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L'augurio

La primavera del nuovo prefetto
e l'inverno del nostro scontento


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E' vero, la primavera è una stagione più godibile dell'inverno. E speriamo che la freschezza del nuovo prefetto di Palermo Antonella De Miro (nella foto) sia d'aiuto per scongelare quello che resta dell'antimafia. Però...


"Non colgo l'inverno nei palazzi del potere io amo la primavera". Carissima Eccellenza e neo prefetto, Antonella De Miro, cos'altro avrebbe dovuto rispondere – nella conferenza stampa del suo insediamento a Palermo – a quanti le chiedevano un commento sulla famosa vicenda dei beni confiscati?

Nulla, infatti. Abbiamo apprezzato il garbo. E l'ottimismo. E la ventata di freschezza. Ed è giusto che il primo compito di un generale che arrivi sul campo di battaglia sia quello di ridare fiducia alle sparse e malconce truppe. Ecco perché prendiamo il suo davvero garbato auspicio alla primavera come un appello istituzionalmente godibile e umanamente perfino affettuoso.

Ma sul taccuino dei cronisti restano gli sfregi di una stagione terribile ancora in corso, rimane la tenebra del tramonto dell'antimafia, perché è di quel potere – l'antimafia – che stiamo parlando. Ovunque si volga lo sguardo, un cumulo di macerie viene incontro.

Di polvere è coperta l'antimafia dei cognomi e degli eroi: la storia di Lucia Borsellino, attirata in politica a uso del blasone, nella veste di assessore di uno sgangheratissimo governo e poi relegata nell'isolamento, fino alle dimissioni, è una ferita ancora troppo fresca alla memoria del padre e sulla pelle della figlia.

Da qui si giunge, per direttissima, all'antimafietta, alla teatralità di un presidente della Regione – il noto Saro Crocetta – che nulla ha compiuto, meno che mai governare, se non recitare mantra antimafioseschi, sperando che tanto bastasse per fare dimenticare il disastro.

Il settore dell'associazionismo antimafioso denuncia, dal suo canto, la corda logora del suo pur ammirevole impegno. Perfino, il santuario di 'Libera' è stato attraversato da una contesa che ha visto su fronti contrapposti il fondatore, don Luigi Ciotti, e Franco La Torre, figlio di Pio. E le parole di La Torre - “mi dicono che a Palermo lo sapevano tutti. Mi sarei aspettato che Libera ponesse il problema visto che sui beni confiscati ha fondato la sua forza. Hanno il prosciutto nelle orecchie, se lo tolgano, nulla di grave” - non somigliano a un semplice buffetto.

E poi, Palazzo di giustizia, tornato all'antico titolo di Palazzo dei veleni e della sfiducia, per le magagne che si intravvedono – saranno comunque le sentenze a marchiare a fuoco lo stato delle cose –  per processi su trattative, mostri e ombre nascoste che affondano nella nebbia. E come dimenticare, infine, certa antimafia da Agenda Rossa che difende una ridotta ideologica, rendendo impossibile distinguere la difficile opera di accertamento della verità dalla gazzarra?

Gentilissima Eccellenza, accettiamo l'invito alla speranza che il suo bel sorriso corrobora e rende più luminoso. Nel frattempo, sommessamente ricordiamo - soprattutto a noi stessi - che la primavera rifiorisce, sì, ma sempre dopo l'inverno.