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Disinnescata la bomba al porto
L'ordigno portato in una cava


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Le operazioni di trasporto dell'ordigno al Castello a mare

Si sono concluse le operazioni per rendere inerte l'ordigno della Seconda guerra mondiale ritrovato al Castello a mare. In pochissimi si sono rivolti ai centri di accoglienza, nessun intoppo per la macchina organizzativa.

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PALERMO - Spolette distrutte, ordigno disinnescato e tutti di nuovo a casa. Si sono concluse nel migliore dei modi le operazioni per rendere inoffensiva una bomba da 272 chilogrammi, sganciata dagli americani durante la Seconda guerra mondiale e ritrovata al Castello a mare di Palermo lo scorso 5 gennaio. Un ordigno potenzialmente pericoloso che ha comportato l’evacuazione di un’area vasta, 400 metri di raggio, e che ha così fatto vivere una domenica sui generis a oltre 3mila residenti, a circa 500 uomini impegnati nella macchina organizzativa e a tutti quegli automobilisti incolonnati nel traffico.

Sin dal mattino, infatti, sono state chiuse alla circolazione la via Francesco Crispi e il Foro Umberto I, dall’altezza di via Mariano Stabile fino all’incrocio con via Alloro: transenne ai varchi, presidi delle forze dell’ordine, dei sanitari e dei volontari e Polizia municipale impegnata a deviare le auto che hanno potuto percorrere invece via Maqueda, via Ruggero Settimo e via Libertà fino alle 14.

I residenti accolti alla scuola Federico II



La vera sorpresa, semmai, è stata la pochissima affluenza alle due scuole in cui il Comune aveva allestito i centri di accoglienza: in via Oreto si sono presentate appena una decina di persone, trasportate anche con le navette Amat che facevano la spola da San Domenico, mentre in via Pier delle Vigne alle 8.30 del mattino non c’era praticamente nessuno. Alla fine il numero degli accolti è stato al di sotto delle venti unità, assistiti dagli psicologi dell’Asp, dal 118, dai volontari e dalle forze dell’ordine.

In molti hanno optato, complice la bella giornata, per una gita fuori porta o per l’ospitalità a casa di qualche parente, ma l’impressione è che la maggior parte dei residenti, nonostante gli avvisi e l’ordinanza, si sia barricata in casa, anche se per tutta la mattina sono state staccate acqua, luce e gas. La Protezione civile comunale aveva anche predisposto 200 pasti, che saranno adesso devoluti in beneficenza.

Soddisfatti invece coloro che si sono recati nelle due scuole. “Noi abitiamo proprio di fronte il Castello a mare - dice Rosalia, 75 anni - con i miei due figli ci siamo recati a piazza San Domenico e lì ci hanno portato in via Oreto e poi in via Pier delle Vigne. Sono stati tutti gentili e ci siamo trovati bene”. Nel plesso della Federico II c’è anche una famiglia di origine straniera: Cristian, di 50 anni, insieme alla moglie e alla figlia. “Siamo stati avvisati ieri e non sapevamo dove andare - dice la moglie - speriamo di rientrare a breve perché domani si lavora e oggi devo ancora fare il bucato”. “Certo, un po’ di paura c’è sempre - ammette Rosaria, 61 anni - ma l’assistenza è stata perfetta”. Una soddisfazione condivisa anche da Lucia, 43, che insieme alla mamma invalida Rosalia, di 64 anni, è alla scuola in compagnia di un barboncino bianco.

Il centro operativo comunale



La macchina organizzativa, dal canto suo, ha retto bene. Un centro di coordinamento era alla sede della Prefettura di via Sampolo, visto che quella di via Cavour è stata evacuata, mentre il secondo centro era al noviziato di San Mattia ai Crociferi, alla Kalsa. In via Sampolo a “dirigere” le operazioni il Prefetto Antonella De Miro, insieme ai rappresentanti delle forze dell’ordine, dell’Esercito, al comandante dei vigili Vincenzo Messina e al capoarea del Comune Mario Li Castri. “Siamo soddisfatti di come è andata - spiega il Prefetto - l’intervento è stato pianificato sin dal 5 gennaio, giorno del ritrovamento dell’ordigno, e in poco meno di due ore si è proceduto alla bonifica. Un ringraziamento va rivolto a tutti i soggetti coinvolti, all’Esercito per la sua professionalità, alle forze di polizia, ai vigili del fuoco, al Comune che ha avvertito la popolazione dei possibili rischi, all’Asp, al 118 e agli uffici della Prefettura che hanno coordinato le operazioni”.

Il secondo centro, in via Torremuzza, è stato invece coordinato dal vicesindaco Emilio Arcuri, affiancato dai dirigenti e dai funzionari della Protezione civile comunale: scrivanie, computer, mappe e proiettori per seguire passo dopo passo l’operato delle forze in campo. “Le cose stanno andando per il meglio - ha commentato Arcuri in mattinata - qualcuno ha preferito forse restare in casa, ma è tutto sotto controllo”.

L’evacuazione si è conclusa poco prima delle 10, a causa di qualche residente restio a lasciare l’abitazione, e la sirena ha suonato alle 10.20. A quel punto il quarto reggimento del Genio guastatori dell’Esercito, con in testa il capitano Daniele Piazza, si è occupato di distruggere le spolette, rendendo la bomba innocua, per poi trasportarla poco dopo le 12.30 con un camion e una scorta di vigili e mezzi militari alla cava di Pian dell’Occhio per la deflagrazione. L’Esercito ha anche allestito una camera di contenimento, con sacchi di sabbia, per evitare di dover evacuare un’area molto più ampia (400 metri contro 1.800). “L’ordigno è stato caricato sul camion su un letto di sabbia - spiega Piazza - con le operazioni di spolettamento è stato reso inerte. Non abbiamo riscontrato difficoltà”.

L'ordigno



“Esprimiamo apprezzamento alla Protezione civile comunale, alle strutture del Comune e delle partecipate ma anche alla Prefettura, per il coordinamento, e a tutte le istituzioni - commenta il sindaco Leoluca Orlando - il Gruppo Guastatori dell’Esercito ha dimostrato una grande professionalità. Ringrazio particolarmente la cittadinanza interessata a questa operazione per la collaborazione prestata”.

Al netto delle chiusure al traffico, però, i palermitani non sembrano essersi lasciati troppo scoraggiare: la bella giornata non ha impedito a famiglie e bambini di popolare il centro città o agli amanti del jogging di correre al prato del Foro italico, mentre a Ballarò il vescovo Corrado Lorefice ha consacrato il nuovo altare della chiesa di San Nicolò all’Albergheria, dopo aver visitato il lungo e il largo lo storico quartiere accompagnato dal primo cittadino.

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