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Verso il referendum confermativo

Riforma del Senato
Nasce il comitato per il "sì"


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, Politica

Si scaldano i motori sulla riforma istituzionale. Alla vigilia del secondo voto della Camera sulla legge che cambierà l'assetto del Paese, un gruppo di docenti e professionisti, fra i quali l'ex assessore Caleca, si schiera già per il "sì".

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PALERMO – Un comitato di docenti universitari e professionisti per preparare la strada al referendum. E per prepararsì a votare “sì” alla riforma costituzionale voluta dal governo Renzi, che abolisce il Senato e modifica l'assetto istituzionale del Paese. Ne fanno parte l'ex assessore regionale all'Agricoltura Nino Caleca, oggi tornato alla professione forense, e una sfilza di docenti elencati da una nota diramata dall'entourage dello stesso Caleca: Nino La Spina (Luiss), Antonella Sciortino (università di Palermo), Angelo Mangione (Lumsa), Roberto Di Maria (Kore di Enna), Felice Giuffré (università di Catania), Mario Barbagallo, Mario Busetta e Costantino Visconti (tutti e tre dell'università di Palermo) e il docente di un liceo scientifico agrigentino, Enzo Randazzo.
La riforma è stata approvata in seconda lettura dal Senato. Adesso il testo dovrà passare alla Camera: se, come è prevedibile, il testo dovesse essere approvato, potrà essere sottoposto a referendum confermativo, visto che la norma è stata approvata da meno di due terzi dei senatori. La Costituzione, infatti, prevede che le riforme della stessa Legge suprema debbano essere approvate in seconda lettura dalla maggioranza qualificata di entrambe le Camere, cosa che appunto non è avvenuta a Palazzo Madama. A questo punto, se un quinto dei membri di una Camera, cinquecentomila elettori o cinque Consigli regionali chiederanno il referendum confermativo si andrà al voto: una consultazione attraverso la quale il "sì" renderà definitiva la norma e il "no" la boccerà. Il presidente del Consiglio Matteo Renzi ha già annunciato che, se il referendum non dovesse passare, rassegnerebbe il mandato.
I firmatari hanno sottoscritto un appello. “La riforma costituzionale voluta da Renzi – vi si legge – è destinata a cambiare in profondità il nostro Paese. Si ridisegnano i rapporti tra governo e Parlamento rendendo più lineare il procedimento legislativo e più efficace il controllo sugli atti dell'esecutivo”. Il comitato, che fissa la prima riunione per febbraio e si dice aperto a nuove adesioni, sottolinea che con la riforma “si innovano profondamente i rapporti tra governo centrale e regioni valorizzando le istanze territoriali, si riducono i costi della politica e si tagliano gli sprechi, si valorizza la partecipazione dei cittadini nelle scelte referendarie, si costruisce una nuova Italia:più libera e moderna”.