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strage di via d'amelio

Mafia, non depistarono le indagini
Archiviata indagine su tre poliziotti


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Il gip di Caltanissetta Alessandra Giunta ha archiviato l'indagine sui tre poliziotti Mario Bo, Vincenzo Ricciardi e Salvatore La Barbera.

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PALERMO - Il gip di Caltanissetta Alessandra Giunta ha archiviato l'indagine sui tre poliziotti - Mario Bo, Vincenzo Ricciardi e Salvatore La Barbera - accusati di avere depistato, inducendo i collaboratori di giustizia a fornire una versione sulla fase esecutiva della strage di via D'Amelio, l'inchiesta sull'eccidio costato la vita al giudice Paolo Borsellino e agli agenti della scorta. Erano assistiti dagli avvocati Nino Caleca, Roberta Pezzano e Pierfrancesco Ciancio.

A chiedere l'archiviazione era stata la stessa Procura di Caltanissetta, ma il gip, dopo l'opposizione di una delle persone offese, Natale Gambino, condannato ingiustamente per la strage proprio grazie alle dichiarazioni dei pentiti che sarebbero stati imbeccati dai poliziotti, aveva disposto la fissazione di un'udienza per riascoltare le parti. La Procura, in quel contesto, aveva ribadito l'intenzione di archiviare l'indagine: tesi accolta oggi dal giudice delle indagini preliminari. I tre poliziotti rispondevano del reato di calunnia aggravata: avrebbero fatto pressioni sui collaboratori di giustizia Vincenzo Scarantino e Francesco Andriotta perché coinvolgessero nella fase esecutiva della strage il clan mafioso della Guadagna. A seguito delle rivelazioni dei pentiti, poi ritrattate dagli stessi collaboratori, vennero condannate ingiustamente per l'eccidio sette persone. Furono le dichiarazioni del collaboratore Gaspare Spatuzza a consentire ai pm di riaprire l'indagine e di individuare i veri responsabili. In attesa del processo di revisione, intanto, i sette condannati ingiustamente sono stati scarcerati.

Dichiarazioni non spontanee, un interesse ad addossare su altri la responsabilità del depistaggio investigativo, rivelazioni "non genuine" di personaggi "sfuggenti e ambigui": sono le pesanti valutazioni che hanno indotto il gip di Caltanissetta Alessandra Giunta ad archiviare l'inchiesta a carico di tre poliziotti accusati di avere fatto pressioni su tre falsi pentiti per indirizzare e depistare l'inchiesta sulla strage di via D'Amelio. Per il magistrato gli accusatori dei tre funzionari, gli ex collaboratori di giustizia Vincenzo Scarantino, Francesco Andriotta e Salvatore Candura, preotagonisti di diverse ritrattazioni, dunque, non sarebbero credibili. La decisione del giudice, che accoglie la richiesta di archiviazione della Procura nissena, è motivata in tre pagine che chiudono, almeno in questa fase, la storia del clamoroso depistaggio dell'indagine sull'attentato al giudice Paolo Borsellino. Sotto accusa erano finiti Vincenzo Ricciardi, Mario Bo e Salvatore La Barbera, tutti e tre nel cosiddetto pool Falcone-Borsellino, guidato da Arnaldo La Barbera, che svolse le indagini sulle stragi mafiose del '92. "Trattasi - scrive il gip riferendosi alle parole dei pentiti che hanno sostenuto di essere stati costretti dai tre poliziotti a fare dichiarazioni contro una serie di persone, poi condannate per l'eccidio - di dichiarazioni caratterizzate da contraddizioni prive della pur minima convergenza". Per il magistrato, inoltre, difficilmente le "verità" degli ex collaboratori di giustizia potrebbero reggere al vaglio del dibattimento. Inutile sarebbe, infine, a parere del giudice riascoltare i pentiti il cui "vero spessore rimane buio".