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L'analisi

Dalla trattativa alle stragi del'92
Processi alla Storia, tempi infiniti


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PALERMO - Complicati lo sono, ma pure lunghi. In alcuni casi addirittura infiniti. Sono i processi che, oltre a cercare una verità giudiziaria, provano a riscrivere pagine della storia d'Italia. Dalla cosiddetta trattativa Stato-mafia alle stragi del'92, passando per i processi ai presunti infedeli servitori dello Stato. E sul tempo, storicamente inteso, si sedimenta altro tempo, quello che serve per cerebrarli.

La trattativa Stato-mafia
L'indagine sul patto fra i boss e i rappresentanti delle istituzioni approda alla fase processuale nel luglio del 2012 quando gli atti - 120 faldoni - vengono trasmessi dalla Procura al giudice per le indagini preliminari Piergiorgio Morosini. Il rinvio a giudizio dei dieci imputati fu deciso il 7 marzo 2013. È anche la data che segna l'inizio dell'abbreviato più lungo, o quasi, della storia giudiziaria italiana. Calogero Mannino decide di essere processato con il rito alternativo per fare in fretta. Ed invece sarà assolto quasi tre anni dopo, all'inizio del mese di novembre 2015. Tutti gli altri imputati sono ancora sotto processo con il rito ordinario davanti alla Corte d'assise presieduta da Alfredo Montalto. E ne avranno ancora per un po'. I pubblici ministeri (Vittorio Teresi, Francesco Del Bene, Antonio Di Matteo, Roberto Tartaglia) hanno citato circa 170 testimoni, di cui un centinaio già ascoltati. Poi si passerà a quelli citati dalla difesa che sono una sessantina in tutto.

Il processo Mori
Tra gli imputati della trattativa c'è pure il generale Mario Mori che di suo, assieme al colonnello Mauro Obinu, si è già difeso e continua a difendersi al processo sulla mancata cattura di Bernardo Provenzano nelle campagne di Mezzojuso. Correva l'anno 1995. I due ufficiali furono assolti il 17 luglio 2013 dall'accusa di favoreggiamento aggravato dopo oltre cento udienze, cinque anni di dibattimento, novanta testi tra accusa e difesa. I pm, gli stessi della trattativa, avevano chiesto la condanna a 9 anni per Mori e a sei anni e mezzo per Obinu. Praticamente la metà di quanti ne ha chiesti, pochi giorni fa, il procuratore generale Roberto Scarpinato al processo d'appello. Adesso parleranno i legali della difesa, Enzo Musco e Basilio Milio, poi la sentenza che potrebbe arrivare tra marzo e aprile.

Il dibattimento, al termine del quale il pm ha rinunciato a contestare l'aggravante mafiosa, è iniziato nel settembre 2014. Scarpinato aveva chiesto la riapertura dell'istruttoria dibattimentale sulla base di “nuove” prove emerse scavando nel passato di Mori. Il generale veniva inquadrato al centro di torbidi scenari che incrociavano la P2, l'eversione nera, le stragi del 1992-93, i depistaggi, la mancata perquisizione del covo di Totò Riina, l'attentato all'Addaura a Giovanni Falcone. Il presidente della Corte d'appello, Salvatore Di Vitale, respinse, però, l'istanza. Niente nuove prove, dunque.

Le stragi del '92
A conti fatti, a ventiquattro anni dalle bombe e dopo avere celebrato una dozzina di processi, siamo di fronte ad una verità giudiziaria parziale, nel caso di Capaci, e ad una che, per via D'Amelio, nella sua quasi totalità è diventata carta straccia. Per il massacro di Giovanni Falcone, Francesca Morvillo e degli agenti di scorta Antonio Montinaro, Rocco Di Cillo e Vito Schifani ci sono trentasette colpevoli. Gli ergastoli sono ormai definitivi per mandanti ed esecutori materiali, tutti affiliati ai più potenti mandamenti mafiosi di Palermo, e tutti agli ordini di Totò Riina. Nel 2008, però, sono arrivate le dichiarazioni di Gaspare Spatuzza a spiegare che mancava un tassello decisivo: fino ad allora, infatti, i boss di Brancaccio erano rimasti fuori dalle indagini. Le nuove indagini sono sfociate in due processi. Nel primo, celebrato in abbreviato e già concluso in primo grado, la ricostruzione dei pm nisseni ha retto al vaglio del giudice che ha inflitto due ergastoli e una condanna a trent'anni. È in corso l'appello. Dodici anni ha avuto Spatuzza. Nel secondo troncone, in ordinario, sotto accusa ci sono altri cinque boss.

Discorso diverso per la strage Borsellino dove morirono, oltre al giudice, gli agenti Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina. Siamo giunti al processo quater. E non è finita, perché nel 2011 sono stati scarcerati sei ergastolani ingiustamente condannati sulla base delle false accuse di Scaerantino. Per loro dovrà essere celebrato il processo di revisione. Dalle bugie di Scarantino si sono salvati gli ergastoli del processo ter.

Il punto è che più si va avanti più diventa difficile raggiungere la verità.