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settimo giorno di protesta

Gela, blocchi alla raffineria
"Non ci arrenderemo"


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, Caltanissetta

I lavoratori del petrolchimico hanno intensificato la lotta bloccando i turnisti e hanno iniziato a presidiare l'ingresso della stazione di rilancio del gas libico che arriva in Sicilia. La rabbia degli operai: "Viviamo di incertezze". Il Consiglio comunale ha indetto una giornata di mobilitazione. GUARDA LA FOTOGALLERY

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GELA (CALTANISSETTA) - Le auto incolonnate agli ingressi, entrano a Gela a blocchi di otto. "Scusateci per questo disagio". Si avvicinano ai conducenti, i lavoratori che da una settimana protestano contro Eni. "Chiediamo comprensione", dicono. "Ma i nostri concittadini sono solidali con noi. Accodati nelle loro auto abbassano il finestrino e ci stringono la mano. Ci fanno sentire la loro vicinanza, assicurandoci che domani saranno presenti al grande corteo che attraverserà la città per gridare dignità, lavoro e salute".

All'ombra delle ciminiere del petrolchimico la storia si ripete. Ad allargare l'inquadratura, l'immagine torna ad essere la stessa di poco tempo fa. Bandiere con le sigle sindacali che sventolano, operai in tuta da lavoro a braccia conserte, forze dell'ordine che presidiano la zona. "Ma questa volta è diverso - dice Fabrizio, operaio dell'indotto -. La crisi è generale e protesteremo ad oltranza sino a quando non otterremo risposte. Non vogliamo accordi verbali, ma soluzioni concrete. Non ci arrendiamo fino a quando i governi Crocetta e Renzi non ci assicureranno la cantierizzazione immediata dei lavori, il riconoscimento reale di area di crisi e lo svecchiamento del personale. Ci sono colleghi - aggiunge - che pur avendo tutti i requisiti non possono andare in pensione. Compresi quelli che hanno lavorato a contatto con l'amianto, effettivamente riconosciuti dalla legge".

Sono stanchi gli operai. A turno scendono in strada già da sette giorni di fila. Mentre nei palazzi si susseguono incontri e tavoli tra classe politica e sindacati. "Nel frattempo che le manovre del protocollo firmato a novembre prendessero piede - racconta Giuseppe - ci avevano garantito ammortizzatori speciali. Io faccio parte di una squadra di 54 operai. Fino a dicembre 2015 mi è stata riconosciuta la cassa integrazione. Ora invece, si va dritti verso la mobilità che è praticamente l'anticamera del licenziamento. Se ci va bene - aggiunge - per altri nove prorogano la cassa integrazione. E poi? La stabilità è solo un miraggio. Viviamo di incertezze".

Ci si ricorda dei tempi d'oro della raffineria, quando l'indotto ed il diretto lavoravano a regime, tra i gruppi degli operai in strada. Ma la sfiducia nello Stato si tocca con mano. Amarezza, sconforto, delusione verso "una classe politica che a Gela ha vantato consiglieri regionali, presidenti di provincia e persino un Presidente della Regione e nessuno di loro ha prodotto nulla di buono per il lavoro". Vincenzo è un disoccupato con tre figli a carico che fino al 2004 ha prestato servizio nel reparto imbottigliamento bombole a gas. "Da undici anni a questa parte - riferisce - lavoro saltuariamente, faccio brevi fermate. Guadagno poco e non mi vergogno a dire che vado alla Caritas per fare la spesa. Ma è dignità questa per un lavoratore?", si chiede. "Non abbiamo avuto nessun aiuto. Quando ho scritto all'allora Presidente Napolitano mi hanno risposto con una lettera, di quelle prestampate, che avrebbero trasmesso la mia rimostranza agli organi competenti. Poi tutto è rimasta lettera morta. A Gela, oramai, bisogna solo lottare e con forza. Ma solo per ottenere il minimo". "Da un anno e mezzo non lavoro più - dice Emanuele -. Fino a novembre ho percepito la cassa integrazione straordinaria. Da primo dicembre ho preso i soldi di quella in deroga. Ma ormai ammortizzatori non ce ne sono più e la ditta ha fatto richiesta per la mobilità. Con me altre 115 persone vanno verso la perdita del posto di lavoro".

Stesse storie, stesse sorti per gli operai di Gela. Lottano per il lavoro e vogliono le bonifiche. Chiedono il rispetto del protocollo d'intesa sulla riconversione del petrolchimico in bio-raffineria, per il rilascio delle autorizzazioni ministeriali e per l'avvio dei lavori di bonifica del territorio. Proprio su questi argomenti e sul completamento di un accordo di programma che tracci un piano industriale per Gela, mercoledì torneranno ad incontrarsi a Roma, al ministero per lo Sviluppo Economico, i rappresentanti del governo, il governatore Crocetta, per la Regione Sicilia, e il sindaco Domenico Messinese, per comune di Gela.

Intanto per domani il consiglio comunale ha indetto una giornata di mobilitazione cittadina e cortei. In corteo per la "vertenza Gela" operai, sindacati, politici e clero raggiungeranno piazza San Francesco nei pressi di Palazzo di Città, "uniti per riprogettare il nostro futuro", dice Alessandra Ascia, Presidente del consiglio comunale. "Tutti si uniscano al nostro grido d'aiuto - ancora il presidente Ascia -. Si partecipi senza guardare a nessuna appartenenza politica e ideologica, ma in quanti cittadini di Gela. Dobbiamo essere parte unita in una comunità che ha bisogno di sviluppo, supporto per una nuova crescita che non interessa solo questa generazione, ma anche quella futura. Sono convinta - conclude - che amministrare sia un dovere degli eletti ma un diritto dei cittadini".

Una protesta dunque che non accenna a placarsi. Anzi, ad intensificarsi. Dalle 4 di stamani, infatti, i lavoratori dell'indotto del petrolchimico hanno bloccato anche i turnisti della raffineria e il personale tecnico e amministrativo di Enimed, che gestiscono ricerche petrolifere e pozzi di estrazione. Non entra e non esce nessuno. I dimostranti, inoltre, hanno iniziato a presidiare l'ingresso della stazione di rilancio del gas libico che arriva in Sicilia attraverso il metanodotto sottomarino Greenstream. Per adesso la situazione è tenuta sotto controllo dalle organizzazioni sindacali. "Ma l'ordine pubblico - dicono Cgil Cisl e Uil - dipende anche dalle risposte che arriveranno o non arriveranno in questi giorni da Roma e da Palermo". È iniziata, infatti, una settimana decisiva per le sorti della raffineria di Gela e di 2.500 lavoratori, tra diretto e indotto. 

Oggi, alle 16, a Palermo, il governatore della Sicilia, Rosario Crocetta, coordinerà un tavolo tecnico convocato per determinare il possibile ricorso alla cassa integrazione in deroga per le maestranze gelesi. Vi partecipano Eni, sindacati confederali, prefetto di Caltanissetta e funzionari regionali.