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Il caso

Rifiuti, dopo le critiche di Cantone
sindacati e Comuni all'attacco


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rifiuti, Politica
PALERMO - “Da anni proviamo ad avviare un confronto che sia continuo con tutte le parti istituzionali e imprenditoriali allo scopo di trovare soluzioni adeguate ad uscire da un disastroso sistema di gestione dei rifiuti in Sicilia, nelle scorse settimane abbiamo inviato la richiesta di incontro sia all’Anci Sicilia che all’assessore regionale. Gli ultimi episodi di Messina Ambinente e ENNAEUNO uniti alle tante diffuse vertenze sul territorio dell’Isola, ci inducono a preparare le procedure per avviare lo sciopero del settore, qualora gli incontri richiesti non si dovessero tradurre in un reale e concreto confronto in tempi brevi” . Cosi intervengono i segretari di Fp Cgil Fit Cisl e Uiltrasporti, Claudio Di Marco, Dionisio Giordano e Pietro Caleca, sul tema della gestione dei rifiuti dopo il parere espresso dall’Autorità Anticorruzione. “La più che decennale assenza di governance regionale sui temi dell’impiantistica e sul modello di corretta gestione dei rifiuti ha prodotto due miliardi di debiti degli Ato e quindi dei comuni, servizi scadenti per i cittadini, macelleria sociale dei lavoratori, ed un diffuso senso di illegittimità ed illegalità che ha indotto Cgil Cisl e Uil a chiedere più volte l’intervento dell’autorità giudiziaria”. I tre rappresentanti sindacali aggiungono “il governo Crocetta con una iniziativa pro sindaci nel 2013, ha introdotto per legge la possibilità di gestione dei rifiuti anche per il singolo comune, gli Aro portando di fatto al de profundis della già astrusa legge di riordino del 2010, fino ad allora non applicata e dando il via ad una frammentazione del sistema che, di fatto, ha riportato la gestione indietro di 30 anni con una generale diffusione del senso di illegalità, spesso di carattere istituzionale, e con improvvisati imprenditori del settore”. Fp Cgil Fit Cisl e Uiltrasporti denunciano “all’assessore Contrafatto avevamo chiesto un segno di discontinuità, un decreto blocca Aro proprio per mettere fine alla frammentazione del sistema, ed il passaggio immediato dei lavoratori dai liquidati Ato rifiuti alle nuove Srr, al fine di avviare gare ad evidenza pubblica di carattere europeo in grado di interessare imprenditori e non ‘prenditori’ del settore. Le ultime ordinanze regionali, sembravano aver individuato nell’esigenza di svegliare sindaci dormienti e Cda di Srr corresponsabili, un’apprezzabile iniziativa che, attraverso le figure dei commissari straordinari di nomina regionale, velocizzasse con poteri sostitutivi l’approvazione dei piani d’ambito e delle dotazioni organiche delle Srr condizioni imprescindibili per l’avvio della riforma”. Ma anche questa ulteriore strategia, lamentano Fp Cgil, Fit Cisl e UIltrasporti, “senza la reale volontà politica di incidere un cambio di passo si è rivelata sterile e l’utilizzo diffuso di illegittime procedure d’urgenza da parte di molti comuni con affidamenti borderline ha accentuato il disastro”.

“La mancata attuazione della legge regionale 9 del 2010, l’assenza sino ai nostri giorni di un adeguato Piano regionale dei rifiuti, la mancanza di un programma di impiantistica pubblica e la decennale confusione e lacunosità di direttive regionali sono tutti elementi di quello che l’AnciSicilia, da mesi, definisce “stato di calamità istituzionale”. Lo ha dichiarato Leoluca Orlando, presidente dell’AnciSicilia, commentando i rilievi che l'Autorità nazionale Anticorruzione (Anac), muove al sistema di gestione dei rifiuti della Regione Sicilia.

“Lo scorso anno e in tre diversi incontri – ha proseguito il presidente Orlando – ho denunciato alla Commissione Parlamentare, alla Procura della Repubblica di Palermo e alla stessa Anac, alcune attività illecite nel settore dei rifiuti, evidenziando pure le tante anomalie del sistema regionale che hanno determinato e continuano a determinare una grave lievitazione dei costi che grava sui Comuni e in ultima istanza sui cittadini che pagano la Tari e che sono costretti a sostenere il 100% dei costi del servizio”.

“L’assenza di una definita e certa pianificazione regionale, - conclude il presidente di AnciSicilia - la mancata realizzazione di un sistema di impianti (a partire da quelli di trasferenza e compostaggio), la confusione tra precedente sistema di Ato e mancata attivazione di SRR previsti  sin dal 2010 con la legge regionale 9, l’incertezza e l’assenza di criteri e direttive regionali ha generato un sistema criminogeno facendo, inoltre, lievitare oltre ogni misura posizioni private monopoliste, sprechi, anomalie, disservizi e appesantimento di fiscalità locale”.