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Veleni, accuse e ripicche
La guerra aperta nel M5s di Gela


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I festeggiamenti di Domenico Messinese nel giorno della sua elezione a sindaco di Gela

Ecco com'è nato il caso che ha scosso l'amministrazione di una delle cinque città siciliane governate dai pentastellati. Nella foto i festeggiamenti di Domenico Messinese nel giorno della sua elezione

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GELA (CALTANISSETTA) - Due meet-up a Gela. Altrettante frange di attivisti. Gli uni accusano gli altri: "Tarocchi. I veri attivisti siamo noi. Il vostro meet-up è cinese". In un gruppo c'è il sindaco, Domenico Messinese. "Mi sento grillino. Appartenere al movimento significa essere al servizio dei cittadini e non essere servi. E questa è finalmente una giunta che crede nel M5s". Così annunciando la terza squadra di governo in sei mesi. Il riferimento è chiaro e diretto all'altro gruppo. Vi fanno parte, tra i numerosi attivisti della prima ora, i tre assessori licenziati: Nuccio Di Paola, Ketty Damante e Pietro Lorefice. Con loro anche Fabrizio Nardo, il primo ad essere defenestrato da Messinese a soli diciotto giorni dal suo insediamento. "Ecco, questa è già una mossa che non ci è andata giù - dicono -. Non si può sollevare dall'incarico un assessore e accusarlo di non avere saputo risolvere il problema rifiuti in città a pochi giorni dall'insediamento. Ma perché lui è riuscito a farlo? Eppure è al governo da sei mesi".

Ma andiamo per ordine. Il caso Messinese scoppia subito dopo Natale e mette in subbuglio l'amministrazione di una delle cinque città governate dai pentastellati (le altre sono Ragusa, Pietraperzia, Augusta e Bagheria). Mentre il sindaco presenta alla città tre nuovi assessori, ai tre sostituti viene comunicato di essere stati sollevati dall'incarico. Due di loro, Di Paola e Lorefice, erano nei rispettivi assessorati. È divorzio. Il sindaco pentastellato definendoli "inetti e incapaci" li accompagna alla porta. "Ha buttato fuori dalla giunta gli unici veri assessori grillini - accusano -. Noi eravamo stati scelti dalla base. Eravamo l'espressione più alta del Movimento Cinque Stelle a Gela. Ma evidentemente i potentati economici che per decenni hanno condizionato la politica a Gela hanno fatto breccia anche sul sindaco. Per noi, come da programma, erano tre i temi su cui si doveva sviluppare l'impegno amministrativo: rifiuti, condono edilizio e risanamento ambientale dei quali invece non esiste traccia". "Intralciavano i lavori in giunta - rilancia Messinese -. Non hanno fatto nulla di buono se non pensare di manovrare l'attività, magari approfittando della mia disponibilità e bontà".

Una decisione che costerà al sindaco l'espulsione dal movimento. "Me l'hanno fatto sapere con una mail, firmata 'lo staff di Beppe Grillo'. Ma io sono sereno e mi sento grillino perché rispetto il movimento e i suoi principi". L'accusa è di alto tradimento al M5s poiché , si legge nella nota, "non ha provveduto al taglio del proprio stipendio, nonostante il consiglio comunale di Gela abbia votato anche un atto d'impegno in questo senso", annullando di fatto l'effetto domino che "avrebbe portato automaticamente alla riduzione delle indennità degli assessori e dei consiglieri". Su Messinese, sempre secondo il M5s Sicilia, pende l'accusa di avere "avallato il protocollo di intesa dell'Eni. Un'accordo da sempre osteggiato perché contrario alle più accreditate politiche di tutela ambientale, energetiche, occupazionali e di economia turistica". "Chi mi giudica è una corte marziale di bit. Ne prendo atto, ma non condivido”. Così replica alla notizia dell'espulsione precisando che "la decurtazione dell’indennità di carica non era inserita nel programma elettorale. Ma noi con la vecchia giunta abbiamo deciso di comune accordo di devolvere una percentuale delle nostre indennità in beneficenza. E di questo non ne abbiamo fatto vanto con la stampa". Si tratta di un accordo verbale. Sul taglio degli stipendi, non c'è nessun documento di giunta. "Bugie - dicono gli assessori defenestrati. Non è vero nulla. Non ha voluto tagliare lo stipendio neppure del 10%. E non è vero che non partecipavamo ai lavori di giunta". Documento alla mano, l'ex assessore Nuccio Di Paola, dimostra che "ho firmato la mia ultima delibera il 22 dicembre. Ne ho firmate più io che il sindaco, impegnato in giro per l'Italia coi suoi compari".

Una 'guerra' aperta. Da un lato il sindaco Messinese che denuncia "mi hanno messo alla gogna mediatica, su di me infamità" insieme con una frangia di grillini, dall'altro un altro gruppo di attivisti, ex assessori e quattro su cinque consiglieri pentastellati compresi, che lo accusano di essere "manovrato (il riferimento è al suo vice Simone Siciliano di cui una parte ne ha chiesto la testa perché accusato di non essere 'grillino') e bugiardo. Non ha accettato che noi gli facessimo notare atteggiamenti distanti dal movimento - dicono -. Non ci informava di nulla. Apprendevamo dalla stampa i lavori della giunta".

E il consiglio comunale? I grillini Simone Morgana, Enzo Giudice, Virginia Farruggia ed Angelo Amato si dichiarano all'opposizione. La restante Sara Cavallo no. E annunciando presto una "sfiducia al sindaco". Da più parti arriva l'invito alle dimissioni. In aula le chiede il Pd secondo cui "il M5s a Gela ha fallito", il Megafono e Polo Civico Popolare. Ma sono davvero tutti pronti a lasciare le poltrone? Intanto il caso Messinese impegna buona parte degli iscritti gelesi ai social. Nascono pagine "Io sto con Messinese", hashtag "Messinese dimettiti" e gli attivisti non le mandano certe a dire. Uno scontro al vetriolo con la pubblicazione di documenti e stralci di interviste tirati fuori, post e dichiarazioni. Tra le ultime "mosse", gli ex assessori e i consiglieri del M5s che dichiarano di avere raccolto 3600 euro, provento del taglio degli stipendi ed annunciano "un utile progetto per Gela" ed il sindaco Messinese che annuncia "ricorso contro l'esplusione". L'ennesima puntata di una telenovela politica che inizia a stancare i gelesi.