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Il breviario dell'Ars

"L'onorevole è stata dilapidata
Siamo sbattuti al muro"


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Le parole di Palazzo dei Normanni.


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Gianfranco Vullo
PALERMO- Tra esodati e precari, interinali e cassintegrati, ecco che a Sala d’Ercole prende forma una nuova categoria di siciliani: quella degli “irrequieti”. L’irrequieto, che per sua stessa natura è cittadino dinamico, vivo al limite dell’iperattività, ha, nel Palazzo del potere, un proprio santo protettore. Giuseppe Milazzo da Palermo. Consigliere “verace”, che ha trasferito nel più antico parlamento siciliano un po’ della polvere e del neorealismo delle strade cittadine. Qualche giusta rivendicazione, un’attenzione particolare per le classi, diciamo così, apparentemente meno “nobili”, qualche caduta di stile e salita di tono. "Io sono irrequieto? – replica a muso duro al presidente dell’Ars Ardizzone - Forse è vero. Ma anche i siciliani irrequieti devono essere rappresentati. E li rappresento io".

Eccoli gli irrequieti siciliani, entrare nella storia dei resoconti d’Aula. Ed eccolo, il santo protettore degli irrequieti. Che – nell’opera di strenua difesa di quella fetta di siciliani che non riescono a stare fermi e zitti – non guarda in faccia nessuno. E, balzato via da uno scranno dietro al quale difficilmente riesce a star seduto per più di qualche minuto, punta il dito, indifferentemente, contro il vertice dell’Assemblea e contro l’assessore all’Economia. Un economista romano dall’indole assai diversa, ma dalla stilettata pronta, anche lui, quando lo ammonisce: “Milazzo, si sieda, magari impara anche qualcosa”. Apriti cielo, però. Al re degli irrequieti non ci si rivolge in questo modo. E mentre dall’Aula rimbalza una voce “ridateci Scoma”, il presidente Ardizzone – mutato nell’espressione – è costretto a sospendere l’Aula. Si spengono i monitor. Vanno sbolliti gli spiriti.

Ma quando mai. Si riaccendono le luci e si riparte. Milazzo non si ferma. Anzi, passa al contrattacco. Urlando contro le spese dell’Esa. Contro quel capitolo sull’Esa. Contro la scelta del governo di salvare l’Esa. Alla fine, si capirà che Milazzo parlava di Arsea. Poco male. Tre lettere su cinque le ha prese. E per un irrequieto non è comunque male. Ma i toni salgono. E l’espressione di Ardizzone muta ancora. Si fa vitrea. Lo sguardo esprime molto più di quanto dicano le parole, già forti: “Milazzo, abbia un po’ di rispetto per se stesso. Lei non rappresenta gli irrequieti, lei rappresenta tutti i siciliani”.

Ma a rappresentare i siciliani non è solo Milazzo. Perché oggi, insieme alla categoria degli irrequieti, i deputati hanno anche fatto sentire la voce degli anziani astigmatici. È il caso di Giovanni Greco. Eccolo lamentarsi contro la distribuzione di un emendamento governativo scritto in caratteri troppo piccoli per essere distinti chiaramente. “Io ho settant’anni – dice con un sorriso ironico dal pulpito – come faccio a leggere sta cosa qui?”. Quando si dice, un “caratterino”, quello di Greco. Che già ieri aveva scelta la via della saggezza popolare per ammonire il governo: “Meglio 'na 'malafiura' oggi che cento 'malefiure' domani". Il signor Lapalisse, se solo Greco fosse francese. Ma l’intervento di Greco è stato una sorta di arcobaleno delle umane scienze. Prima, un po’ di scienza dell’amministrazione: “Assessore Bianchi, in altri tempi, quando la politica veniva additata come responsabile della gestione delle partecipate, così come l’ha apportata nella comunicazione la Corte dei Conti, l’indomani, l’assessore per l’economia si sarebbe dimesso. Cioè quando vi era la serietà”. Poi, un modesto accenno al proprio curriculum: “Io, provenendo da un collocamento, seguo i forestali da una vita”. Una spolverata di algebra: “Lo sa che cosa significa per i settantottisti che aspettano che uno dei centunisti passi a 151 giornate per prendere il posto che si è liberato?”.

Infine, ovviamente, un pizzico di scienze politiche: “In una Assemblea c’è una maggioranza e c’è un’opposizione e se queste due unità non vengono create, chi vuole rimanere in maggioranza resta in maggioranza e non vedere che parte della maggioranza fa di tutto per fargli lo sgambetto e noi, nell’occasione del DPEF, abbiamo fatto di tutto per farlo approvare ma andandocene dall’Aula! Questa è collaborazione costruttiva, sempre nel dibattito che c’è in Aula”. La perla della frase del giorno però spetta all'onorevole Vullo, che, difendendo la collega a cinque stelle Gianina Ciancio, ammonisce: "E' stata dilapidata". Applausi.

Ma mentre in Aula si rivendicano le esigenze di irrequieti e astigmatici, il tempo scorre. Veloce. Al punto da far presagire tristi epiloghi per l’Isola. Come ha sottolineato ieri l’onorevole Assenza, finito pochi giorni fa al centro delle polemiche per un presunto panino da 11 mila euro: “Siamo sbattuti al muro”. Alla Sicilia serve un aiuto, insomma. O quantomeno, un ausiliare.