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l'INTERVISTA

Baccei: “Riscossione Sicilia?
Per salvarla serve un piano"


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, Politica

L'assessore al Bilancio: "Crocetta vuole mantenere in vita un esattore regionale e io lavorerò in questa direzione. Ma ho già detto a Fiumefreddo: senza un serio piano industriale, ogni ricapitalizzazione sarà inutile".

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PALERMO - “Il presidente vuole salvare Riscossione Sicilia e io faccio parte della sua giunta. Ma serve subito un piano industriale della società, altrimenti qualsiasi ricapitalizzazione sarebbe inutile”. E inutile sarebbe anche il disegno di legge che lo stesso esecutivo ha approvato il 30 dicembre scorso per mettere una “pezza” sulla decisione dell'Ars di bocciare il finanziamento da due milioni e mezzo per l'azienda. “Io - spiega l'assessore all'Economia Alessandro Baccei - faccio parte del governo, ma se l'Assemblea ha un'altra idea, non potremo che prenderne atto”.

Insomma assessore Baccei, Riscossione Sicilia va salvata oppure no?

“Il fatto è molto semplice: c'è una volontà politica, quella del presidente della Regione, di tenere in piedi la società per non privare la Sicilia di una propria agenzia di riscossione. Io lavoro nella direzione indicata dal governatore”.

Ma adesso sembra crollare tutto. Le accuse incrociate, le difficoltà finanziarie dell'azienda e l'ombra di Equitalia, la società nazionale alla quale anche lei ha accennato in Aula nel giorno della bocciatura del finanziamento a opera dei franchi tiratori della maggioranza.

“Io non ho mai parlato di progetti che prevedano lo scioglimento di Riscossione in Equitalia. Ho semmai fatto riferimento alla possibilità di sottoscrivere alcune convenzioni che consentano di usufruire di alcuni strumenti tecnologici di Equitalia. Ma ovviamente serve che qualcuno mi dica che la volontà è questa”.

Al momento la volontà qual è invece?

“Come le dicevo, il presidente vuole Riscossione. E faremo di tutto per mantenerla in vita. Certo però, così com'è non può andare lontano. E non basterà reperire i 2,5 milioni”.

Perché?

“La società da anni è in costante perdita. Perdite di quindici, venti milioni l'anno. È evidente quindi che, se non si cambia qualcosa, i due milioni e mezzo serviranno solo per ripianare il capitale sociale eroso completamente. Ma al primo bilancio spunterebbero le nuove perdite. E che si fa a quel punto?”.

Ecco, che si fa?

“Serve quello che ho più volte richiesto anche al presidente Fiumefreddo: un piano industriale serio che preveda appunto il ripianamento di questi 'buchi'”.

Fiumefreddo ha spiegato che il piano industriale esiste: è quello triennale approvato dal vecchio amministratore Lucia Di Salvo.

“Quel piano industriale non andava bene, prevedeva voci e interventi irrealizzabili. E comunque il fatto che esistesse un vecchio piano non significa nulla. Ogni azienda del mondo aggiorna il proprio piano industriale ogni anno, se non addirittura ogni sei mesi. Non è un fatto 'eccezionale' la presentazione annuale. Anzi, è eccezionale il contrario”.

In tanti si chiedono come sia possibile che un esattore denunci costanti perdite.

“Guardi, Equitalia oggi controlla 19 Regioni. E a guardar bene quelle in attivo in seguito alle attività di riscossione coatta saranno un paio. Ovviamente però Equitalia rimane in attivo perché è un'azienda enorme, che può contare su economie di scala e soprattutto su altre commesse che consentono di compensare quelle perdite”.

Adesso sembra che anche il nuovo piano industriale sia pronto.

“Io finora non ho visto nulla. Ho saputo che verrà portato in commissione bilancio. Vedremo”.

Intanto avete preparato un nuovo disegno di legge che prevede in pratica la stessa norma presentata e bocciata all'Ars. Come pensate che stavolta possa essere approvata? E soprattutto dopo le polemiche feroci di questi giorni tra i deputati e lo stesso Fiumefreddo?

“Come le dicevo, la volontà politica è quella. Se poi l'Ars ribalterà questa volontà ne prenderemo atto e lavoreremo su un altro scenario...”

Cioè il fallimento di Riscossione Sicilia?

“Al momento l'intenzione del governo è un'altra”.

Intanto sempre in commissione bilancio è partito l'esame della manovra finanziaria. Alla fine non è stato possibile evitare l'esercizio provvisorio.

“L'Assemblea ha deciso di prendere tempo, e va bene così. Ma il bilancio definitivo esiste. E del resto l'esercizio in dodicesimi viene compiuto sulla base proprio della manovra approvata dalla giunta”.

Una scelta che in tanti stanno già contestando: l'esercizio provvisorio si dovrebbe basare sul bilancio dell'anno precedente.

“Le nuove norme di contabilità consentono di basarsi sul 'bilancio approvato'. Non viene specificato se in sede di giunta o di Assemblea. Oggi abbiamo affrontato la questione al Ministero dell'Economia, dove ho avuto rassicurazioni: si può fare, sebbene si tratti di uno dei primi casi. Tra l'altro il riferimento al vecchio bilancio sarebbe stato ancora più rischioso...”

In che senso?

“Il vecchio bilancio è stato impugnato. Quindi sarebbe stato più fragile un esercizio provvisorio che si basasse su quello”.

E al Ministero avete anche parlato del mezzo miliardo che manca per chiudere il bilancio?

“L'incontro di oggi era solo tecnico, e non era previsto un colloquio sulla trattativa tra Regione e Stato. Ma posso dire che quei soldi ci saranno. Certo, salvo complicazioni...”.