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Dal Pdl un disegno di legge
per le aziende che denunciano il racket


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Primo firmatario Pietro Alongi, componente la commissione antimafia di palazzo dei Normanni. Il ddl è stato sottoscritto anche dai colleghi di gruppo Vincenzo Fontana e Giorgio Assenza.

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, Politica
PALERMO - “La lotta alla mafia non si fa a parole. Il sostegno economico a chi denuncia il tentativo di estorsione, il cosiddetto pizzo, promesso e reso legittimo dalle norme nazionali e regionali deve essere sicuro e immediato”. E' quanto prevede un disegno di legge presentato oggi dal deputato del Pdl e componente la commissione antimafia all'Ars Pietro Alongi, firmato anche dai colleghi di gruppo Vincenzo Fontana e Giorgio Assenza, quest'ultimo anch'egli in commissione per la lotta alla criminalità organizzata. Il progetto di legge stabilisce l’emanazione di un decreto da parte dell’assessore all’economia per l’accesso al fondo in capo all’Irfis, riservato al riavvio delle attività produttive e alla copertura dei danni subiti a causa di ritorsioni mafiose a quanti denuncino il racket delle estorsioni.

“La denuncia delle richieste di pizzo – interviene Fontana – è più facile quando è possibile ridurre al minimo il rischio, in termini di sicurezza personale e dell’azienda”; “Per questo – riprende Alongi – non si può lasciare il risarcimento alle imprese virtuose nelle mani della burocrazia nazionale e delle sue lungaggini. Oggi, i tempi biblici del burosauro lasciano senza copertura anche per due anni consecutivi, col risultato che le banche stringono i cosiddetti cordoni della borsa e rifiutano il credito alle aziende già colpite dalle ritorsioni di Cosa nostra, portandole sull’orlo e oltre del fallimento”. “Se non vogliamo che fallisca anche la sacrosanta lotta alla mafia – conclude per tutti Assenza – occorre munirsi degli strumenti adatti e intervenire, con un fondo di rotazione regionale, in attesa dell’intervento nazionale. E bisognerà adoperarsi anche nei confronti di Roma perché lo Stato, una volta per tutte, operi per snellire di imperio i tempi burocratici”.