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Il provvedimento

Accusato di abusi alla figlia
Sospeso un dipendente regionale


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PALERMO - Violenze in famiglia. Con queste accuse un dipendente regionale è stato arrestato una decina di giorni fa. In particolare il lavoratore avrebbe abusato della figlia. Fatti ovviamente ancora da dimostrare in un'Aula di tribunale. Ma i dirigenti della Funzione pubblica che hanno visto arrivare sulla propria scrivania le carte di questa vicenda hanno parlato di "una storia dell'orrore". E non hanno potuto fare altro che sospendere il dipendente.

Il lavoratore di quasi cinquant'anni è stato arrestato il 15 gennaio su disposizione della Procura di Catania e con quelle gravissime accuse. Lo stesso giorno, il dirigente dell'ufficio in cui presta servizio il dipendente ha comunicato la notizia ai dirigenti della Funzione pubblica che hanno, a loro volta, contattato il direttore della casa circondariale nella quale è stato condotto l'uomo. A quel punto la Regione ha proceduto con la “sopensione obbligatoria”.

Si tratta di un provvedimento disciplinare previsto dal Contratto collettivo dei dipendenti (non dirigenti) della Regione siciliana: “Il dipendente che sia colpito da misura restrittiva della libertà personale – si legge all'articolo 71 - è sospeso d’ufficio dal servizio con privazione della retribuzione per la durata dello stato di detenzione o comunque dello stato restrittivo della libertà”. Ma la sospensione non è legata soltanto alla detenzione del dipendente: “L’amministrazione - si legge sempre nel Contratto collettivo dei regionali - cessato lo stato di restrizione della libertà personale, può prolungare il periodo di sospensione del dipendente, fino alla sentenza definitiva alle medesime condizioni del comma”.

Ma non solo. La sospensione può arrivare anche nei confronti di un dipendente che non è stato arrestato: “Il dipendente, - si legge nello stesso articolo del Contratto - può essere sospeso dal servizio con privazione della retribuzione anche nel caso in cui venga sottoposto a procedimento penale che non comporti la restrizione della libertà personale quando sia stato rinviato a giudizio per fatti direttamente attinenti al rapporto di lavoro o comunque per fatti tali da comportare, se ac- certati, l’applicazione della sanzione disciplinare del licenziamento”.

In realtà, però, la privazione della retribuzione non è totale. Al dipendente infatti viene corrisposta “un’indennità pari al 50% della retribuzione base mensile:”. Una retribuzione costituita dal trattamento economico tabellare mensile di assunzione, dall’indennità di amministrazione e dall’indennità integrativa speciale”. E ironia della sorte in questo caso, al dipedente – almeno sulla carta – spettano anche gli assegni del nucleo familiare.