Live Sicilia

L'analisi

Un "partito popolare"
nella maggioranza di Crocetta?


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Con lo strappo di oggi si fa strada l'idea di una forza moderata e popolare. Che potrebbe sorgere anche in Sicilia. E dialogare con la maggioranza di Rosario Crocetta. Alla Camera i siciliani in blocco con Alfano, tre con Silvio (di S. Toscano)

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PALERMO - Schifani da una parte. Alfano dall'altra. Stavolta, la separazione, dall'agrodolce sapore siculo, pare inevitabile. Nonostante una fiducia giunta quasi a sorpresa. Schifani e Alfano sono le due facce di una moneta ormai fuori corso.

Il Pdl, così com'è stato finora, non sarà più. Le prossime ore consegneranno alla storia recente della Repubblica, la nascita di una nuova formazione politica. Che ha già brindato al nuovo gruppo parlamentare alla Camera. E che qualcuno già accarezza come l'atteso e inevitabile ritorno della Dc. Dall'altra parte, ecco la riedizione di Forza Italia. Confermata in questi minuti dall'ex presidente del Senato che però ammonisce: "Non vedo che motivi ci siano alla nascita di nuovi gruppi parlamentari". Ma il nuovo gruppo parlamentare, come detto, c'è già. Lo ha battezzato a Montecitorio Fabrizio Cicchitto. Nelle prossime ore si conoscerà simbolo e nome. Che daranno qualche notizia in più sulla "sostanza" della formazione politica.

Ma qualunque cosa verrà fuori, una notizia sembra emergere con forza, a segnare una cesura netta col passato. Il Pdl, così come l'abbiamo conosciuto negli ultimi anni, non c'è più. Angelino Alfano che di quel partito è (era?) il segretario, ha deciso di uscire dall'ombra del Cavaliere. Al quale sono rimasti legati invece l'ex presidente del Senato e Gianfranco Micciché. Insomma, la storia di questa scissione (nonostante l'"inno all'unità" intravisto oggi al Senato da Schifani) è una storia siciliana.

Che in Sicilia, inevitabilmente, potrebbe condurre a conseguenze inattese. Difficili da prevedere in queste ore di incontri, colloqui, votazioni e pronostici che mutano di ora in ora, di minuto in minuto. Ma un solco ormai pare tracciato. Un fossato ampio e profondo. Incolmabile, per ogni ponte levatoio a disposizione della diplomaziona politica. Nonostante la scelta di Silvio Berlusconi di garantire la fiducia al governo Letta.

Diversamente berlusconiano. È la locuzione che cerca di salvare tutto. Di segnare, inevitabilmente, una svolta. Ma di dribblare l'accusa di “altro tradimento”. E diversamente berlusconiani, oggi, sembrano essere diventati in tanti. Convinti, oltre che dall'istinto di sopravvivenza in parlamento, anche, probabilmente, dalle suggestioni di quella nuova forza politica “moderata, popolare”, così vicina alla storia personale (persino quella dimenticata) di tanti berluscones. E così lontana dagli isterismi e dagli estremismi dei falchi. Gli stessi atteggiamenti, a dire il vero, di cui s'è nutrita quell'area “moderata e popolare” del Pdl, negli anni passati. Fino a ieri.

Ma il solco è tracciato. Nonostante la fiducia votata in modo compatto, infatti, alcuni “big” del Pdl commentano: “La scissione è in atto. Se non nella forma, certamente nella sostanza”. Al fianco di Alfano fin dall'inizio ecco una lunga schiera di deputati e senatori, disponibili non solo a votare la fiducia al governo “delle larghe intese” di Enrico Letta, ma anche a pensare a un nuovo soggetto politico. Al Senato stamattina avevano messo addirittura la loro firma in calce alla fedeltà al governo Letta, quando ancora Berlusconi s'era limitato a "osservare e attendere", Salvatore Torrisi, Francesco Scoma, Bruno Mancuso, Giuseppe Marinello, Giuseppe Pagano e Marcello Gualdani. Loro ci avevano già messo la firma. Prima che tutti gli altri aderissero, dopo la decisione presa dal leader.

“La scissione è in atto. Nella sostanza, certamente”, commenta però qualche big azzurro. E la frattura potrebbe presto tradursi in novità clamorose persino nel parlamento siciliano. Domani o dopodomani il gruppo del Pdl si riunirà. A quel punto, la polvere dovrebbe essersi diradata. E i deputati avranno le idee più chiare. Ma già tra sussurri e “distinguo”, si fa strada la voce della possibile nascita, anche a Sala d'Ercole, di un nuovo soggetto. Popolare e moderato, certo. Che potrebbe finire per far coagulare (ma i tempi sono, ovviamente, incerti) i dissidenti del Pdl con l'Udc. Con una conseguenza immediata: l'avvicinamento di questi al governo Crocetta.

Un'ipotesi al momento smentita dal capogruppo Nino D'Asero: “Siamo e rimaniamo all'opposizione. Ma oggi – puntualizza – deve prevalere la linea della responsabilità”. E “responsabilità” D'Asero avrebbe assicurato proprio ieri al presidente della Regione : “Sì è vero, ci siamo incontrati. Ma non c'è niente di strano, visto che io sono il capogruppo del Pdl. Con lui ho parlato delle tante emergenze della Sicilia, dai precari alla Sanità, e ho sottolineato la necessità di mettere su una vera programmazione. Tutto questo – aggiunge D'Asero - passa da una linea di serietà, che terremo. Ma siamo opposizione, distinti da questa maggioranza, responsabile di un flop. Certamente, però, - conclude D'Asero – alla luce di quello che sta succedendo a Roma, si avvierà un dibattito sereno anche all'interno del gruppo all'Ars”. Un dibattito che potrebbe tenersi già domani, o al massimo dopodomani. E le divisioni, al di là delle rassicuranti parole di D'Asero esistono, eccome. Anzi, secondo alcuni rumors, proprio D'Asero sarebbe tra quelli che guarda con maggiore simpatia alla nascita di un nuovo soggetto moderato. Pronto a seguirlo su questa strada, i deputati più vicini ad Alfano come Cascio, Milazzo, Fontana oltre a Nino Germanà.

Mentre assai più netto è Vincenzo Vinciullo: “In Sicilia deve ripetersi – dice infatti - l'esperienza di Roma. Bisogna lavorare a un governo istituzionale anche a Palermo. Un governo che coinvolga tutti. Per questo auspico anche una ricomposizione della frattura tra governo e Pd. E spero possa essere coinvolto anche il Movimento cinque stelle. Insomma, un consenso ampio, utile ad affrontare le emergenze. Del resto – prosegue Vinciullo – se la decisione del segretario del Pdl è quella, non capisco perché il partito dovrebbe avere una linea a Roma e un'altra in Sicilia”. Una precisazione che apre a scenari inediti, con tanto di sbarchi di assessori “graditi” al centrodestra, dentro l'esecutivo di Crocetta. Non sarebbero disposti a questa transumanza, invece, il vicepresidente dell'Ars Salvo Pogliese e il deputato Giorgio Assenza. Resta da vedere, però, se all'Ars nascerà un gruppo "Forza Italia" che attirerebbe, in quel caso, anche i (pochi) miccicheiani all'Ars.

Mentre il gruppo dei “popolari” potrebbe pescare anche altrove. Il dibattito è molto acceso all'interno dell'Mpa. Ma Raffaele Lombardo sembra aver scelto la linea della difesa del Cavaliere. Così come il Cantiere Popolare di Saverio Romano, che resta al fianco di Berlusconi. Anche Gianfranco Micciché, com'è noto, ha deciso. Sta con Berlusconi. Sempre e comunque. Una scelta, del resto, già compiuta alcuni mesi fa, in occasione delle politiche. E pagata con la “miniscissione” interna che ha portato alcuni esponenti di Grande Sud come Cimino e Savona già nella maggioranza di Crocetta. Che guarda con attenzione alle evoluzioni romane. La sua maggioranza, infatti, potrebbe presto (o tardi) cambiare colore.