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I nuovi potenti

Crocetta isolato: ecco chi comanda
Faraone lo "commissaria"


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L'influenza di Roma sull'Isola è cresciuta giorno dopo giorno. E oggi, dai conti alle Province, dai rifiuti agli equilibri in giunta, tutto sembra passare dal sottosegretario all'Istruzione e dall'assessore all'Economia inviato da lui. Mentre si restringono sempre di più gli spazi e l'autonomia del presidente. I nuovi potenti: Cracolici e l'Agricoltura.

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PALERMO - Dai conti alle Province, dal contenzioso con lo Stato agli equilibri in giunta. L'influenza è cresciuta giorno dopo giorno, facendosi sempre più vasta e capillare. E oggi, quello operato dal partito "romano" rappresentato da Davide Faraone si può definire un vero e proprio "commissariamento" nei confronti del governo regionale. Un commissariamento "soft", non traumatico, ma esteso ed evidente. A cominciare dal "cuore" di ogni pubblica amministrazione. I cordoni della borsa sono nelle mani di un assessore scelto proprio dal Pd nazionale e dallo stesso sottosegretario all'Istruzione. Una sorta di "enclave" quella di Baccei e dei suoi fedelissimi (tra cui spiccano ovviamente storici collaboratori di Faraone), all'interno di un governo regionale da sempre caotico e sfilacciato. Da lì, l'assessore all'Economia sta di fatto dettando la linea dell'esecutivo. Entrando, con la giustificazione dei risparmi da assicurare a Roma, un po' in tutti i settori della pubblica amministrazione siciliana. Compreso, ad esempio, quello riguardante il personale pubblico che eppure spetterebbe ad altri. Ma anche lì, Faraone è intervenuto a più riprese, parlando quasi da governatore. E indicando le vie da seguire per allineare la Sicilia al resto d'Italia, dove il renzismo avrebbe consentito al Paese di riprendere una corsa che in Sicilia non sarebbe ancora partita.

Lo ha fatto spesso e volentieri, e lo ha rifatto anche pochi giorni fa. Il sottosegretario Faraone è entrato nell'attività della Regione, dal bilancio ai rifiuti: "Grazie all'azione di Alessandro Baccei abbiamo reso il bilancio della Regione vero e non finto e questo è stato possibile grazie alla sinergia tra governo nazionale e regionale". E in quel "abbiamo" c’è tutta l'ambiguità della situazione. Quella prima persona plurale a chi si riferisce? Al governo nazionale, a quello regionale, allo staff dell'assessore? Una confusione acuita dal riferimento alla "sinergia" tra governo di Roma e quello siciliano. Un rapporto che è sembrato, a dire il vero, finora assai squilibrato.

Basti pensare alla pioggia di impugnative piovute sulle leggi di governo e parlamento siciliani. Dagli appalti all'acqua, passando per le Province. Leggi regolarmente cassate e riscritte dal governo regionale sotto dettatura dell'esecutivo Renzi. Un'acquiescenza alla Capitale garantita anche dall'ampia fetta di "renziani" presenti nella maggioranza di Crocetta. Non solo nel Pd, ma anche, ad esempio, tra i deputati che fanno capo al movimento di Totò Cardinale. Alcuni esponenti democratici, ad esempio, si sono prodigati nei giorni scorsi a rassicurare i siciliani sui conti. E in particolare sui soldi che lo Stato dovrebbe riconoscere all'Isola nell'ottica di quel contenzioso che va avanti ormai da mesi. Fu Luca Sammartino, ad esempio, espressione all'Ars dei renziani e non a caso indicato da Davide Faraone come nuovo capogruppo Pd ad assicurare, a metà dicembre: "Il mezzo milione che manca arriverà entro la prossima settimana, basta con le polemiche". Quei soldi non sono mai arrivati, ovviamente. Ma anche questa vicenda rappresenta uno dei tasselli che consolida il nuovo potere di Faraone e dei suoi. Una sorta di "ricatto politico" nei confronti dell'Isola che dovrà in qualche modo attenersi alle richieste formulate da un governo che – Statuto alla mano – non ha poteri su molti dei settori dell'amministrazione regionale. Ma che entra su tutto, di fatto commissariando Crocetta nel modo più utile: tenendolo lì, ma "appeso" ai conti che non tornano e che non torneranno se il governo Renzi non aprirà la cassa.

Così, in Sicilia oggi governano due governi. E nonostante l'apparente "incompatibilità" tra i renziani e Crocetta, scopri che in realtà quell'area politica del Pd non ha mai lasciato, nemmeno per un giorno, le poltrone delle giunte regionali. Anzi. Oggi, oltre ai conti, controlla anche lo scottante ramo dei rifiuti. Guidato da chi, come Vania Contrafatto, sembra più in sintonia con Roma che con la Sicilia. Basti pensare alle dichiarazioni dopo l'impugnativa sulla riforma del sistema idrico: "Una impugnativa scontata, io l'avevo detto". Come se non fosse un assessore regionale che fa capo a una maggioranza. Ma Roma ha messo le mani anche lì, nel settore "acque e rifiuti", come emerge chiaramente dalle parole di Faraone pochi giorni fa: "Sui rifiuti – ha detto - i pannicelli caldi hanno i minuti contati; sono le ultime settimane di vecchia gestione, mai più proroghe. Via discariche e rifiuti nascosti sotto il tappeto. In collaborazione con il governo regionale, stiamo preparando interventi shock, che niente hanno a che fare con il passato. Agiremo in tempi strettissimi con poteri speciali, non abbiamo più un solo minuto da perdere". Agiremo. Sembra sentir parlare il presidente della Regione. E in effetti non c'è angolo di amministrazione sul quale il governo Renzi non abbia detto la sua. Col pretesto dei tagli economici e della "spending review". Intervenendo a piè pari, ad esempio, anche sulle norme relative al personale regionale. Come se non bastassero i poteri messi in mano a Baccei con l’assessorato all'Economia: dai finanziamenti a Forestali, Consorzi, enti regionali vari, fino al controllo e alla vigilanza sulle società partecipate. Dall'indicazione dei revisori dei conti dell'Isola, passando per il controllo del patrimonio immobiliare e del demanio. Tutto in mano a Baccei e al suo staff. Che non perdono occasione per raccontare la storia della "sintonia con Crocetta". Una sintonia che non esiste, in realtà, come è affiorato in diverse occasioni: dal Piano per le società regionali, al futuro di Riscossione Sicilia o di Sicilia patrimonio immobiliare, fino addirittura alla decisione di andare verso l’esercizio provvisorio non particolarmente gradita dall'assessore. Del resto, Davide Faraone ha sempre pubblicamente affermato che la soluzione a lui più gradita fosse quella di mandare a casa Crocetta, e di "andare al voto anticipato, non ci sono le condizioni politiche – disse - per proseguire". Frase utile due volte. Intanto per segnare la "differenza" da Crocetta anche in vista delle prossime elezioni, e poi per "sparare alto". Se Crocetta non può essere mandato a casa, insomma, si può sempre comandare tenendolo in piedi. Anzi, forse è anche meglio così.