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i dati del rapporto federculture

La Sicilia e il turismo
Oggi come dieci anni fa

Mercoledì 30 Ottobre 2013 - 16:00
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I dati evidenziano per l'Isola una crescita delle presenze pari solo all'1 per cento rispetto a dieci anni fa.

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PALERMO - “I turisti stranieri che hanno visitato negli ultimi dodici mesi le sei Regioni del sud Italia sono poco oltre quattro milioni, sei in meno di quanti ne faccia annualmente Disneyland a Parigi”. Sembrerebbe una battuta, ma è l’amara considerazione che apre il Rapporto Annuale di Federculture, svolta in collaborazione con l’Ufficio Studi e Ricerche di Federturismo. I dati, divisi per regione e per provincia, evidenziano infatti per la Sicilia una crescita pari solo all'1% rispetto a dieci anni fa, mostrando dunque una preoccupante stasi dell’evoluzione turistica nell’Isola, in controtendenza con i numeri nazionali che segnano una crescita delle presenze straniere nello stesso periodo del 30%.

La Sicilia, in termini numerici, ha ospitato negli ultimi dodici mesi 909mila turisti stranieri (dato praticamente invariato in un decennio), con una “predilezione” per francesi (211mila), tedeschi (202mila) e spagnoli (183mila). Per fare un paragone, il dato relativo alla Toscana parla di 11 milioni di turisti stranieri, con un +40% rispetto al 2003.

In testa alla classifica delle province siciliane, Messina con 319mila e Palermo con 232mila stranieri. Solo 10mila presenze, invece, per la provincia di Caltanissetta, fanalino di coda della Sicilia e quintultima tra le province italiane. Esempio palese di mala gestione dei flussi turistici nella nostra regione è quello che riguarda gli incassi da biglietti d’ingresso in musei, monumenti e siti archeologici: grazie ad innumerevoli scappatoie ed escamotage, oltre il 41% degli accessi è gratuito.

La Sicilia è comunque, insieme alla Campania, la regione che regge meglio il crollo delle presenze di turisti stranieri nel sud Italia, ma il tutto è dovuto a rari esempi o, come le definisce il Rapporto, “sporadiche casualità”: si salvano infatti le sole località “classiche” del turismo isolano (Taormina, Cefalù e Noto in testa), oltre a Catania, Palermo e Siracusa, mete però, in gran parte, del turismo “mordi e fuggi” dei viaggiatori delle navi da crociera, che popolano le città per poche ore, senza apportare entrate economiche per ristorazione e pernottamento.

“Questo governo, come quelli passati, parla di turismo senza però far nulla di concreto”, denuncia Nico Torrisi, presidente di Federalberghi Sicilia. “Si usa il turismo per vantarsi, ma siamo ancora in attesa di notizie dall’Assessore Stancheris sul Testo Unico del Turismo di cui si era parlato. Noi, dato che la Regione perde tempo, stiamo analizzando la possibilità di creare un piano turistico concreto con Enit, l’Agenzia Nazionale del Turismo, bypassando gli enti pubblici che non muovono un dito di fronte ad un settore che dovrebbe essere il traino dell’economia isolana e che invece viene utilizzato solo per farsi pubblicità con annunci che rimangono lettera morta”.
Ultima modifica: 30 Ottobre 2013 ore 16:47



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