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"Open access” significa usufruire senza barriere dei lavori scientifici; per conseguire questo fine, è necessario sfruttare le infinite potenzialità offerte dalla rete.

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, Le firme, Le idee
A dieci anni dalla “Dichiarazione di Messina”, documento di adesione alla “Dichiarazione di Berlino” sottoscritto in Italia da settantuno Atenei, tra i quali Palermo e Catania, a sostegno del libero accesso alla letteratura scientifica anche nel sistema universitario italiano, il 3 e 4 novembre prossimi avrà luogo nell’Università di Messina la Conferenza nazionale sul tema dell’Open Access, per imprimere un ulteriore abbrivio allo sviluppo di tale pratica in Italia.

Facciamo un passo indietro. Nel 2003 la “Berlin Declaration on Open Access to Knowledge in the Sciences and Humanities” per l’accesso aperto alla letteratura scientifica, affermava che era necessario incentivare le nuove possibilità di diffusione della conoscenza non solo attraverso le modalità tradizionali ma, in modo sempre più accelerato per stare al passo coi tempi, attraverso il paradigma dell’accesso aperto via Internet. Nel 2004 veniva firmata nella città dello Stretto la “Dichiarazione di Messina”, con la quale la comunità accademica italiana, non solo in modo formale, aderiva alla omologa carta berlinese, dando concretezza all’esigenza di individuare forme alternative a quelle tradizionali di diffusione della comunicazione scientifica, per garantire il più alto impatto dei prodotti culturali creati al suo interno. Nel 2006 la Conferenza dei Rettori delle Università Italiane (CRUI) istituiva poi il Gruppo Open Access per favorire l’impegno negli Atenei del nostro Paese su questa linea d’azione, anche tramite l’emanazione di linee guida.

In buona sostanza, “open access” significa usufruire senza barriere dei lavori scientifici; per conseguire questo fine, è necessario, da parte del mondo accademico, porre in essere una serie di strategie, sfruttando le infinite potenzialità offerte dalla rete, grazie alla quale i cosiddetti “prodotti della ricerca” vengono resi disponibili senza le restrizioni previste dalle licenze tradizionali e, soprattutto, a titolo gratuito. L’esperienza di questi anni ha dimostrato che una tale forma di disseminazione dell’informazione garantisce un riscontro facilmente verificabile: in modo direttamente proporzionale, più un articolo è liberamente scaricabile, più è letto e viene citato, consentendogli di “girare il mondo”; pertanto viene favorita una reale condivisione del sapere.

La Conferenza di Messina offrirà un’occasione di confronto all’interno della comunità Open Access italiana e di riflessione sui vantaggi delle nuove forme di editoria elettronica. Sarà dedicata particolare attenzione alle politiche istituzionali per il deposito dei lavori scientifici negli archivi aperti, e se ne discuterà con ospiti di alto profilo, sia italiani che stranieri. La prima giornata ospiterà nella sessione pomeridiana i rappresentanti dei più importanti editori a livello internazionale; la seconda sarà una giornata a carattere programmatico.

Nella Pre-Conference del 3 novembre i “tecnici” discuteranno sullo stato dell’arte delle piattaforme per la diffusione e la conservazione dei risultati della ricerca in Europa e in Italia, con particolare attenzione all’interoperabilità a livello europeo e globale. Dopo i saluti introduttivi di Pietro Perconti, Prorettore alla didattica, di Luigia Puccio, G.d.L. Open Access, e di Benedetta Alosi, responsabile del Polo Scientifico-Tecnologico del Sistema Bibliotecario di Ateneo dell’Università di Messina e componente del Gruppo Open Access della CRUI, i lavori si apriranno per discutere di “Open Access, sviluppi futuri e Road Map”. Parteciperanno ai lavori Paola Galimberti, Università di Milano, Stefania Arabito, Università di Trieste, Elena Giglia, Università di Torino, Susanna Mornati, CINECA, Elisabetta Poltronieri, Istituto Superiore di Sanità, Tommaso Giordano, Istituto Universitario Europeo di Fiesole, Anna Maria Tammaro, Università di Parma.

La presenza numerosa di delegati ed esperti potrà offrirà un contributo importante alla definizione di una strategia di azione per individuare le principali linee di attuazione della Road Map, ovvero il quadro di intenti per l’attuazione delle politiche istituzionali volte a favorire le opportunità di internazionalizzazione della ricerca, nella prospettiva di assicurare ampia visibilità alla produzione scientifica italiana. La sessione pomeridiana, condotta da Tommaso Giordano, amplierà il dibattito estendendolo al mondo editoriale. Saranno presenti Federica Rosetta (Elsevier), Maria Bellantone (Springer), Stefano Tonzani (Wiley), Massimiliano Carloni (Thomson Reuters), Andrea Ferro (Casalini Libri), Laura Salmi (Ex Libris).

Nella seconda giornata, dedicata alla celebrazione del decennale della Dichiarazione di Messina, si affronteranno i temi legati allo sviluppo delle strategie Open Access.
Ospiti italiani e stranieri si confronteranno sulle sfide attuali dell’accesso aperto, in particolare sulla implementazione delle politiche degli Atenei e degli enti di ricerca per il deposito della produzione scientifica negli archivi aperti istituzionali e sul loro impatto. Dopo il saluto inaugurale del Rettore dell’Università di Messina, Pietro Navarra e del Rettore dell’Università di Napoli Federico II, Massimo Marrelli, Presidente della Commissione Biblioteche CRUI, i lavori, moderati da Sara Domianello, Delegata al Sistema Bibliotecario dell’Ateneo messinese, saranno presentati da Benedetta Alosi. Roberto Delle Donne, dell’Università di Napoli Federico II, Coordinatore Gruppo OA CRUI, terrà una relazione su Dalla Dichiarazione di Messina alla Messina Road Map, 2014-2018: dieci anni di Open Access in Italia; seguiranno Antonella De Robbio, Università di Padova (La gestione dei diritti lungo le vie dell’accesso aperto), Celina Ramjoué, Rappresentante Commissione Europea (Verso una scienza aperta: Horizon 2020 e oltre); Paola Gargiulo, CINECA (L’infrastruttura Open AIRE: uno strumento di supporto alla ricerca europea ad Accesso Aperto).

La sessione “Gli Atenei e le politiche a sostegno dell’accesso aperto”
moderata da Mauro Guerrini (Università di Firenze), prevede poi l’intervento del Rettore dell’Università di Liegi, Bernard Rentier, su “The Liège model: ID/OA, a mandatory policy linked to assessment processes”. Il tema introdotto dal Rettore Rentier illustrerà la grande incidenza della policy di Ateneo sulla valorizzazione della produzione scientifica, e verrà approfondito nel corso della tavola rotonda alla quale prenderanno parte i Rettori e i Delegati che hanno già implementato una strategia per rendere effettivo il deposito dei risultati della ricerca; proprio l’adozione delle politiche istituzionali costituirà una delle linee future di azione sulla quale punterà la Road Map, insieme alla previsione di sviluppo per l’accesso agli Open Research Data. Sono previsti gli interventi di Roberto Caso (Università di Trento), Enrico Pasini (Università di Torino), Fabio Benedetti (Università di Trieste), Mauro Guerrini (Università di Firenze), Emilia Perassi (Università di Milano), Agostino Cortesi (Ca’ Foscari Venezia). Alla presenza del Rettore ospitante, prof. Pietro Navarra, vi sarà quindi la presentazione e firma della Messina Road Map, 2014-2018, da parte dei Rettori e dei Delegati.

Nel pomeriggio avrà luogo la sessione “Modelli e opportunità della Gold Road”
Moderata da Paolo Giaquinta (Università di Messina), nel corso della quale sarannno discussi i seguenti temi: What exactly are publishers for?, Cameron Neylon, Public Library of Science; Freemium as a Sustainable Economic Model for Open Access Publishing: The example of Open Edition Books, Pierre Mounier, Deputy Director of Open Edition; Sfide scientifiche e tecnologiche verso l’accesso aperto a tutti i prodotti della ricerca, Paolo Manghi, ISTI-CNR Pisa; Modelli innovativi di OA Publishing nella fisica delle particelle elementari: SCOAP3 ed oltre, Stefano Bianco, INFN Frascati; Il Bollettino Telematico di Filosofia Politica: la via dell’overlay journal, Maria Chiara Pievatolo, Università di Pisa; un dibattito finale e le conclusioni a cura di Roberto Delle Donne chiuderanno i lavori.

Facendo un bilancio dei dieci anni trascorsi, appare evidente che le modalità per favorire l’accesso aperto alle pubblicazioni scientifiche prevedono tutt’ora due ordini di intervento: “dall’alto”, da parte del legislatore, e “dal basso”, ovvero dagli Autori, dagli Atenei, dai centri di ricerca e dagli editori. Come ha ricordato Benedetta Alosi (UpOA News, 3, 2014), la Dichiarazione di Messina aveva come suo fine primario l’implementazione di un archivio aperto in ogni Università italiana. Oggi molte di esse se ne sono in effetti dotate. Tuttavia, negli archivi sono tuttora pochi i testi integrali, secondo una linea di tendenza (comune anche ad altri Paesi), che potrà essere invertita soltanto adottando politiche istituzionali che prevedano di inserire la procedura del deposito obbligatorio: obbiettivo della Road Map sarà, appunto, accelerare il processo di conferimento della produzione scientifica agli archivi universitari.

L’impulso che l’Europa ha dato, a partire dal Progetto Pilota sull’Open Access del Settimo Programma Quadro (FP7) dell’UE per la ricerca scientifica (2007-2013), fino ad arrivare alle disposizioni contenute nel programma di finanziamento Horizon 2020, è stato fondamentale. Anche in Italia, difatti, Horizon 2020 può rilanciare la ricerca scientifica attraverso lo sviluppo di nuove tecnologie: sono previsti fondi pari a 80 miliardi di euro da erogare entro il 2020, e fin dal biennio in corso, 2014-2015, saranno distribuiti a Università, enti di ricerca e industrie degli Stati membri ben 15 miliardi. Tutto dipende da come il nostro Paese saprà cogliere questa opportunità partecipando al più grande progetto di ricerca europeo, l’unico che distribuirà fondi in questo periodo.

Per comprendere l’importanza dell’incontro messinese, occorre ricordare che lo sfondo di Horizon 2020 è proprio l’Open Access. La comunicazione della Commissione europea (IP/12/790) di luglio del 2012 aveva definito l’accesso aperto come il mezzo fondamentale per migliorare la circolazione delle conoscenze e l’innovazione culturale in Europa, tanto da renderlo obbligatorio per tutte le pubblicazioni scientifiche prodotte grazie ai finanziamenti di questo progetto. Infine, l’auspicio è che gli Atenei siciliani rivendichino un ruolo di primo piano nel rilancio della ricerca, dell’economia e dell’immagine dell’Isola.