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Palazzo dei Normanni

Scompare il Megafono
Crocetta perde pure i "suoi"


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, Politica

Il deputato Di Giacinto ha comunicato che il gruppo parlamentare si chiamerà semplicemente "Partito socialista europeo". Cancellato il riferimento al movimento del governatore. Dal rimpasto al Dpef, tutte le tappe che hanno portato al clamoroso "strappo".


PALERMO - Il Megafono è spento. All’Ars non esiste più. Il capogruppo Giovanni Di Giacinto ha comunicato ufficialmente a Sala d’Ercole che il gruppo parlamentare Megafono-Pse verrà rinominato Partito socialista europeo. Svanisce quindi il riferimento al movimento del governatore. Un momento a suo modo simbolico. Che si accompagna ai tanti altri passaggi che hanno scandito la graduale esautorazione del presidente. Prima sui conti, poi in giunta, nella Formazione e adesso anche a Palazzo dei Normanni.

E la comunicazione di Di Giacinto, per quanto clamorosa non è del tutto inaspettata. Già nelle settimane scorse il “Megafono-Pse” aveva manifestato chiari segnali di malcontento. I deputati del gruppo che una volta portava ancora nella propria denominazione persino il cognome del presidente, ha, ad esempio, contribuito con l’astensione ad affondare il Dpef al primo esame in Aula. Nei giorni in cui gli stessi deputati facevano sapere che la Finanziaria del governo non andava per niente bene.

Quello che era il partito di Rosario Crocetta, insomma, si divertiva fare opposizione a Crocetta. Nonostante le smentite di rito. Quelle che prevedono già, nel copione delle precisazioni, quelle dei deputati megafonisti: “Non siamo contro Crocetta, ma vogliamo aiutarlo a fare meglio”.

Ma adesso la presa di distanze è netta. E formale. E alla base di questa decisione c’è un po’ di tutto. C'è, infatti, probabilmente, anche la reazione di chi ha giocato un ruolo marginale nelle operazioni che hanno portato alla formazione del nuovo governo Crocetta. Da dove, di fatto, il Megafono è stato escluso, nonostante un vago “gradimento” per l'assessore Luisa Lantieri. Un malcontento espresso già nei giorni in cui la poltrona del neo assessore alla Funzione pubblica traballava a causa di un presunto conflitto di interessi. “Rammentiamo a tutti, - si leggeva in una nota del gruppo parlamentate - così come è stato dichiarato dal presidente Crocetta, che l’unico gruppo parlamentare rimasto fuori dalla compagine della nuova Giunta regionale è il Megafono-Pse. Riteniamo dunque – proseguiva la nota - che qualsiasi sostituzione con la nomina di un tecnico o di un politico, non possa prescindere dalla scelta e/o condivisione del nostro gruppo parlamentare”.

E invece, alla fine il Megafono è rimasto fuori. E per loro non è arrivata nemmeno una “compensazione” dalla distribuzione di prebende all'Ars, sotto forma di incarichi alla guida delle commissioni legislative. Niente. Nemmeno una presidenza al Megafono che aspirava ad esempio alla guida della commissione Affari istituzionali, proponendo il deputato già offerto come possibile assessore di Crocetta: Giovanni Di Giacinto. Il capogruppo che ha deciso di staccare l’adesivo del Megafono. A fianco del quale già da un po’ era stato appiccicato il marchio del “Pse”, dopo la cancellazione del riferimento alla “Lista Crocetta”. Un progressivo processo di “disconoscimento” del fondatore.

Così, ecco già alla fine dell’anno scorso la “mini-controffensiva”. Che poi, più che un affondo a Crocetta è apparsa come una reazione alla maggioranza che ha ormai imbrigliato il governatore: “Non è possibile – ha ad esempio detto in Aula Di Giacinto – pensare che il Dpef venga bocciato a causa dell'astensione dei due deputati del Megafono. Dov'era il resto della maggioranza? Siamo stanchi di mettere pezze per aiutare deputati che nel frattempo si dedicano ad altro”. E così, Dpef ko.

Un rapporto che si è incrinato da tempo, a dire il vero. Già due mesi fa una nota durissima dei deputati Malafarina e Forzese parlava di “rivoluzione finita”. Una presa di posizione netta, poi in qualche modo “ammorbidita” dal parlamentare eletto col listino di Crocetta. Mentre Forzese pochi giorni fa ha salutato tutti ed è tornato nell'Udc, partito tra le fila del quale era stato eletto. Anche perché, oggi, non si sa più cosa quel movimento nato per volere di Crocetta e sul quale lo stesso governatore ha apposto, nel corso di questi tre anni, diverse etichette: da vero e proprio movimento politico vicino al Pd, a forza politica antagonista dei democratici, fino a quello di “idea culturale”.

Di certo c'è che il gruppo all'Ars nel frattempo ha cambiato forma. E adesso anche nome. Sposando l'ideale socialista di Nencini, rappresentato da Nino Oddo, assorbendo (oltre a Forzese, già fuggito) il grillino pentito Antonio Venturino e salutando Giambattista Coltraro.

Perché il Megafono nel frattempo ha perso i pezzi un po' dovunque. In estate era stato il turno di qualche dirigente locale: “Davanti all’immobilismo del governo regionale di Rosario Crocetta e alla lenta, ma inesorabile decomposizione del Pd siciliano non possiamo che riprenderci la nostra libertà di pensiero e di azione”. Così si esprimevano Tommaso Lima e Angelo Forgia che si definivano rispettivamente, coordinatore provinciale del Megafono di Palermo e coordinatore dei Circoli del Megafono di Palermo e provincia. Incarichi che Crocetta ha sconfessato. Così come ha fatto, del resto, nei confronti dei parlamentari “critici”. “Il Megafono non è quello dei deputati all'Ars” spiegò Crocetta in una intervista a Livesicilia, lanciando un evento a Catania col quale provare a rilanciare il movimento. Presenti, tra gli altri, l'anima e l'ispiratore, Beppe Lumia: “I siciliani sono molto più intelligenti di quanto si creda e condividono l’ondata di cambiamento in atto”. E in effetti il cambiamento c'è stato. Il movimento che fu di Crocetta ha pure cambiato nome.