Live Sicilia

Madonie

Chiusura del punto nascita
Già due parti a Termini


Articolo letto 3.827 volte

Il senatore Campanella (nella foto): "Già due donne hanno dovuto affrontare 75 chilometri di curve per dare alla luce il loro piccolo perché una politica cieca e sorda alle esigenze dei cittadini ha deciso che sulle Madonie è vietato nascere".

VOTA
3/5
2 voti

PETRALIA SOTTANA - “Sono già due, i bambini madoniti nati all’ospedale di Termini Imerese, da quando (lo scorso 31 gennaio) il punto nascite di Petralia ha dovuto cessare l’attività. Due mamme, due papà, due bambini che hanno dovuto affrontare 75 chilometri di curve perché una politica cieca e sorda alle esigenze dei cittadini ha deciso che sulle Madonie è vietato nascere”. Lo dichiara il senatore de L’Altra Europa con Tsipras, Francesco Campanella, oggi in visita all’ospedale della Madonna dell’Alto di Petralia Sottana, dove ha incontrato il sindaco, Santo Inguaggiato, e il direttore sanitario, Gianfranco Licciardi.

“Come si può gestire in sicurezza una gravidanza a distanza? - si chiede ancora Campanella, che in serata interverrà nel corso di un’assemblea convocata dalle donne madonite a Castellana Sicula - Quali tutele in più può fornire un ospedale che può essere raggiunto in un’ora e mezza di tempo? Dove sta, secondo il Ministro Lorenzin, la maggiore garanzia per le donne e per i loro bambini?”.

“Cosa avverrà - prosegue il senatore, che domani incontrerà il Prefetto di Palermo insieme ai sindaci madoniti - in caso di neve, di grandine o di nebbia (fenomeni per niente sporadici sulle Madonie)? Il punto nascite di Petralia va riaperto subito, la sua chiusura rappresenta la lesione del diritto alla salute, che la stessa Costituzione garantisce a ciascun cittadino”.

“Perché - aggiunge Campanella -, invece di trasferire le pazienti da un ospedale all’altro in nome della sicurezza, non si pensa a una seria rotazione delle professionalità ospedaliere, come già avviene tra Corleone e Partinico, in modo da garantire gli adeguati livelli di sicurezza anche in luoghi da cui, viceversa, è difficilissimo spostarsi?”.

“La legge 9 del 2005, la cosiddetta riforma Russo - sottolinea ancora Campanella -, aveva immaginato una rimodulazione del sistema sanitario in favore dei grandi poli ospedalieri, soltanto in presenza di una medicina del territorio capillare ed efficiente. Quello a cui si è invece assistito in Sicilia, da Lombardo fino a Crocetta, è un disastro di proporzioni epiche nella sanità regionale”.

“In Sicilia oggi non esiste nessuna rete che garantisca realmente il diritto alla salute nei territori, le liste d’attesa sono infinite, le strutture ospedaliere più fatiscenti vengono mantenute aperte, mentre nosocomi di nuova progettazione come quello di Petralia, inaugurato appena 15 anni fa, vengono chiusi in virtù di politiche che seguono la logica dei grandi numeri e non guardano invece alle persone, alle loro esigenze e ai loro bisogni”.