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Il caso

Riscossione, l'ultimo giocattolo
Ma servono decine di milioni


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, Politica

Le accuse, le denunce, la querelle sui deputati morosi hanno fatto passare in secondo piano l'inefficienza di una società obsoleta e in difficoltà finanziarie. E le ombre create dalle parole di Fiumefreddo e approdate su tutti i giornali non bastano per risolvere i problemi. Ma servono solo al governatore per conservare un briciolo di visibilità. Nella foto Rosario Crocetta e Antonio Fiumefreddo

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PALERMO - Crocetta la tiene stretta, come fosse l'ultimo giocattolo rimasto. L'unico strumento, oggi, in grado di dare alla sua sempre più accidentata esperienza di governo una ribalta nazionale. O per "controbattere" al potere del governo centrale sui conti dell'Isola. Riscossione Sicilia ieri occupava un'intera pagina sul Corriere della sera, ultima (per il momento) “tappa” di un tour mediatico che ha attraversato giornali e televisioni. Tra luci e ombre. Tra gossip e denunce. Al governatore è rimasto solo questo. Un paradosso, visto che la querelle riguarda una società che non funziona come dovrebbe.

Al centro dei racconti mediatici soprattutto la vicenda dei parlamentari “morosi”. Simbolo di un potere arrogante e che si sarebbe anche messo di traverso (il riferimento ovviamente va esteso oltre i muri di Palazzo dei Normanni) di fronte alle legittime attività di riscossione dei tributi. Ricchi e potenti, eppure non pagano le tasse. Ce n'è abbastanza per scandalizzarsi e sollevare polveroni. Ci mancherebbe.

Gli attacchi plateali di Antonio Fiumefreddo, il contrattacco dei parlamentari che scoprono che lo stesso presidente “accusatore” aveva qualche debito col Fisco, il nome di Rosario Crocetta tra i politici costretti a “rateizzare”, la querela di Ardizzone, la sorpresa e le nuove ombre sollevate da Fiumefreddo. Un racconto colorito e sapido. Forse troppo. Visto che la salsa delle polemiche ha finito per coprire il vero sapore della pietanza. Ha finito per mettere in un angolo il vero problema: Riscossione Sicilia serve alla Sicilia?

Per Rosario Crocetta – dichiarazioni di pochi mesi fa – quell'azienda avrebbe addirittura fatto alzare il Pil della Regione. A fine anno, invece, lo stesso governatore è stato costretto a chiedere ai parlamentari un “rabbocco” da due milioni e mezzo di euro. Il minimo indispensabile per tenere in piedi una società che nella Finanziaria scorsa aveva ricevuto altri quaranta milioni di euro.

“Come mettere acqua in un secchio bucato”, così alcuni deputati grillini hanno descritto l'ennesimo tentativo di ricapitalizzazione, bocciato dall'Ars. E l'immagine è probabilmente assai fedele alla realtà. Perché il problema di Riscossione non è certamente il mancato pagamento delle tasse da parte dei politici (pratica ovviamente odiosa per chi ricopre cariche pubbliche e rappresenta le istituzioni), ma le difficoltà dell'azienda di operare in maniera efficace sul territorio siciliano.

A fine 2014 la società aveva incassato l'otto per cento: 481 milioni sui 5,7 miliardi. Una cifra che scende al 3,66 per cento per i redditi superiori al mezzo milione. Adesso Fiumefreddo racconta di numeri in netto miglioramento. Un quadro affidato a una nota dell'Ufficio di produzione dell'azienda, dove si parla di un "incremento delle operazioni negli ultimi otto mesi rispetto del quaranta per cento, un incremento delle riscossioni negli ultimi otto mesi del 23 per cento, un picco delle riscossioni nel solo mese di novembre rispetto alla media mensile del primo quadrimestre 2015 pari al 51 per cento”.

Notizie diffuse dall'azienda, ovviamente. Ma che, anche in questo caso, rischiano di far sottovalutare il problema vero. Ed è la “struttura” di Riscossione Sicilia. Il dna di una società rimasta ferma agli anni novanta sotto tanti punti di vista. E ad ammetterlo è lo stesso Antonio Fiumefreddo, in occasione di una audizione in Commissione bilancio di tre mesi fa: “Oggi – spiega – la moderna riscossione si basa molto sulla funzione telematica, eppure noi abbiamo una struttura dal punto di vista informatico assolutamente vecchia, vetusta, che attinge ancora ad una banca dati del Montepaschi di Siena che costa qualche milione di euro ed è ferma al 2009”. Ma non solo. Tra i 702 dipendenti dell'azienda mancherebbero alcune figure dirigenziali-chiave. Per questo, lo stesso Fiumefreddo ammette che il blocco alle assunzioni e anche alla progressioni di carriera introdotti dalle leggi regionali hanno finito per aggravare “il fermo biologico della società”.

Insomma, la società è ferma, o sta iniziando a camminare. E così. a guardar bene, la guerra lanciata alla politica, di fronte alla quale, però, Fiumefreddo sembra aver cambiato di molto i toni, dopo la minaccia (poi confermata dai fatti) di una querela di diffamazione e dopo il “rimprovero” di Crocetta (“Un errore fare i nomi dei morosi"), sembra non riuscire a rispondere al vero quesito: questa Riscossione, così com'è, serve alla Sicilia?

La risposta a dire il vero sarebbe stata data da alcuni rappresentanti dei lavoratori di Riscossione, sempre in Commissione bilancio: se infatti Equitalia, nel resto del Paese, può contare da un lato sulle dimensioni del territorio coperto (e quindi da quelle che i tecnici chiamano 'economie di scala') e dall'altro sui contributi statali, Riscossione oggi appare sovradimensionata e costosa. Un carrozzone pesante da muovere anche se si dovesse abbandonare il sogno di alzare il Pil. Se per Fiumefreddo basterebbe invece alzare di quattro o cinque punti i livelli di riscossione, i sindacati sono più pessimisti.

Così com'è, la società non potrà raggiungere quegli obiettivi. E dovrà abdicare a Equitalia. "Se l'indirizzo del governo è questo me lo dicano, e lavoriamo in questa direzione", fa spallucce Fiumefreddo. Se invece si vorrà conservare in vita il moribondo 'gabelliere' siculo, serviranno investimenti. Enormi. E non pezze per asciugare le puntuali perdite. La società ha infatti prosciugato interamente il proprio capitale sociale. Non resta più un euro. E per ripartire servirebbero investimenti quantificati sempre dai rappresentanti dei lavoratori in circa cento milioni di euro. Il quesito è tutto lì: la Regione ha i soldi per rimettere in moto Riscossione Sicilia? E nel caso li avesse, è quella la priorità dell'Isola? Se prima non si risponde a queste domande, ogni denuncia, ogni battaglia, altro non è che un'enunciazione di principi. Un rosario di slogan. Da lanciare nell'etere o da far approdare sui giornali. L'ultimo giocattolo rimasto in mano al presidente.