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Operazione Cicero, il "faccendiere"
in contatto con Graziano


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, Cronaca
Un frame delle video intercettazioni durante un colloquio in carcere di Francesco Graziano

Resta agli atti dell'inchiesta il presunto ruolo di mediatore di Antonio Fabbrizio fra Francesco Graziano, una cooperativa romana e l'imprenditore di Alcamo Salvatore Di Leonardo per costruire un residence in provincia di Roma. In passato era già finito sotto inchiesta per il suo ruolo di catalizzatore di investimenti.

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PALERMO - Gli investigatori lo definiscono “faccendiere”. Antonio Fabbrizio ha rischiato di essere arrestato. Secondo il giudice per le indagini preliminari, però, non c'erano i presupposti per spedirlo in cella. Nei suoi confronti si sarebbe potuta configurare un'istigazione a commettere il delitto di intestazione fittizia. Solo che il delitto non è stato commesso e dunque la posizione di Fabbrizio è uscita dell'elenco delle persone raggiunte da una misura cautelare. La Procura non demorde ed è pronta a fare ricorso.

Resta agli atti dell'inchiesta il suo presunto ruolo di mediatore fra Francesco Graziano, una cooperativa romana e l'imprenditore di Alcamo Salvatore Di Leonardo per la costruzione di un residence a Marino, in provincia di Roma. Un appalto da 4 milioni e seicento mila euro su cui Graziano aveva cercato di mettere le mani prima e dopo che venisse arrestato per mafia nel giugno del 2014. L'affare non andò in porto perché Di Leonardo si rifiutò di lavorare con Graziano.

Il nome di Fabbrizio non è nuovo alle cronache giudiziarie. Nei mesi scorsi Livesicilia aveva scoperto che i finanzieri indagavano su due fronti. Il primo riguarda i finanziamenti assegnati dall'assessorato regionale ai Beni culturali nell'ambito del Por, il Piano operativo regionale 2000-2006. Su ordine del pm Luca Battinieri furono perquisite la casa dell'indagato e le sedi delle società Eureka, Consorzio Cult, Consorzio Sistema Servizi Musei (oggi in liquidazione) e Promomed che hanno sede legale tutte e tre nello studio di un commercialista palermitano. Nel decreto di perquisizione si profilava una ipotesi pesante: con il pagamento di mazzette a pubblici funzionari sarebbe stata turbata la gara per assegnare i finanziamenti del Por. Ogni cosa sarà chiarita dissero allora a Livesicilia i legali di Fabbrizio, gli avvocati Nino Caleca e Roberto Mangano.

Il secondo filone di indagini, coordinato dai pubblici ministeri Alessandro Picchi e Daniela Varone, è già sfociato nel rinvio a giudizio. Fabbrizio, personaggio dai molteplici interessi in una miriade di società, si deve difendere dall'accusa di truffa ai danni dello Stato e dell'Unione europea in qualità di legale rappresentante della Rps Consulting: avrebbe ottenuto un finanziamento di 5 milioni di euro - di cui uno incassato - dal ministero dello Sviluppo economico. I soldi dovevano servire per costruire un impianto per la produzione di biocombustibili.

Ora di lui si parla pure nell'indagine sugli affari dei clan Galatolo e Graziano, in Sicilia e nel resto del paese. Ed è venuta fuori la storia dell'appalto romano. Prima che finisse in carcere Graziano aveva ottenuto dalla All Group srl, attraverso la Igm, da ieri sotto sequestro, il sub appalto per il progetto Costa Caselle a Marino. Con la mediazione di Fabbrizio, nel mese di aprile 2014, Graziano avrebbe prima tentato di creare una società con Di Leonardo e poi di acquistare una parte dell'impresa del costruttore (la Codim) per eseguire i lavori. In entrambi i casi l'imprenditore rifiutò la proposta. A giugno l'Igm, senza pressioni estorsive dice ora il giudice, si aggiudicò il sub appalto. Solo che nel giugno 2014 Graziano fu arrestato. La cooperativa appaltante annullò l'aggiudicazione dei lavori alla Igm. Qualche tempo dopo Fabbrizio avrebbe proposto a Di Leonardo di subentrare con la ditta del figlio alla Igm. Affare fatto. Quando, però, Graziano fu scarcerato, nell'ottobre successivo, tornò alla carica. Voleva mettersi ancora in affari con Di Leonardo e lo andò a trovare in compagnia di Fabbrizio. Fu Fabbrizio a cercare di convincere Di Leonardo che senza l'apporto di Graziano non avrebbe ottenuto la necessaria copertura bancaria: “Lo devi fare solo il lavorio? Senza soldi, senza soldi anticipati di banca lo fai tu e come fai a farlo tu?... il lavoro lo dovere fare assieme”. Risposta secca: “No, no, no, non ne faccio lavori assieme che sia chiaro... signori miei io vi faccio la disdetta e abbiamo scherzato”. E in effetti Di Leonardo si tirò indietro. Il motivo lo scrive il giudice: “Dalla preoccupazione della caratura criminale del Graziano, soggetto appena scarcerato con gravi accuse, nasceva così la decisione di Di Leonardo di rinunciare ai lavori in corso”.