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Opere pubbliche, Sicilia lumaca
La maledizione del perenne ritardo


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, Politica
PALERMO – Caltanissetta, ieri. Un gruppo di consiglieri comunali blocca l'entrata del cantiere dei lavori sulla strada 640, quelli per la bretella che dovrebbe congiungere la città all'autostrada Palermo-Catania. Una protesta che arriva dopo una serie di rinvii dell'apertura dell'infrastruttura. La consegna era già stata annunciata per gli inizi di dicembre, si attende ancora.

Intanto a Palermo si aspetta di capire quale sarà il destino dei lavori per la realizzazione dell'anello ferroviario, che hanno già sventrato una serie di importanti arterie cittadine. Di mezzo ci sono i problemi della Tecnis, colosso delle costruzioni finito nella bufera dopo l'arresto dei suoi vertici. Di certo, riassumeva ieri Repubblica, c'è che l'opera doveva essere completata a luglio 2017, ma già oggi i tempi sono slittati a dicembre 2018. Diciotto mesi in più del previsto.

Due storie, molto diverse tra loro, accomunate dall'ordinarietà del ritardo nella realizzazione delle opere pubbliche. Problema che attraversa tutta l'Italia ma che in Sicilia assume dimensioni ancora più gravi rispetto alle medie nazionali.

Il governo centrale in questi giorni lavora a un intervento normativo che dovrebbe accorciare i tempi per le autorizzazioni. Si tratta di un regolamento che dovrebbe approdare in Consiglio dei ministri questa settimana, come annunciava domenica scorsa Il Sole 24 Ore. I tempi di realizzazione delle opere pubbliche in Italia fanno segnare ritmi da lumaca. E in questo contesto, la Sicilia ha un primato di lentezza. Nell'Isola, infatti, ci vogliono in media poco meno di sette anni per realizzare un'opera pubblica, il dato peggiore in Italia: in Emilia Romagna la media è di tre anni e nove mesi. I dati sono gli ultimi forniti dall'Uver (Unità di Verifica degli Investimenti Pubblici) del Dipartimento politiche di sviluppo (Dps). Che ha scattato una fotografia impietosa circa un anno fa su un totale di 35 mila opere per un valore superiore ai 100 miliardi. La media nazionale è di quattro anni e mezzo (in Sicilia quindi ci si impiega due anni e mezzo in più) che arrivano addirittura a quattordici anni e sette mesi per le grandi opere, di importo superiore a cento milioni.

A incidere molto sulla lentezza della realizzazione sono i tempi morti della burocrazia, quelli che tecnicamente vengono chiamati “tempi di attraversamento”, che incidono per circa il 60 per cento del totale del tempo necessario. Un'eternità. La Sicilia ha il primato negativo per la durata della fase di progettazione delle opere, che in media dura la bellezza di cinque anni, quasi il doppio della media nazionale. Più lenta rispetto alla media nazionale (+48%) nell'Isola è anche la fase di affidamento dei lavori, mentre è più veloce (-25,5%) la fase di esecuzione, quella in cui i “tempi di attraversamento” incidono meno.

Il problema dei tempi parte già nella fase dell'espletamento delle gare. Dall’annuale analisi dell’Ufficio studi dell’Ance Sicilia sugli avvisi pubblicati in Gazzetta ufficiale, relativi alle risultanze delle gare aggiudicate definitivamente, emerge che nel 2014 in Sicilia su 307 gare bandite per 356 milioni di euro ne sono state espletate 152 (49,5%) per 176 milioni di euro (49,5%), mentre non si aveva notizia, all'ottobre scorso, di 155 gare (50,5%) per 179 milioni (50,5%). Proprio a proposito delle gare “sparite nel nulla”, l'Ance solo due mesi fa ha scritto al governo regionale per sollecitare un intervento, parlando di “grotte carsiche della burocrazia”. Nel mare magnum dei ritardi c'è anche il tasto dolente delle certificazioni antimafia, con le prefetture, unica istituzione titolata a concederle, intasate da una valanga di richieste, e con tempi d'attesa che, hanno denunciato in passato le associazioni di categoria, che marciano anche sui sei mesi, un problema che si fa sentire in tutta Italia.

È la fase della progettazione, quella in cui la Sicilia ha tempi doppi rispetto al resto d'Italia, quella in cui ci si perde in un ginepraio di pareri e rimpalli, con una pluralità di soggetti coinvolti e di timbri da apporre. Uno dei risultati? Nel frattempo il progetto diventa obsoleto, i prezzi diventano non remunerativi, e spesso l'aggiudicatario chiede un adeguamento.

La maledizione del ritardo così si abbatte implacabile sulla realizzazione di opere spesso fondamentali per i territori. E il passaggio da opera realizzato in ritardo a opera incompiuta è breve. Non a caso, infatti, oltre al primato per la lentezza nella realizzazione dei lavori pubblici, l'Isola ne detiene un altro, quello appunto relativo alle incompiute: secondo l'ultimo censimento nazionale, una su quattro si trova proprio in Sicilia: su 868 infrastrutture lasciate a metà, ben 215 sono sul groppone dei siciliani, secondo i dati dell’Anagrafe delle opere incompiute di interesse nazionale. Tra queste, il censimento nazionale poneva al primo posto la diga di Blufi, già costata 260 milioni e mai terminata. Al confronto, qualche mese di ritardo nell'apertura di una bretella sembra una bazzecola...