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Maschere dei giorni nostri

Zamparini e Crocetta
L'Isola di Zampacetto


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'Zampacetto'

Satira politica. Cosa hanno in comune il presidente della Regione, Rosario Crocetta, e il presidente del Palermo, Maurizio Zamparini?


Una nuova e raddoppiata maschera si aggira per la Sicilia e interamente la racconta: Zampacetto. Essa risulta dall'ineffabile unione di due personaggi che più distanti non si potrebbe e che pure condividono alcune bizzarrie: il narcisismo e lo specchio in cui, contenti, si rimirano, mentre intorno il mondo crolla. Ecco perché sono - a vezzo loro - un segno dei tempi.

Il primo elemento del duo, Maurizio Zamparini (Zampa), è un maestro spadaccino nell'arte della recita, in quel recinto affaristico-affabulatorio – composto per metà di volpi e metà di pennuti – che si genuflette alle rotondità del pallone. Ha messo in piedi uno scombiccherato Palermo che a mantenerlo in A ci vorrà la grazia di tre Santuzze. E non gli basta. Dopo le scoppole prese in casa a opera della Fiorentina, pare che Zampa abbia organizzato uno spettacolo da teatrino di Mangiafoco, almeno a dare credito alle cronache sportive. Via l'allenatore Ballardini reo di aver perso, guidando, una squadra più debole, contro una squadra più forte. Immediato, il richiamo dello giubilato Beppe Iachini, con cappelluccio al seguito. Infine, il dietro-dietro-front: niet Beppe, niet cappellino; resta Davide a Ballar(dini) con i lupi. Tutto, purché se ne parli, purché lo specchio abbia soddisfazione di un tale trambusto, mentre la zattera rosanero affonda.

Tuttavia, Zampa è quasi un'inezia allo stato gassoso, rispetto all'altro pezzo (Cetto). Che sarebbe Rosario Crocetta: la vocale finale è stata modificata per suggestione satireggiante di certi maligni che vorrebbero il governatore assimilabile a una creazione del grande Antonio Albanese.
In confronto a Zampa, Saro ha a disposizione un armamentario drammaturgico da non temere rivali E i soldi che stanno giungendo da Roma e che forse saranno fermi dalla parti della bretella? Boh, non si sa “ma siamo fiduciosi”. E poi, il disastro di una Regione che vive un clima perpetuo da Bagaglino: basti come corpo del reato la foto per ripicca, avverso il professor Vecchioni, e le sue metafore fecali in posa da Sirenetto. Oppure, se non è Bagaglino, il nostro capita sempre di dritto o di rovescio nell'epicentro del teatrame un po' scespiriano, con la nota epopea di Lucia Borsellino, Matteo Tutino e l'intervento del fratello di lei – Manfredi – al cospetto del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, con corazziere di scorta. Cosa non si tralascia purché il riflesso del narciso ne goda?


Ecco, l'Isola di Zampacetto: il caos organizzato con una quinta ai lati. La mascherata, ovviamente, è una finzione, magari un'esagerazione, un gioco; forse perfino una stonatura, visto che essa diparte da figure e palcoscenici incommensurabili. Ma il finale è garantito. In alto e in basso, se questo è il segno dei tempi, resterà integro soltanto lo specchio.