO - Beni per un valore di oltre tre milioni di euro sono stati sequestrati dalla Direzione Investigativa Antimafia di Agrigento a Gioacchino Francesco Cottitto, 46 anni imprenditore nel settore agroalimentare, di Palma di Montechiaro (Ag). Cottitto fu arrestato nell'operazione "Apocalisse", nel 2010, insieme a Giuseppe Falsone, 43 anni considerato il capo di "Cosa nostra" agrigentina, a Giuseppe Gambino di Ravanusa (Ag) e all'imprenditore Diego Lo Giudice. Cottitto, pur non essendo organico a "Cosa nostra" è stato accusato da collaboratori di giustizia di essere molto vicino a Falsone. Il provvedimento di sequestro comprende 28 immobili tra terreni e fabbricati; due ditte individuali, tre società e numerosi conti correnti e rapporti bancari.


Ad esporre i dettagli di questo successo della Direzione Investigativa Antimafia di Agrigento è stato direttamente il direttore della Dia Arturo De Felice che ha in una conferenza stampa, unitamente ai capi centro di Palermo, Caltanissetta, Catania e Trapani e del nuoco capo della Dia di Agrigento, colonnello Luigi Bruno, ha esposto l’operazione.

Cottitto era stato indicato da alcuni collaboratori di giustizia, vicino a Giuseppe Falsone, con il quale aveva rapporti di frequentazione. Secondo la Dia le aziende intestate e gestite da Cottitto erano invece sotto controllo dallo Falsone , sono stati sequestrate per questo motivo 28 immobili tra terreni e fabbricati, 2 ditte individuali, 3 società ed il compiendo dei beni aziendali, numerosi conti correnti e rapporti bancari; con lo stesso provvedimento il Tribunale ha disposto la sospensione dell’efficacia di due finanziamenti relativi ad interventi fondiari previsti dal regime di aiuti all’Italia.

Oltre ai dettagli di questa operazione, sono stati svelati anche i particolari di un secondo sequestro eseguito dalla Dia ad Alcamo, i sigilli sono stati posti ai beni dell’imprenditore Giuseppe Montalbano, indagato per associazione mafiosa, figlio di Nunzio Montalbano, indiziato mafioso, ucciso ad Alcamo nel ’91.il conto dei beni sequestrati ammonta a 10 milioni di euro e riguarda: 8 terreni, 38 fabbricati, dieci automezzi, 7 quote societarie, 10 depositi bancari e 3 polizze assicurative.