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Il caso

Sicilia e-Servizi, tutto fermo
Ingroia resta al palo


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Il notaio blocca la liquidazione decisa dalla Regione: "Serve una legge". L'ex magistrato: "Non ho poteri, tocca a Palazzo d'Orleans intervenire". Cantiere popolare all'attacco: "Lo avevamo detto". Ma intanto la Regione ha messo su l'ufficio interno che dovrà occuparsi dell'attività informatica: ci lavoreranno 97 persone.

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PALERMO - Stop alla liquidazione di Sicilia e-Servizi. Ed è subito polemica, un'altra, sulla partecipata regionale. L'altolà alla liquidazione è arrivato dal notaio che avrebbe dovuto sancire la scelta dell'assemblea dei soci di chiudere bottega. Una scelta presa a maggioranza dal socio pubblico, la Regione. Rosario Crocetta, infatti, si era pubblicamente pronunciato per la liquidazione della partecipata, finita nel mirino dell'Unione europea per alcune spese anomale, scegliendo Antonio Ingroia come commissario liquidatore. Ma adesso, come riportato oggi da un quotidiano, arriva lo stop del notaio, secondo il quale la società andrebbe sciolta con una legge regionale. Un'analoga posizione era stata espressa da un consulente dell'amministratore unico. Insomma, Sicilia e-Servizi non s'ha da chiudere. “Solo in Sicilia possono accadere queste cose”, commenta oggi il liquidatore Antonio Ingroia. Che adesso potrebbe non avare quindi più nulla da liquidare e resterebbe tagliato fuori.

“Io non ho né poteri né ruoli – dice a Livesicilia l'ex magistrato - tocca alla presidenza della Regione, se lo ritiene, intervenire”. Ingroia ripercorre la storia del suo tormentato incarico: “Sono stato designato nell'ormai lontano mese di luglio. Prima l'amministratore delegato si è preso per intero tutti i tempi prima di convocare l'assemblea, poi sono emersi degli ostacoli, avallati dall'amministratore delegato, con la designazione di un consulente che ha espresso un parere totalmente in linea con la posizione del socio privato e contrario al socio pubblico. Ciò nonostante la Regione è andata avanti – prosegue Ingroia -. Mancava solo un adempimento formale, che qualsiasi notaio svolge in due o tre giorni, in questo caso invece si è preso quasi un mese. E ora ha comunicato, a quanto apprendo, che a suo parere non ci sono i presupposti per l'omologazione, a sua volta aderendo anche lui alle posizioni del socio privato. Nelle more, l'amministratore ha trovato il tempo di assecondare la pretesa creditoria del socio provato che ha presentato un decreto ingiuntivo. Siamo in un Paese alla rovescia, dove in una società a maggioranza pubblica tutto sembra piegato all'interesse del socio privato”.

Nella polemica si inserisce anche Toto Cordaro del Cantiere popolare: “E’ sempre poco elegante dire ‘avevamo ragione’ ma il caso della liquidazione forzata e forzosa di Sicilia e-Servizi conferma la bontà della nostra impostazione e fa chiarezza sulla affermazione di un principio di legalità, in base al quale occorre una precisa volontà legislativa per procedere allo scioglimento della partecipata che cura la rete informatica degli uffici regionali. Il parere contrario espresso dal notaio – dice il deputato regionale - che avrebbe dovuto procedere alla liquidazione della società, secondo la volontà della assemblea dei soci, va nella direzione che abbiamo piu’ volte indicato”.

Secondo il capogruppo del Pid Cantiere popolare-Grande Sud “la procedura seguita presenta, come abbiamo ribadito in più occasioni, profili di illegittimità, dal momento che una società costituita per legge non può che essere liquidata secondo la stesso percorso. A chi afferma che certe cose capitano solo qui, rispondiamo con l’auspicio che queste cose accadano anche nel resto del Paese, perché si tratta solo ed esclusivamente dell’osservanza della legge”.

Ma Ingroia mette in guardia da un altro rischio: “A dicembre scade la convenzione e il socio privato è in grado di mettere in ginocchio la Regione, perché tutto il patrimonio di conoscenze e know how è interamente nelle mani del socio privato”. La Regione intanto si era mossa per dare corpo una struttura che si occupasse più o meno del lavoro svolto in passato dalla partecipata. Si tratta dell'Ufficio per l'attività di coordinamento dei sistemi informativi regionali e l'attività informatica della Regione, istituito in attuazione di una legge regionale del 2013. Il decreto del dirigente generale Luciana Giammanco è stato firmato il 18 ottobre, solo quattro giorni fa, e assegna all'ufficio 97 unità di personale regionale. Il rischio di una duplicazione, se Sicilia e-Servizi restasse in vita, vista la contiguità delle competenze sembra esserci tutto.