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botta e risposta

Verso la denuncia a Fiumefreddo
Lui: "Falsità su Riscossione Sicilia"


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Il presidente di Riscossione Sicilia esprime ''il disappunto, come cittadino e come responsabile di una società che da lavoro a 700 famiglie per quanto accaduto ieri". Stamattina però convocato il Consiglio di presidenza a Palazzo dei Normanni: mandato a un legale per agire in sede civile e penale contro l'amministratore.

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PALERMO - Il Consiglio di presidenza dell’Ars, convocato d’urgenza dal presidente Giovanni Ardizzone, per salvaguardare l’immagine e il prestigio del Parlamento siciliano, all’unanimità ha dato mandato all’avvocato Enrico Sanseverino di valutare i profili di responsabilità delle dichiarazioni rilasciate dal presidente di Riscossione Sicilia, Antonio Fiumefreddo, e di avviare le più opportune azioni giudiziarie in sede civile e penale.Si legge in una nota del presidente Ardizzone.

Stamattina, invece, il presidente di Riscossione Sicilia Antonio FIumefreddo aveva diffuso un altro comunicato. ''Riscossione Sicilia - si legge - è ovviamente dotata di un piano industriale, approvato nell'ottobre del 2014 dal CdA presieduto dall'avv. Lucia Di Salvo, valido ed in vigore fino ad ottobre 2017 e regolarmente trasmesso alla Regione. Ciò preciso a memoria di quanti ieri in Parlamento avrebbero affermato che la società sarebbe sprovvista di piano industriale''. Lo dice oggi in una nota il presidente di Riscossione Sicilia Antonio Fiumefreddo. Ieri il presidente dell'Ars, Giovanni Ardizzone, d'intesa con i due vice presidenti Antonio Venturino e Giuseppe Lupo, ha convocato per oggi un Consiglio di presidenza urgente "per valutare le azioni da intraprendere in difesa del Parlamento siciliano'' dopo le dichiarazioni di Fiumefreddo".

Fiumefreddo ribadisce oggi ''il disappunto, come cittadino e come responsabile di una società che da lavoro a 700 famiglie e raccoglie oltre mezzo miliardo di euro l'anno per la Regione, per quanto accaduto ieri con la bocciatura dell'emendamento che, peraltro, non regalava nulla a Riscossione ma semplicemente erogava una minima parte dei rimborsi dovuti''. ''Nessuna offesa - aggiunge - alla Istituzione parlamentare, che, d'altra parte, ha avuto al proprio interno quanti correttamente e al di la del colore politico hanno espresso un voto responsabile, ma certamente indignazione per chi avrebbe addirittura in aula dichiarato, come del resto già fatto qualche mese prima in Commissione Bilancio, che occorreva punire Riscossione Sicilia in quanto rea di avere pignorato le indennità ai parlamentari. Una dichiarazione che contiene una notizia di reato oltre che una evidente diseducazione civile atteso che Riscossione Sicilia, pignorando anche i parlamentari, ha applicato la legge e quindi ha fatto il proprio dovere come fa ogni giorno con decine di padri di famiglia ai quali è pignorato il ben più misero stipendio. Confido che il Presidente on. Ardizzone saprà difendere l'onore del Parlamento e tutelarne il prestigio rispetto a chi, in modo così marchiano, ne ha offeso la dignità''. (ANSA).