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Storia di un fallimento

L'Irsap è ancora in pieno caos
Sedi vuote e commissario fantasma


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L'ente doveva inglobare le ex Asi. Ma tra liti e accuse, oggi è allo sbando. Maria Grazia Brandara, inviata da Crocetta, si limita ad assicurare stipendi a cinque zeri a 22 dipendenti. Ma lo stanziamento in Finanziaria potrebbe non bastare. Intanto, il centro direzionale di Brancaccio, costato 20 miliardi di lire, è vuoto e sta cadendo a pezzi. GUARDA LE FOTO. Cicero: "Giusto trasferire altrove il personale".


PALERMO - L'ente è uno, ma i dirigenti sono ventidue. E costano quasi tre milioni di euro, anche se l'Irsap oggi è senza una vera guida, senza un presidente che abbia pieni poteri. Con locali abbandonati e già in condizioni finanziarie terribili. È un fallimento, la nascita e la creazione dell'ente che avrebbe dovuto inglobare le undici Asi siciliane. E che ha finito per arenarsi a causa di faide politiche, guerre burocratiche, accuse, grandi rifiuti, cause a raffica. E i soldi che non bastano mai.

A guidarlo oggi è Maria Grazia Brandara, la segretaria particolare del vicepresidente della Regione Mariella Lo Bello, inviata lì col compito, sostanzialmente, di assicurare il pagamento degli stipendi, comunque già leggermente in ritardo. E dire che è un compito non da poco. Perché l'Irsap costa circa dodici milioni di euro l'anno. È questa la richiesta giunta alla commissione bilancio all'Ars. Una cifra giustificata, a dire il vero, anche e soprattutto dal “peso” degli stipendi dei dirigenti. Ventidue in tutto, in un ente attualmente immobile. E dal costo complessivo di quasi 2,9 milioni di euro. Un quarto quasi del contributo destinato all'ente, insomma, va per le buste paga dei dipendenti “apicali”. Che sono tanti. Forse troppi per un Istituto che nasceva proprio col compito di semplificare, snellire e soprattutto abbattere i costi dei vecchi consorzi Asi. E invece, a spulciare tra le carte della commissione bilancio, scopri che ancora oggi, nonostante una “sforbiciata” operata dall'ex presidente Alfonso Cicero, gli emolumenti fanno invidia, in qualche caso, ai più ricchi dirigenti generali della Regione. Dario Castrovinci supera quota 200 mila euro lordi annui, mentre si fermano poco prima Giuseppe Sutera Sardo (192 mila euro lordi) e Antonino Montalbano (191 mila lordi). Intorno ai 160 mila lordi il costo per gli stipendi di Francesco Gallo e Piero Re. Poi, si scende. Ma si tratta comunque di stipendi di tutto rispetto. Sui 22 attualmente “a libro paga”, visto che ad esempio tra i dirigenti figura anche l'attuale deputato regionale del Pd Mario Alloro, ovviamente in aspettativa, in venti superano gli ottantamila euro annui lordi. Per fare cosa? Al momento poco o nulla. Se non tenere in piedi la baracca. Che attualmente non ha una guida. “L'Irsap – denunciò la Cgil poche settimane fa - esiste solo sulla carta ma l'ente non ha ancora dotazione organica, funzioni e risorse ben definite”.

Intanto in commissione bilancio, come detto, è arrivata la richiesta di contributo per l'ente: circa dodici milioni di euro. Poco meno di un un quarto, come detto, servirà per pagare i dirigenti. Ma i tempi sono difficili. E non è così scontato che la Regione possa trovare quello stanziamento. Già l'anno scorso si spinse fino a 10,1 milioni di euro. E gli stipendi furono assicurati solo grazie a dei residui di cassa dell'anno precedente. Da qui alla fine di febbraio, quando sarà pronto il bilancio, sarà un vero e proprio braccio di ferro. Tensioni che non faranno altro che aggiungersi alle tante che hanno percorso un ente che sembra non avere pace.

Dopo le polemiche dimissioni di Alfoso Cicero, condite da pesanti accuse al presidente della Regione Rosario Crocetta, era stata individuata la sostituta. Alessandra Di Liberto, infatti, viene nominata dalla giunta il 22 settembre. Ma non si insedierà. Il motivo non si conoscerà mai. Eppure così la descriveva il presidente Crocetta in quei giorni: “Una dirigente di grande professionalità, inflessibile sul piano della legalità, del rispetto delle leggi e delle procedure. Una dirigente che ha riscosso l'entusiasmo dell'intera giunta per il profilo sobrio, efficace, rigoroso, in considerazione dei risultati ottenuti nell'espletamento degli incarichi numerosi che ha svolto all'interno della macchina amministrativa regionale e più recentemente alla Camera di Commercio Palermo”. Ma come detto, nonostante l'entusiasmo del presidente e della sua giunta, la Di Liberto all'Irsap non arriverà. Per un mese, invece, l'ente resterà senza una guida, né un rappresentante legale. Finché il governo si accorge di quella vacatio. E pesca dagli uffici di staff della Lo Bello scegliendo Maria Grazia Brandara come commissario. Ma “ad acta”. Cioè destinato solo all'espletamento delle attività assolutamente indifferibili. “Ma qui non l'abbiamo mai vista”, raccontano i lavoratori della centrale operativa di Caltanissetta. Di quella sede voluta fortemente proprio nel cuore della Sicilia e costata la bellezza di mezzo milione di euro.

Nel frattempo, però, a Palermo di sede se ne svuotava un'altra. Il Centro direzionale di Brancaccio fu costruito alla fine del 1980. Per quella struttura, la Regione – che ne è quindi proprietaria – sborsò circa venti miliardi di lire. Fino a tre anni fa, dicevamo, i dipendenti di quello che fu il Consorzio Asi di Palermo lavoravano lì. Poi, un giorno, l'ex presidente Cicero decise il trasferimento dei lavoratori in un locale attiguo, meno confortevole e più piccolo. Con quali risultati? La vecchia sede, nel frattempo, è stata lasciata all'incuria. Abbandonata e vuota. Oggi, nei locali di Brancaccio si trovano archivi assai improvvisati. Fascicoli accatastati per terra. Sale vuote che una volta erano grandi stanze per le riunioni. E poi scrivanie, sedie lasciate in balìa polvere, tende cedute, una mensa abbandonata. “Eppure – raccontano alcuni dipendenti – quasi ogni giorno siamo costretti a fare la spola da un edificio all'altro, perché molti documenti sono conservati nella vecchia struttura”. Un tragitto che è anche un viaggio nel tempo: dall'Irsap a quello che fu il Consorzio Asi. Una passeggiata che è anche la metafora di un fallimento.

La precisazione di Cicero

"Credo - commenta l'ex presidente dell'Irsap Alfonso Cicero - che la scelta di spostare i dipendenti da quella struttura sia stata giusta. Erano locali di 4 mila metri quadrati nei quali lavoravano appena venti persone. Locali per i quali erano anche scadute le autorizzazioni relative alla sicurezza. Senza contare che molte stanze di quella struttura erano affittate a soggetti spesso ignoti. Così - aggiunge Cicero - ho ritenuto giusto trasferire il personale in un capannone attiguo, dove era già stato svolto un progetto, poi concluso. Riguardo alle foto, devo dire che molte di quelle immagini sono state raccolte da me e riguardano il trafugamento di documenti, avvenuto il 13 luglio del 2015 a opera di soggetti che in un caso siamo riusciti anche a riconoscere e denunciare in commissariato".