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Roma approva il piano Rifiuti
Ma bacchetta: "Differenziata ferma"


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I ministeri dell'Ambiente e dei Beni culturali sbloccano il progetto del 2012. Ci sono 16 pagine di correzioni: "Non è chiaro come riciclare di più e come tutelare i beni Unesco". Intanto alcuni centri della provincia di Palermo devono attraversare l'A19 "spezzata" per arrivare in discarica. E la Regione cerca un esperto per adeguare il programma.

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PALERMO – Da un lato c'è il parere favorevole. Ma dall'altro ci sono sedici pagine di “condizioni, prescrizioni e osservazioni” che bacchettano pesantemente la Sicilia sui rifiuti, a partire dalla raccolta differenziata. Sta di fatto che dopo tre anni di attesa il ministero dell'Ambiente, “di concerto” con quello dei Beni culturali, ha dato finalmente il sospirato via libera al Piano regionale sui rifiuti. Adesso, però, la palla passa nel campo della Regione, che dovrà adeguarsi appunto alle indicazioni romane e che per questo motivo venerdì ha pubblicato un bando per la selezione di un esperto che riceverà 39.500 euro.
A partire, appunto, dalla differenziata. Che, certo, sconta i tre anni passati fra la presentazione del piano – che risale all'epoca Lombardo – e il parere favorevole, ma che nel frattempo non ha raggiunto gli obiettivi: “Riguardo alla raccolta differenziata sulla quale il piano punta con obiettivi da raggiungere pari al 35% al 31 dicembre 2011, 45% al 31 dicembre 2013 e 65% al 31 dicembre 2015, le azioni individuate – annotano i ministri Gian Luca Galletti e Dario Franceschini – non sembrano poter garantire l'inversione di tendenza auspicata. I dati relativi all'anno 2009 documentano infatti una situazione estremamente arretrata con una percentuale regionale pari al 7,3%”. D'altro canto, appena tre mesi fa il presidente della Regione Rosario Crocetta stimava una percentuale di differenziata ferma intorno al 10 per cento. Briciole, rispetto agli obiettivi.
Non è la sola annotazione. Solo le indicazioni del ministero dell'Ambiente sono divise in undici paragrafi, alle quali si aggiungono altrettanti punti del ministero dei Beni culturali, che per esempio osserva come il Rapporto ambientale allegato al piano non indica come tutelare i beni patrimonio dell'Umanità, visto che ad esempio – fra gli altri – un impianto è previsto nel territorio di Noto: “Il rapporto – scrive Franceschini – andrà integrato con i necessari approfondimenti, in termini di area vasta, inerenti alla verifica dell'eventuale presenza di siti Unesco e alla coerenza esterna del Piano con i singoli piani di gestione dei siti Unesco rilevati”. Già, chi l'avrebbe mai detto: in Sicilia ci sono anche dei beni culturali da tutelare.
Comunque sia, adesso dovrà essere il dipartimento Rifiuti a predisporre il nuovo piano e soprattutto il nuovo rapporto. Non che la situazione sia facile da gestire: come LiveSicilia ha spiegato venerdì, infatti, i ritardi sulla sesta vasca di Bellolampo hanno spinto Crocetta a disporre lo spostamento di buona parte dei rifiuti della Sicilia occidentale a Siculiana e di un'altra porzione a Lentini. Le discariche continuano a essere sotto stress: in Sicilia si producono ogni giorno circa seimila tonnellate di rifiuti, quasi la metà delle quali vengono divise fra la struttura gestita dall'Oikos a Motta Sant'Anastasia e quella di “Sicula Trasporti” al confine fra Catania e Lentini. Il resto va a Bellolampo (circa mille tonnellate), Siculiana (circa 900), Sciacca (400), Castellana Sicula (400), Gela e Ragusa (che si dividono il resto). Un'emergenza che alla fine di aprile ha portato il gruppo Catanzaro, che gestisce la discarica di Siculiana, a protestare per l'eccesso di rifiuti ricevuti e a evocare il fantasma della saturazione dell'impianto.
A complicare le cose ci si mette la Palermo-Catania spezzata. I comuni di Caccamo, Campofelice di Roccella, Cefalù, Lascari, Termini, Trabia, Acquaviva Platani, Bompensiere, Caltanissetta, Campofranco, Milena, Mussomeli, San Cataldo, Serradifalco, Sutera, Marianopoli, Campobello di Licata, Canicattì, Naro, Palma di Montechiaro, Agrigento e Favara, infatti, adesso portano i rifiuti a Lentini, e quelli che si trovano a ovest del viadotto Himera - a partire da un grosso centro come Termini Imerese - devono fare i conti anche con la deviazione, cioè con costi di trasporto più alti. Ma questa è un'altra storia.