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I nuovi potenti

Crocetta out, chi comanda in Sicilia
Cracolici e l'Agricoltura


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cracolici, crocetta, Politica
Antonello Cracolici e Rosario Crocetta

Il governatore non governa in più. Al suo posto, i partiti con i loro protagonisti, si stanno spartendo il potere dell'Isola. L'ex capogruppo Pd ha “conquistato” le Risorse agricole. Un assessorato da sempre in grado di creare consenso elettorale tra forestali, dipendenti degli enti e i miliardi dei fondi europei. Il Pd si spartisce i brandelli di Sicilia

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PALERMO - Gli hanno scippato tutto. Pezzo dopo pezzo. E oggi a Crocetta è rimasto poco o nulla. Il Pd ha deciso di “metterci la faccia”, di “assumersi in pieno la responsabilità di governare”, hanno spiegato i democratici nei giorni caldi dell'ultimo rimpasto. Ma dietro alla voglia di protagonismo dei partiti c'è ovviamente anche dell'altro. C'è una (legittima, ci mancherebbe) spartizione di potere. Un antidoto forse necessario al crollo dei consensi che era ravvisabile dopo tre anni di disastri ispirati dalla sgangherata voglia di rivoluzione del presidente. Adesso, a comandare sono altri. Non è più il governatore con i suoi fedelissimi del cerchio magico e con gli assessori “convocati” sulla base degli umori o della spinta mediatica. Crocetta ha abdicato a tutto. Pur di restare in piedi. Ma i potenti di Sicilia, oggi (come ieri, in qualche caso) sono altri.

Antonello Cracolici, ad esempio, scelse una metafora “elettrica” per recitare il de profundis di questa esperienza di governo: “Si spengono le luci”. Nei mesi precedenti, del resto, l'ala del Pd che si rivede nel politico palermitano era rimasta fuori dalla giunta. Erano i mesi in cui Cracolici non risparmiò critiche feroci sia a Crocetta (“inadeguato”, fu il giudizio minimo) sia ai suoi assessori (“camerieri” furono appellati). Fino a che assessore non divenne lo stesso ex capogruppo. Al termine di trattative roventi, per un rimpasto le cui motivazioni non furono comprese da nessuno. Fuorché, forse, dai diretti interessati. Un assessorato, insomma, è pur sempre un assessorato.

Figuriamoci quello delle Risorse agricole. Verso il quale, a dire il vero, Cracolici manifestò il suo interesse già nelle settimane appena precedenti alla nomina. Quando parve particolarmente sensibile alla causa dei Forestali. Tra assunti e “stagionali”, oltre ventimila addetti. Ai quali ogni anno assicurare giornate e finanziamenti. E a decidere il destino di questi lavoratori, adesso, c'è il nuovo assessore alle risorse agricole. Che potrebbe puntare, tra due anni, alle prossime elezioni.

E che quell'assessorato “porti bene” lo dimostra un caso molto recente. Quello che ha visto Michela Giuffrida “volare” in Europa sbaragliando un po' a sorpresa esponenti Pd sulla carta più quotati, come l'allora assessore in carica Michela Stancheris o il professore Giovanni Fiandaca. Che c'entra l'agricoltura? Semplice. Allora lo “sponsor” politico della Giuffrida era Lino Leanza che aveva “piazzato” sulla poltrona delle risorse agricole Paolo Ezechia Reale. Tutti presenti, una domenica di campagna elettorale, in un cinema in centro scelto per presentare la giornalista catanese Giuffrida ai palermitani. Sulle poltroncine quasi tutte occupate, tanti, tanti forestali.

Sì, l'Agricoltura porta bene. E non a caso viene considerato un assessorato “pesante”. Di quelli che contano. Anche perché da lì passeranno molti dei soldi della prossima programmazione europea. Uno dei direttori generali di quell'assessorato (che fa capo ovviamente all'assessore di riferimento che ne avalla o richiede la nomina) è anche la cosiddetta “Autorità di gestione” del Piano di sviluppo rurale (Psr): uno dei filoni della programmazione europea. Insomma, è quell'assessorato a gestire il piano di finanziamenti e progetti che fanno gola e suscitano l'interesse di tanti. Basti pensare che il prossimo Psr metterà a disposizione della Sicilia qualcosa come 2,2 miliardi di euro. Un bel carburante per la “popolarità” dell'assessore al ramo. Che già recitò un ruolo di primo piano della passata legislatura, quando fu tra i più attivi sostenitori, insieme a Beppe Lumia (anche il suo potere della "porta accanto" è offuscato dalla subalternità del presidente).

Mentre Lumia è un po' "fuori dai giochi", oggi Cracolici guida una vettura che da anni trasporta, tra speranze e abusi, ritardi e proroghe, migliaia di siciliani. Oltre ai Forestali, infatti, all'assessorato delle Risorse Agricole afferiscono una serie di enti che da sempre rappresentano un bacino di consenso smisurato. Dall'Esa ai – soprattutto – Consorzi di bonifica, ecco altre migliaia di persone che ogni anno attendono dal governo regionale il contributo previsto in bilancio. Carrozzoni a volte inefficienti – basti ricordare la recentissima querelle sui Consorzi di bonifica e i “ritardi” nella presentazione dei bilanci di quegli enti – ma utilissimi a chi esercita la nobile arte della politica. Tutti lì, sotto le risorse agricole. Che vigila anche su altri enti pubblici e privati come l'Istituto vino e olio (l'ex Vite e vino), gli istituti di incremento ippico e quelli di ripopolamento ittico (ché le risorse agricole si occupano anche di pesca), l'Istituto zootecnico, i consorzi agrari oltre ad altri soggetti più “sfuggenti”, che emergono soprattutto in occasione delle Finanziarie, per il periodico e sofferto “contributo” con sempre più oscure sigle: Bes, Corissia, Cirobia, Corfilac, Aias, Coreras, Ites. Il Pd ha deciso di “metterci la faccia”, certo. E ha riacceso la luce, al crepuscolo della rivoluzione. Consapevole dei rischi legati ai possibili insuccessi che non potranno più essere attribuiti solo al governatore. Ma anche di quanto possa essere generoso il consenso offerto dai campi sterminati dell'Agricoltura.