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Intervista a Orlando

“La Regione è un'azienda fallita
I politici siciliani ultimi a capirlo”


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Intervista a Leoluca Orlando: “Crocetta crei un clima analogo a quello che abbiamo raggiunto a Palermo”

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Leoluca Orlando
PALERMO – Leoluca Orlando propone alla Regione di adottare il “modello Palermo”: un patto tra maggioranza e opposizione per scongiurare il fallimento. Il sindaco, dopo le frecciate al presidente della Regione, gli chiede di creare “un clima” nuovo. Viceversa per la Sicilia sarà il baratro. Tutti se ne sono accorti ormai, sintetizza Orlando, tranne la politica regionale.

Sindaco, qualche giorno fa lei non potendo partecipare alla presentazione del libro di Pietrangelo Buttafuoco, si scusò con lui spiegandogli come le emergenze la assediavano nel Palazzo. Parafrasando il titolo di quel libro, quant'è “buttanissima” oggi la nostra Palermo?
“Io posso raccontare la mia esperienza di sindaco. I primi venti mesi sono stato pazzo ed isterico, adesso da due mesi a questa parte sono solo pazzo, come sempre, ma non sono più isterico. Chi governa deve coniugare emergenza e progetto. Il mio impegno mese dopo mese è stato diminuire il tempo per l'emergenza e aumentare quello per il progetto. La validazione del bilancio del Comune da parte della Corte dei conti è stata la svolta in questo senso. Questo è stato possibile grazie al consiglio comunale. Io ho detto sempre tutto il male possibile dell'amministrazione che mi ha preceduto. Però devo dire che le stesse forze politiche che sostenevano quella amministrazione si sono comportate nei miei confronti mostrando un atteggiamento di grande rispetto per la città. E io mi sono comportato sostanzialmente da commissario...”.

Alt, ha usato la parola che no piace al presidente della Regione, “commissario”...
“Sì, nel senso che abbiamo approvato sei atti di bilancio, e lo abbiamo fatto in dodici sedute complessivamente, con un numero di emendamenti che non supera i 14-15. Questo dimostra un senso di enorme responsabile del consiglio comunale, che ha permesso di evitare il default, di un'azienda che dà lavoro ogni mese a 19 mila dipendenti. Questo vale esattamente per la Regione, dove serve una gestione commissariale”.

Sì, ma lei ha fatto il “commissario” tra molte virgolette, da eletto. Crocetta potrebbe fare altrettanto senza che nessuno prenda il suo posto, no?
“Il modello Palermo, che è considerato con stupore e forse invidia dai miei amici di Napoli e Roma, è quello che io auspico per la Regione. Cioè un'assunzione di responsabilità di tutte le forze politiche dell'Assemblea, che si danno due anni di tempo per uscire dalle emergenze. Questo non c'è stato. Io lo chiederei al posto di Crocetta. Ormai il sistema è imploso. Chi governa, prima di fare cose giuste o sbagliate, deve creare un clima. Alla Regione non c'è”.

E perché, secondo lei?
“Per una miscela esplosiva. Da una parte pesa la condizione di Crocetta eletto come minoranza, nel voto e nell'assemblea. Dall'altra vecchie abitudini che resistono nella politica regionale. Aggiungo: io da sindaco di Palermo ho fatto sessanta esposti alla procura, ho mai mandato un comunicato stampa per dirlo? Il mio compito non è quello”.

Sta dicendo che Crocetta si è limitato a questo?
“Gli obiettivi da cui Crocetta parte sono tutti condivisibili. Ma il clima che si è creato è terribile. E lo dico, per me Crocetta non è più carnefice. Lui dipende dalla creatura che lui stesso ha creato. Questo clima in cui è più importante un titolo dal giornale”.

Siamo ancora in tempo a rimediare?
“Io ho tutto l'interesse ad avere un buon rapporto con il governo regionale. Solo un autolesionista da sindaco di Palermo non lo vorrebbe. Noi per esempio abbiamo realizzato un clima straordinario nell'Anci, dicui sono stato eletto presidente. Siamo veramente una squadra compatta. Abbiamo elaborato il 5 maggio un piano di governo dei territori siciliani. Per non fare per 5 anni solo i contabili senza soldi. Abbiamo organizzato ad esempio la partecipazione i comuni siciliani all'Expo”.

E col governo regionale che rapporto ha l'associazione dei Comuni? Le polemiche non sono mancate...
“Un rapporto istituzionale assolutamente corretto, il problema è la debolezza complessiva dell'istituzione regionale. A Palermo abbiamo dimostrato che tra forze politiche contrapposte si può creare un clima. Così all'Anci. Questo a livello regionale non accade”.

Qualche dichiarazione d'intenti in quella direzione c'è stata...
“Ma non si procede con l'operazione 'convinco un paio di deputati e ne perdo sei da un'altra parte'. Posso dire che a livello regionale non si scorge più la politica?”.

Quale progetto dovrebbe avere il presidente della Regione, dal suo punto di vista?
“Lui oggi non è in condizione di avere un progetto. Ma non lui perché si chiama Crocetta. Vede, quando un'azienda sta fallendo cerca di fare un concordato preventivo. In parole povere, si parla coi creditori e si dice: volete perdere tutto o ci mettiamo d'accordo? E chi sono i creditori della Regione? In primo luogo i cittadini, poi lo Stato e infine l'Europa. Io ho detto che il mio partito si chiama Palermo. Se Crocetta dicesse lo stesso, cambierebbe tutto. Il lusso della divisione te lo puoi permettere solo se hai la maggioranza”.

Questa consapevolezza però forse è mancata anche in Assemblea...
“Sì, c'è una somma di interessi di parte che hanno finito per vanificare ogni appello. La consapevolezza dell'emergenza in cui versa la Sicilia è fortissima a livello nazionale ed europeo, non a livello regionale”.

Cioè, lei sta dicendo che siamo gli ultimi a rendersi conto che la barca affonda?
“Sì. Guardi, l'obiettivo di Crocetta è di non fare governare la mafia. Se però non dai risposte c'è il rischio che si crei un rapporto perverso tra mafiosità e disagio sociale. Che alle prossime lezioni può portare la mafia a vincere. Oggi la mafia non governa Palermo. C'è, è mostruosa e criminale ma non governa. E non governa neanche la Sicilia. Ma non possiamo correre il rischio che ciò accada”.

Ma è vero che l'altro giorno al Festino, quando Crocetta ha detto che se ne andava perché doveva lavorare lei ha commentato “e chistu è u dannu”?
“Sì, ma valeva anche per me, non solo per lui”.

Senta, lo sa cosa si dice, che queste sue critiche a Crocetta arrivino anche perché, per dirla senza fronzoli, vuole fargli le scarpe per provare ad andare lei a Palazzo d'Orleans.
“Orlando fino al 2017 fa il sindaco di Palermo. Il tema non si pone”.

E allora cosa chiede a Crocetta? Di dimetersi?
“Di fermarsi, convincersi che gestisce un'azienda che è fallita e provare a raggiungere un'intesa con i suoi creditori. Lo dica: proviamo a farlo insieme?”.

Il Pd, a cui lei si è avvicinato, secondo lei sta dando una mano al suo presidente?
“Assolutamente no. Considero il Pd siciliano uno degli elementi che ha impedito di creare il clima di cui parlavo”.

Cosa non la convince del Pd?
“Il Pd di Renzi ha tre problemi: la concretezza, la mancanza di dimensione internazionale, e poi che non conosce il Mezzogiorno. Al Sud il partito non sta procedendo a un rinnovamento come invece accade altrove in Italia. C'era un solo dirigente in Calabria o in Sicilia che prevedeva il risultato del Pd alle Europee? Si pensa ancora di affrontare i problemi del mezzogiorno secondo la logica del più uno?

Più uno?
“Arruolando questo o quello? È una logica che non ha progetto, non costruisce gruppo dirigente. Renzi ha vinto, è una speranza per tutti, e anche per me, perché ha il consenso. Non si deve ridurre il Pd a una somma contabile di consensi. Quello è la negazione dello spirito delle primarie”.