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I democratici e riformisti

"Nessuno tocchi Forzese
O usciamo dalla maggioranza"


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Il presidente della prima commissione all'Ars, Marco Forzese

Il presidente della prima commissione, di fatto "sfiduciato" da nove dei quindici componenti: "Ardizzone è il mio killer politico: vuole farmi fuori da gennaio". E i suoi colleghi ribadiscono: "Non siamo alleati di serie B".


PALERMO - Marco Forzese non si tocca, il presidente della Prima commissione dell’Assemblea regionale deve rimanere al suo posto. Dopo lo strappo col Partito democratico si profila un’altra frattura nella maggioranza che sostiene il presidente della Regione Rosario Crocetta. E questa volta l’ultimatum arriva proprio da uno dei gruppi parlamentari più ‘fedeli’ al governatore: i Democratici e riformisti.

Un ultimatum che sembra quasi una minaccia. “Garantisci Forzese o usciamo dalla maggioranza”, chiedono al presidente della Regione i parlamentari Edi Tamajo, Marcello Greco, Giuseppe Picciolo, Riccardo Savona e Salvatore Lo Giudice nel corso di una conferenza stampa. Il presidente della commissione Affari istituzionali, secondo i riformisti, sarebbe vittima di ripercussioni dovute a “beghe personali”, iniziate per colpa della vicinanza tra Forzese e Crocetta, con il presidente dell’Assemblea Giovanni Ardizzone, che, secondo Forzese, “tenta di ‘farmi fuori’ da gennaio. Ardizzone – accusa il deputato regionale –  è diventato il mio killer politico”.

Il presidente dell’Ars avrebbe insomma “ostacolato deliberatamente la ricomposizione della Prima commissione – rimasta soltanto con sei componenti dopo le dimissioni dei nove deputati che hanno chiesto le dimissioni del presidente – chiedendo ai presidenti dei gruppi parlamentari di ritirare le designazioni allo scopo di procedere di imperio alla scomposizione dell'organismo”.

Ieri, infatti, nel corso della conferenza dei capigruppo, i presidenti dei gruppi parlamentari ai quali appartengono i deputati dimissionari hanno fatto i nomi dei sostituti, ma Forzese teme che ci sia un ‘disegno’ per lasciare la commissione in questa fase di stallo, per arrivare, prima o poi, ad “annullare l’organismo portandomi a dare le dimissioni”.

E adesso i Drs invocano l’intervento del governatore in persona: “non abbiamo mai chiesto niente – dicono – ma non siamo alleati di serie B”. La patata bollente della commissione Affari istituzionali, che è bloccata da agosto, e precisamente da quando la vicenda delle nomine Irsap ha fatto scoppiare un caso politico a Palazzo dei Normanni con il governo che ha avallato le nomine del cda nonostante un ordine del giorno contrario votato all’unanimità dall’aula, potrebbe finire adesso direttamente nelle mani di Crocetta. Che dovrebbe ‘salvaguardare’ uno dei suoi più vicini sostenitori in cambio dell’appoggio dell’intero gruppo parlamentare. E per il presidente della Regione sono tempi duri: può permettersi, il governatore, di perdere ancora un altro pezzo della sua già sua già striminzita maggioranza (che numericamente non può più definirsi tale) dopo la separazione col Pd?

Forzese aspetta, e intanto continua ad attaccare Ardizzone. “Non mi ha telefonato neanche dopo la lettera di minacce che ho ricevuto – lamenta il presidente della Prima commissione – ma non è riuscita a fermarmi la mafia, figuriamoci se mi fermerà il presidente dell’Assemblea”. Ma la commissione Affari istituzionali, che avrebbe dovuto riunirsi alle 12 di oggi, resta in piena paralisi. In calendario, una decina di provvedimenti che non si sa se e quando vedranno la luce.