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terrorismo, L'inchiesta di Palermo

Terrorismo, le foto della paura nel pc di Shabbi
Ecco le nuove "prove" contro la ricercatrice


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(di RICCARDO LO VERSO) Una serie di scatti svelerebbe, così sostiene l'accusa, il lato oscuro di Kadigha Shabbi. Sono stati depositati al Tribunale del Riesame dove si sta giocando la partita fra pubblici ministeri e giudici per le indagini preliminari. GUARDA.


PALERMO - C'è un bambino. Avrà dieci anni o poco meno. Ha il volto coperto da un passamontagna nero. Una donna, forse sua madre, le sistema con cura una cintura carica di esplosivo. L'innocenza si vestita da kamikaze.

È una delle fotografie trovate nel computer di Kadigha Shabbi. Una serie di scatti svelerebbe, così sostiene l'accusa, il lato oscuro della ricercatrice universitaria libica di 45 anni. Le foto sono state depositate al Tribunale del Riesame dove si sta giocando la partita fra pubblici ministeri e giudici per le indagini preliminari. I primi insistono per l'arresto della donna, i secondi l'hanno scarcerata dopo il fermo, applicandole il solo obbligo di dimora e il divieto di trascorrere la notte fuori casa. L'ultima parola spetta al Riesame che adesso deve vagliare il nuovo materiale depositato dai pm Calogero Ferrara ed Emanuele Ravaglioli.

Nel computer della ricercatrice in Economia aziendale sono state trovate immagini inneggianti alla jihad, la riproduzione di una sorta di proclama della guerra santa, guerriglieri islamici davanti a corpi ammassati in una fossa comune, il pavimento insanguinato di una stanza. Ci sono anche altri scatti, molti più cruenti, che evitiamo di pubblicare. Non si tratterebbe solo di materiale scaricato da Internet, ma inviato all'indagata forse da alcuni amici, tra cui dei militanti dell'organizzazione Ansar Al Sharia Libya bandita dalla Nazioni Unite.

Il tutto, secondo l'accusa, dimostrerebbe che l'indagata non si sarebbe limitata a commettere un reato di opinione attraverso un'intensa attività di propaganda, ma avrebbe avuto contatti con guerriglieri legati ad Al Quaeda. Ecco perché nei suoi confronti la Procura ipotizza un nuovo reato introdotto nel nostro codice per contrastare il terrorismo e cioè “la pubblica istigazione a commettere più delitti in materia di terrorismo”.

Domani è prevista una nuova udienza davanti al collegio presieduto da Antonella Consiglio. La decisione sulle sorti giudiziarie della Shabbi, che si è sempre proclamata innocente e vittima di clamoroso fraintendimento, non si conoscerà subito. In ogni caso, qualora il Riesame dovesse accogliere la richiesta della Procura, la donna non andrebbe comunque in carcere. Scontato, infatti, l'eventuale ricorso in Cassazione del legale della difesa, l'avvocato Salvatore Gambino. A quel punto si dovrebbe attendere la decisione dei supremi giudici.