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Un settore nel caos

Piano giovani, Corsello e la politica
Così fallisce la Formazione di Saro


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La delibera con cui vengono cancellati 22 milioni per i tirocini destinati agli under 35 è solo l'ultimo caso. La burocrate che per anni ha guidato il settore potrà rientrare solo se arriverà una assoluzione. Mentre molti enti denunciano: "E' iniziata la restaurazione". Altro che rivoluzione.

 

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PALERMO - Il fallimento irreversibile del Piano giovani, la definitiva fuoriuscita di Anna Rosa Corsello dalla Regione, la condanna contabile per Patrizia Monterosso, l'arrivo dei partiti dove una volta c'era la giovane Nelli Scilabra, e un profumo di restaurazione denunciato da molti enti. Se fosse mai iniziata, si può dire che la rivoluzione nella Formazione è già finita. È naufragata contro gli scogli della real politik, dei rimpasti, delle necessità di un governatore sempre più debole, degli errori burocratici e politici.

Anna Rosa Corsello e Patrizia Monterosso. Le signore della Formazione con Crocetta (e anche prima di Crocetta) sono state loro. Per anni. Ora, se per il segretario generale, dopo la pesante e definitiva condanna della Corte dei conti sulla vicenda degli extrabudget, da tempo si parla di una “exit strategy” romana, per la burocrate che è stata per anni la più vicina alla “dirigente dei dirigenti” l'avventura alla Regione rischia di essersi definitivamente conclusa. Un decreto di “sospensione obbligatoria” della Funzione pubblica del 22 dicembre, infatti, sospende la dirigente dopo la condanna a due anni e mezzo per peculato legata all'utilizzo dell'auto blu arrivata il giorno prima. Una sospensione sulla quale il governo non potrà compiere passi indietro. Tranne che in una sola circostanza: “La sospensione perderà efficacia – si legge nell'atto amministrativo – se per i fatti per cui il dirigente è stato condannato in primo grado sarà pronunciata successiva sentenza di proscioglimento o di assoluzione anche non definitiva ed, in ogni caso, trascorso un periodo di tempo pari ad anni cinque dalla data del presente decreto”. Insomma, almeno cinque anni fuori, se nel frattempo non dovesse arrivare in appello l'assoluzione della dirigente.

Una decisione che rappresenta la chiusura di un cerchio. Anche un po' magico, a dire il vero, visto che per anni Anna Rosa Corsello è stata uno dei più potenti burocrati di Palazzo d'Orleans, se solo si pensa che dall'avvento di Crocetta e per lungo tempo è stata a capo dei due dipartimenti-chiave della Formazione e del Lavoro. Adesso, non potrà tornare almeno per un po'. Il presidente è stato “costretto” a metterla da parte a causa di una sentenza della Procura. Che arriva pochi giorni dopo una prima sospensione, poi rientrata, per un'altra vicenda ancora oscura, quella cioè relativa alle presunte “raccomandazioni” al Formez di alcuni dirigenti da parte appunto della Corsello. Accuse tutte da dimostrare, ovviamente. Ma che hanno fatto cadere il governatore dalla sedia: “Credevo fosse una dirigente inflessibile” si rammaricava poco tempo fa.

Ma come detto, la probabile fine dell'esperienza della Corsello alla Regione, ha anche un significato “simbolico”. Fu lei a polemizzare violentemente col simbolo della rivoluzione di Crocetta nella Formazione, cioè l'assessore Nelli Scilabra. La studentessa messa a capo di una polveriera. E non a caso politicamente “saltata in aria” nonostante le rassicurazioni periodiche del governatore: “Nelli non si tocca”. Alla fine, anche Nelli sarà costretta a lasciare la giunta, col “contentino” di un ripescaggio negli uffici di staff del presidente, dal quale è stata tirata fuori la sua sostituta: altra fedelissima, Mariella Lo Bello. In mezzo, le polemiche sul click day, appunto. Le accuse incrociate tra burocrate e giovane assessore. Alla fine Crocetta in qualche modo sceglierà: dapprima via tutte e due. Poi il ripescaggio di Anna Rosa al lavoro, dove prenderà le redini di “Garanzia giovani”, anche lì con qualche ombra legata agli affidamenti diretti sempre alla stessa società esterna, la Ett.

Era già un segnale. Al di là delle valutazioni di merito, Crocetta stava già indietreggiando di fronte alla spinta dei partiti. E l'addio a ogni aspirazione di una Formazione a immagine e somiglianza di Crocetta, svanirà con la nomina di Bruno Marziano. Un assessore, per intenderci, che da deputato annunciò una querela contro Crocetta per “voto di scambio”. Il governatore sceglierà evidentemente la via del perdono, e lo chiamerà con sé in giunta. In rappresentanza di una precisa area del Partito democratico, quella dei “cuperliani” di Cracolici e Raciti. La poltica, insomma, era arrivata anche in quei pochi campi che il presidente aveva provato a gestire da sé. Creando a dire il vero più macerie che risultati.

Ne sono la prova le sentenze dei tribunali amministrativi che stanno dando torto su quasi tutto: dal regolamento per l'accreditamento, a molte revoche agli enti, passando per quella cessione del Cefop al Cerf che è alla base delle delibera con la quale il governo ha serenamente deciso di sottrarre ai giovani 22 milioni per i tirocini e utilizzarli per pagare i corsi agli enti ingiustamente revocati e a quel Consorzio che lo stesso governo aveva inizialmente, ingiustamente (illegittimamente, secondo il Tar) estromesso. C'è tutto lì dentro, dentro quella delibera che l'assessore “illustrerà” tra cinque giorni. Spiegando probabilmente, come emerge dalle prime precisazioni, che pur sempre di “Piano giovani” si tratta. Ma in quella delibera c'è un mondo c'è il fallimento del click day e gli errori della burocrazia, c'è il tramonto della moralizzazione crocettiana e il ritorno della “solita politica”. Che ha deciso di togliere ai giovani per dare agli enti e al Cerf.

Un Consorzio che vede a capo “big” della Formazione, come l'Anfe. Un ente storico, come pochi altri. Di quelli però che sembrano piacere molto al governo Crocetta e al nuovo corso. Non a caso già una trentina piccoli enti stanno preparando un “maxi-ricorso” contro le nuove norme per il finanziamento dei nuovi corsi di formazione. Norme che favorirebbero, appunto, i grossi enti, costringendo i piccoli alla chiusura e all'abbandono dei propri dipendenti che potrebbero essere inglobati dai colossi di una Formazione che secondo tanti, già da un po', fa rima con “restaurazione”.