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La storia di Laura

Il proiettile all'improvviso
Così è cominciato il calvario


Un evento incredibile ha cambiato per sempre la vita di questa coraggiosa ragazza. Ecco come.

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laura salafia, storia
CATANIA- Un proiettile vagante ha cambiato la vita di Laura Salafia. Il primo luglio 2010, davanti ai suggestivi palazzi del Monastero dei Benedettini, una giovane studentessa stava respirando la gioia di un esame appena superato quando il rumore di uno sparo ha interrotto ogni traccia di felicità. Andrea Rizzotti ha esploso un colpo di pistola, il bersaglio era Maurizio Gravino, ma quel proiettile, invece, ha raggiunto la schiena di Laura Salafia. Quella mattina d'estate la studentessa di Sortino ha iniziato la sua battaglia con la vita, una lotta seguita da milioni di italiani che hanno pregato per quella ragazza dagli occhi neri e vispi.

Non si è mai arresa Laura. Mai. Solo da qualche mese la giovane è tornata a casa, nel calore di una famiglia. Per anni la sua dimora è stata il letto di un ospedale, per 16 mesi il Montecatone Rehabilitation Institute di Imola e poi l'Unità Spinale Unipolare dell'Ospedale Cannizzaro di Catania. Tre anni in corsia, tre anni in cui ha donato forza e coraggio ai suoi "amici" pazienti. Un sorriso per tutti, una parola di conforto per chiunque. Un coraggio incredibile quello di Laura.

E mentre la studentessa vinceva la sua battaglia con la vita, nelle aule dei tribunali si celebravano i processi. La Corte d'Appello ha condannato Andrea Rizzotti a sedici anni e sei mesi di carcere. Al 66enne non è stata concesso nessun attenuante ed è stato confermato il risarcimento dei danni alle parti civili. Una sentenza che ha il sapore della giustizia, ma che lascia ugualmente l'amaro in bocca.

Oggi Laura ha un piccolo sogno. Quello di poter vivere la sua città; non di guardarla attraverso il vetro di una finestra. Via Etnea brulica ogni giorno di gente, di grida, di risate e lei ne vorrebbe fare parte. Desidera poter scendere in strada per farsi inondare dall'atmosfera di una caotica giornata catanese. Due rampe di scale la dividono da quel sogno.