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Il caso

Fiumefreddo tre ore dai pm
E i dipendenti vogliono andar via


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, Politica

L'avvocato catanese dai pm di Palermo. Un colloquio "su fatti che possono avere rilevanza penale". Nel frattempo, il presidente dell'Ars, Giovanni Ardizzone, lo querelava per diffamazione. E i lavoratori, accolti in commissione bilancio si sono detti pronti a lasciare la società e approdare nell'Agenzia nazionale.


PALERMO - E adesso anche i lavoratori di Riscossione Sicilia chiedono: “Portateci a Equitalia”. La società al centro delle polemiche, infatti, somiglia sempre più a una nave che affonda, da cui fuggire il più presto possibile. Ieri in Commissione bilancio, il presidente Vinciullo e i deputati hanno deciso di ascoltare i rappresentanti dei lavoratori. E dai racconti dei sindacati sembrano essere crollati i pregiudizi relativi alla cessione del servizio di riscossione all'agenzia nazionale: “Così com'è – il senso comune degli interventi – Riscossione non ha un futuro”.

Una giornata rovente, quella della società partecipata. E vissuta tra il Palazzo di giustizia e il Palazzo dei Normanni. In tribunale si sono presentati a stretto giro, prima il presidente dell'Ars Giovanni Ardizzone, poi il presidente di Riscossione Antonio Fiumefreddo. Il primo, per presentare nelle mani del procuratore Lo Voi una querela per diffamazione contro l'avvocato catanese. Il secondo per raccontare ai magistrati “fatti che possono avere rilevanza penale”. Un incontro, quello tra Fiumefreddo e i procuratori aggiunti Salvatore De Luca e Bernardo Petralia, durato tre ore. “Ho trovato – ha commentato il presidente di Riscossione - il presidio di legalità che mi aspettavo di trovare. L'ufficio di Palermo ancora una volta si è dimostrato molto attento”. E al centro della discussione con i magistrati, i fatti recenti e le guerre con l'Ars: “Ho offerto – si è limitato a dire Fiumefreddo - elementi di ricostruzione su quanto accaduto in questi mesi. Tra cui fatti legati al voto in Aula contro la ricapitalizzazione dell'azienda. Ma quello è solo l'ultimo episodio di una vicenda più ampia che ho ricostruito storicamente”. A dire il vero, però, negli stessi minuti arrivavano brutte notizie per il presidente di Riscossione. Poco prima, infatti, Giovanni Ardizzone, accompagnato dal legale Enrico Sanseverino, aveva presentato al Procuratore capo una querela per diffamazione “doppiamente aggravata”. Una decisione in realtà attesa, ma che ha comunque sorpreso Fiumefreddo: “Trovo paradossale – ha commentato infatti - che si possa essere denunciati per avere diffamato un corpo politico, l'assemblea regionale siciliana, quando mi sono limitato ad esprimere una libera opinione affatto generica e naturalmente riferita a fatti specifici. Fare il proprio dovere e bussare alla porta dei potenti per trattarli come ogni altro cittadino – ha aggiunto - è dunque pericoloso e considerato oltraggioso da chi presiede un'assemblea in cui tuttavia siedono parlamentari tratti in arresto anche per reati gravi. Sono indignato ma non sorpreso”.

Ma come dicevamo, le brutte notizie provenienti dall'Ars non si limitavano a quella denuncia. Mentre Ardizzone e Fiumefreddo infatti si recavano in tribunale, la Commissione bilancio di Palazzo dei Normanni decideva di incontrare i rappresentanti dei lavoratori. E non sono state poche le sigle che hanno auspicato o quantomeno non hanno escluso la “chiusura” di Riscossione col passaggio di funzioni e dipendenti a Equitalia. “In commissione – conferma il presidente Vincenzo Vinciullo – abbiamo avviato il dialogo con i lavoratori è emersa la volontà di trovare una soluzione. Senza escluderne nessuna, compreso il passaggio totale o parziale a Equitalia. Certamente – ha aggiunto Vinciullo – abbiamo registrato la caduta di molte pregiudiziali rispetto a questa ipotesi”. Sempre in seconda commissione, nelle prossime ore arriverà un ddl del governo col quale si chiederà nuovamente la ricapitalizzazione da due milioni e mezzo, già bocciata dall'Aula. Intanto è stata creata una sottocommissione all'Ars che dovrà occuparsi proprio del “caso” di Riscossione: sarà presieduta dal deputato Pd Giovanni Panepinto.

E se il presidente della Commissione Vinciullo è tutto sommato cauto sul futuro dell'azienda, alcuni rappresentanti sindacali sono stati assai più netti. È il caso, ad esempio, di Marcello Abbagnato, rappresentante della Snalec Sinfub, una sigla autonoma dei lavoratori delle esattorie. “Prendiamo atto – ha detto intervenendo in audizione – che la politica siciliana non è stata finora in grado di risolvere il problema. Difficile pensare adesso che possa invertire la rotta. La ricapitalizzazione eviterà solo di portare i libri in tribunale. Oggi – ha aggiunto – il crollo della società è irreversibile e non siamo più in grado di assicurare un buon servizio di riscossione. A chi giova quindi tenere in piedi un agente di riscossione siciliano? Né ai lavoratori, né alla Regione. Bisogna passare tutto nelle mani di Equitalia ovviamente garantendo i contratti e la salvaguardia dei livelli occupazionali”. E, a emergere dall'audizione, una netta differenza di “efficienza” tra Equitalia e Riscossione. Fermo restando che – tutti concordi in questo – il servizio di riscossione è “fisiologicamente” in perdita. Ma l'azienda nazionale proprio per le sue dimensioni e per le sue capacità tecniche e tecnologiche, frutto di ingenti investimenti riesce ad ammortizzare i costi e le perdite.

“Sarebbe bello – ha detto Giorgio Cuccia della Fabi – mantenere una nostra agenzia di Riscossione. Ma bisogna essere chiari: perché funzioni servono investimenti milionari, enormi. Servono, e indico una cifra in difetto, almeno cento milioni. La Regione è disposta a metterli sul piatto? Oggi l'azienda è depauperata da tutti i punti di vista: ha servizi informatici obsoleti e non ha mai fatto formazione per i dipendenti. Oggi abbiamo difficoltà – ha aggiunto – a trovare i fornitori per la carta, visto che non tutti si fidano della nostra capacità di pagare quegli acquisti”. “Questa azienda – ha aggiunto Enrico Pellegrino della Uilca Uil – andrebbe rinominata 'Riscossione Schettino'. Non c'è una direzione, non c'è un progetto, a differenza di quanto avviene a Equitalia, anche da un punto organizzativo, dei ruoli e della distribuzione del lavoro”. “Stiamo iniziando a prendere in considerazione – l'apertura anche di Francesco Barrillà dell'Ugl – l'ipotesi di Equitalia, di fronte al fatto che il governo regionale ha dato prova di non avere una idea, né una strategia. Bisogna rispettare la dignità dei lavoratori e se per far questo sarà necessario approdare a Equitalia, parliamone”. Anche la Cgil infine, che in passato era stata la più “fredda” di fronte a questa ipotesi, ha dichiarato, col suo rappresentante Massimo Cafari: “Il governo ci dica cosa dobbiamo fare: di certo è insopportabile restare in questo stato di precarietà. Restare in Riscossione o andare in Equitalia ormai non fa alcuna differenza: purché sia assicuratala serenità e la stabilità dei lavoratori”.