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Il caso

Terza trappola per Lucia Borsellino
Non piace più al cerchio magico


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, Politica

Dopo la vicenda "Humanitas" e l'addio del dirigente Sammartano, anche la nomina dei manager della Sanità Cantaro e Pellicanò diventa un caso. L'assessore porta in giunta il provvedimento, ma i colleghi prendono le distanze.

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PALERMO - All'ordine del giorno, il punto è fissato ormai da tempo: “Definizione dell'iter sui manager della sanità”. Ma nemmeno ieri, in giunta, si è sciolto il nodo. Dietro il burocratese, infatti, c'è la nuova trappola per Lucia Borsellino. I manager in questione, del resto, hanno già fatto ampiamente discutere. Si tratta di Salvatore Cantaro e Angelo Pellicanò, scelti dal governo per guidare due aziende sanitarie catanesi. E congelati dallo stesso governo, spaventato dall'entrata in vigore del decreto Renzi che stoppa le nomine dirigenziali per i pensionati. E pensionati sono i due aspiranti direttori generali del Policlinico Vittorio Emanuele (Cantaro) e dell'ospedale Cannizzaro (Pellicanò). Nomine firmate da Crocetta il giorno prima della pubblicazione in Gazzetta del decreto “anti-pensionati”, ma non ancora ratificate dalle commissioni competenti.

Dietro il fatto in sé, che ha già portato, tra le altre cose, a furibonde discussioni a Palazzo dei Normanni, alla predisposizione di due pareri legali che affermano sostanzialmente due principi opposti, all'apertura di un fascicolo alla Procura etnea e anche a una circolare del Ministero della Funzione pubblica, c'è la politica. C'è una guerra fredda, sotterranea, che ha come teatro proprio la giunta di governo. C'è un passato troppo recente che invita i nuovi assessori a qualche prudenza in più. C'è, soprattutto, un assessorato che piace a troppi.

Lucia Borsellino ha provato a portare in giunta la vicenda dei manager, chiedendo, appunto, di revocare le nomine di Cantaro e Pellicanò, sulla scorta del parere fornito dall'Avvocato dello Stato Giuseppe Dell'Aira. Un parere che, in sintesi, afferma che il rapporto di lavoro si definisce all'atto della firma del contratto. Firma che sarebbe giunta dopo l'entrata in vigore del decreto Renzi. Da qui, la decisione di avviare l'iter di revoca. Una decisione, ha chiesto Lucia Borsellino, che andrebbe formalizzata, però, “collegialmente dal governo”. Ma i colleghi “nicchiano”. Nessuna delibera, nessuna firma. Troppo alto il rischio di una possibile richiesta risarcitoria. E del resto, la recente approvazione – il caso vuole che anche questa facesse seguito a un parere dell'Avvocato dello Stato Dell'Aira – della delibera sulle assunzioni a Sicilia e-Servizi ha portato alla citazione in giudizio, da parte della Corte dei conti, di mezzo esecutivo oltre al governatore e all'ex pm ora amministratore unico della società, Antonio Ingroia.

Così, Lucia Borsellino è stata messa all'angolo. “Decida lei”, fanno sapere dalla giunta. “Ci porti una soluzione definitiva, giuridicamente certa”. Gli assessori pretendono che sia l'assessorato, tramite la Segreteria tecnica, a prendere una posizione chiara. Che le nomine vadano revocate, insomma, dovranno metterlo nero su bianco gli uffici di piazza Ottavio Ziino. E se ne assumeranno le responsabilità, insieme all'assessore.

Ad incombere e a rafforzare il rischio di un contenzioso, come detto, è la circolare del ministro Marianna Madia che ha clamorosamente sconfessato l'interpretazione che l'Avvocatura ha dato della vicenda. Un parere, quello di Dell'Aira, arrivato dopo quello richiesto sempre dal governatore all'Ufficio legislativo e legale. In quel caso, però, il dirigente Romeo Palma aveva, nella sostanza, dato l'ok alle nomine poi stoppate da Dell'Aira. Nomine che, essendo giunte il giorno prima dell'entrate in vigore del decreto, non incorrerebbero nel blocco previsto dalla norma. Uno “stop”, del resto, che aveva sollevato non pochi dubbi. Il presidente della commissione Salute Pippo Digiacomo arrivò a parlare di pareri in qualche modo “orientati”. Dichiarazioni rese anche ai pm di Catania, che hanno aperto un fascicolo. Su quelle nomine, insomma, una guerra. Perché?

Da ambienti governativi filtra una “lettura” inedita della vicenda. Quella delle nomine di Cantaro e Pellicanò rappresenterebbe solo la nuova trappola tesa nei confronti di un assessore, Lucia Borsellino, che in passato e anche su questo giornale, pur non giungendo ad annunciare l'intenzione di dimettersi, aveva manifestato il proprio malumore. Un malumore già emerso, ad esempio, in occasione del complesso iter di scelta dei manager e le “provvisorie” designazioni dei nuovi commissari da parte di Crocetta, nonostante incombesse il bando per la selezione dei vertici di Asp e ospedali siciliani. “La scelta di nominare i nuovi commissari – disse Lucia Borsellino pochi mesi dopo l'insediamento del nuovo governo – è stata condivisa con l'intera giunta”. Ma l'ammissione, da parte della sempre cauta Borsellino sulle “lunghe discussioni” che precedettero la prima, mega infornata di nomine nella Sanità crocettiana, era già la spia di un primo “problemino”.

Dubbi sorti anche nel contesto della Seus, l'azienda che gestisce il servizio del “118” dove alcuni fedelissimi del governatore, tra cui l'attuale capo di gabinetto Giulio Guagliano, avevano in qualche modo frenato l'insediamento di Angelo Aliquò, manager assai vicino a Lucia Borsellino e che, non a caso, qualche giorno fa ha lasciato l'azienda.

Ma l'assessore non aveva gradito nemmeno la gestione del caso “Humanitas”: l'ampliamento del centro era passato sotto il naso di Lucia Borsellino, che aveva solo in un secondo momento, quando la vicenda fu sollevata dai giornali, frettolosamente stoppato l'operazione. Era, quella, la prima trappola. E ancora, poche settimane fa, il governo ha deciso di togliere all'assessore il sostegno di un dirigente generale esperto come Salvatore Sammartano, diventato per volere di Crocetta nuovo ragioniere generale. La seconda trappola. Un lavoro ai fianchi, quello nei confronti della figlia di Paolo Borsellino. Pubblicamente difesa dal governatore, ma non così cara all'entourage di Crocetta. Quello che lo stesso Digiacomo definì “una cricca che si muove solo per interessi di natura personale”. Un gruppo non meglio identificato di burocrati ed esponenti politici che sembrano tornare, nell'ombra, in tutte queste storie. Con un obiettivo, probabilmente: quello di costringere Lucia alle dimissioni. Quello di costringere all'addio il vessillo antimafia che ha “benendetto” la rivoluzione crocettiana. Difeso, almeno fino a ieri, in occasione dell'ultima giunta, dal presidente della Regione.

L'assessorato alla Salute è sempre stato, in Sicilia, motore di voti e clientele. Di consenso e potere. Ha i soldi del Servizio sanitario nazionale e in quanto tale fa gola a tanti. Non è un caso che, nonostante lo scudo a volte alzato dallo stesso Crocetta nei confronti del suo assessore, non siano mancati gli attacchi di esponenti della maggioranza. Dall'approvazione della rete ospedaliera, passando ad esempio, dall'accorpamento dell'ospedale Papardo Piemonte e l'Istituo Bonino Pulejo di Messina: scelta per la quale alcuni deputati, compreso il messinese Beppe Picciolo, del gruppo dei Pdr di Totò Cardinale, ha deciso di “scavalcare” l'assessore e di discutere della questione direttamente col ministro alla Salute Beatrice Lorenzin.

E a proposito di ministri, Lucia Borsellino ha individuato una possibile soluzione per uscire dall'angolo nel quale è stata chiusa anche dalla “sua” giunta. Per aggirare l'ultima trappola. Una lettera da inviare al ministro Madia, chiedendo un ulteriore chiarimento sulla circolare di qualche settimana fa. Una circolare che appariva chiarissima, a dire il vero: quelle nomine, che Crocetta ha voluto firmare, si potevano fare, perché giunte il giorno prima dell'apparizione in Gazzetta, cioè dell'entrate in vigore, del decreto Renzi. E così, pende già sul capo dell'assessore, quale che sia la decisione, un possibile ricorso con tanto di richiesta risarcitoria. Dei due manager “congelati”. Uno di loro, paradosso nel paradosso, sarebbe stato persino indicato come possibile sostituto di Lucia Borsellino: Paolo Cantaro potrebbe far felice un'area ampia della maggioranza. Dai cuperliani del Pd ai riformisti di Totò Cardinale.