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L'analisi

Conti, Province, Irsap, Esa
Il presidente commissariato


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Commissari di qua. Commissari di là. Ma chi sta commissariando chi? Ecco una follia tutta siciliana, che ha trasformato la Sicilia nell'Isola dei commissariamenti.


PALERMO - Renzi ha commissariato la Regione sulla riforma delle Province. Che nel frattempo sono state commissariate dalla Regione. Il paradosso altro non è che la storia recente di un fallimento. Una follia tutta siciliana. Che ha trasformato la Sicilia nell'Isola dei commissariamenti. Dove scopri che i "commissariatori" sono a loro volta "commissariati".

Crocetta ha lasciato gli enti senza guida a inizio dell'anno, per qualche giorno. Poi sono arrivate le nomine. Molte conferme, un paio di volti nuovi. Confermati Manlio Munafò a Palermo, Luciana Giammanco a Caltanissetta, Giuseppe Amato a Trapani, Marcello Maisano ad Agrigento, Filippo Romano a Messina e Dario Cartabellotta a Ragusa. Volti nuovi a Catania ed Enna: Maria Costanza Lentini e Angela Scaduto. Tutti i contratti erano scaduti il 31 dicembre scorso. I nuovi termineranno a giugno. Mentre si attende, a tre anni dall'annuncio a reti unificate del governatore dell'abolizione delle Province, una riforma finalmente completa e definitiva. Già riscritta, a dire il vero, sotto dettatura di Roma. Che aveva pesantemente impugnato la norma approvata dall'Ars a fine luglio scorso. Tutto da rifare. E il governo sta ricopiando in bella la Delrio. Un vero e proprio commissariamento per quella che doveva essere la legge che avrebbe segnato la rivoluzione crocettiana.

Dai conti all'acqua. I commissariamenti di Renzi

Il commissariamento di fatto nella riforma delle Province non è l'unico. Roma, infatti, è intervenuta un po' dovunque limitando il raggio d'azione del governatore o in qualche caso sostituendosi a lui. È successo ad esempio sul caso dei depuratori. Ma non solo. Il governo centrale ha, sostanzialmente, dettato le linee anche per la stesura della nuova riforma del sistema idrico siciliano, attraverso una impugnativa molto pesante. Stesso discorso per la legge sugli appalti, cassata dal Consiglio dei ministri e riscritta dal governo Crocetta. Senza contare che un commissariamento clamoroso fu sfiorato circa un anno fa, nei giorni seguenti alla tragedia della piccola Nicole. Già allora il ministro Lorenzin parlò della Sicilia come di una "Regione sotto tutela" e ventilò l'ipotesi di avvalersi del "potere sostitutivo" del governo centrale.

Ma il commissariamento più esteso, quello di maggiore portata sull'agibilità dell'esecutivo regionale, è rappresentato dalla presenza in giunta di Alessandro Baccei. Vero e proprio "inviato speciale" del governo Renzi, è lui ad aver accompagnato le tappe di una "trattativa" con lo Stato che in realtà si sta traducendo in un avvertimento alla Sicilia: "Porta a termine alcune riforme o non avrai i soldi per chiudere il bilancio". Se non è un commissariamento questo...

I commissari fedelissimi

Insomma, Roma commissaria la Sicilia. E i siciliani commissariati a loro volta piazzano commissari in giro per l'Isola. Le nomine al vertice delle Province, infatti, sono sono le ultime di una serie di proroghe, rinnovi, storie e facce diverse. Quelle, soprattutto, di fedelissimi di Crocetta. Piazzati alla guida del nuovo ente anche sfidando le norme vigenti. Come nel caso della scelta di Antonio Ingroia al vertice del Consorzio di Trapani, in quel caso arrivò la bacchettata dell'Anticorruzione: l'ex pm aveva superato il limite massimo di incarichi regionali. O è il caso del capo di gabinetto Giulio Guagliano, inviato a Caltanissetta, provincia del governatore, "così è chiaro che il presidente del Consorzio rappresenta me", aveva candidamente ammesso Crocetta. Sulle ultime nomine, poi, non mancano le polemiche. Soprattutto nella vicenda catanese, dove la scelta di Maria Costanza Lentini rappresenterebbe una sorta di "segno" dello spostamento dei poteri. Graditissima all'Udc e in particolare all'assessore alle Infrastrutture Giovanni Pistorio, prende il posto di Paola Gargano.

Ma i commissari si trovano ovunque. A ogni angolo, in ogni piega della pubblica amministrazione. Uno, ormai, è leggendario. Francesco Calanna ha superato, proprio alla fine dell'anno, la decina nomina tra proroghe e rinnovi al vertice dell'Esa. Un fedelissimo del presidente, del resto, militante del Megafono. Altra fedelissima, ma del vicepresidente della Regione, è invece il commissario ad acta dell'Irsap. Un rinnovo anche per Mariagrazia Brandara, segretaria particolare di Mariella Lo Bello, al vertice dell'ente lasciato senza una vera e propria guida dopo il "caso Cicero" e dopo la rinuncia di Alessandra Di Liberto. Un incarico, quello della Brandara, che non appare nemmeno in linea con quelli che sarebbero i requisiti del commissariamento ad acta, visto che la nomina non ha nemmeno una scadenza prefissata, ma si concluderà con la nomina dei nuovi vertici.

Commissari al quadrato

Ulteriori poteri sono stati recentemente conferiti a un altro commissario ad acta, quello al vertice della Camera di commercio di Enna, Pietro Miceli. A proposito di Camere di Commercio, a Palermo dopo i noti casi che hanno coinvolto Roberto Helg, ecco la nomina del commissario straordinario Claudio Basso (che era stato intanto nominato anche commissario del Crias), mentre altri sei mesi di proroga sono arrivati a dicembre per Francesco De Francesco, commissario di un'altra Camera di commercio, quella di Messina. E nella città dello Stretto, sempre l'ultimo mese dell'anno, ecco la nomina del commissario ad acta dell'Autorità portuale Giuseppe Lo Meo. A Messina, poi, la scelta del commissario liquidatore dell'ente Fiera è caduta su un esterno: Cataldo Domenico. Stesso discorso era avvenuto qualche mese prima per la Fiera del Mediterraneo della cui liquidazione dovrà occuparsi Daniela Cascio. Nei mesi scorsi, poi, non sono mancati altri commissariamenti. All'ombra dei templi di Agrigento, Gaetano Pennino (nominato dirigente generale) ha lasciato la guida del parco archeologico ad Alberto Pulizzi. All'Istituto regionale del Vino e dell'Olio, Crocetta ha chiamato dapprima come commissario un volto più o meno noto della tv, come il nutrizionista Giorgio Calabrese, per poi sostituirlo con Antonino Di Giacomo Pepe. Domenico Giubilaro è stato scelto come commissario dell'Istituto superiore di giornalismo, mentre l'ex capo di gabinetto di Crocetta, Gianni Silvia, per mesi è stato il commissario straordinario della Fondazione orchestra sinfonica siciliana. Fedelissimi del presidente, come il commissario del Parco dei Nebrodi Giuseppe Antoci, un militante del Megafono. Commissari di un governo commissariato da Roma. Commissari al quadrato.