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Il caso

Il pasticcio della legge sugli appalti
La riforma non è più in vigore


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, Politica
PALERMO – La legge siciliana sugli appalti non c'è più. Partorita a Palermo, ma caduta a Roma. Per effetto di un gioco di rimbalzi burocratici e di rimandi legislativi che fanno saltare il piatto. La legge varata l'anno scorso, infatti, si rifaceva a una norma che il governo nazionale avrebbe dovuto prorogare con il decreto “Milleproroghe”. Visto che non l'ha fatto, dal mese scorso la regola è saltata. E a prenderne atto, a metterlo nero su bianco, è lo stesso assessore regionale alle Infrastrutture Giovanni Pistorio, che ha comunicato con una circolare il ritorno alla vecchia norma.
La norma approvata a luglio è intervenuta sui ribassi di gara. Con effetti che secondo l'Ance sarebbero tangibili: dopo la riforma, infatti, la media dei ribassi d'asta è scesa al 12 per cento dal 36,8 registerato precedentemente. Con la legge sono stati modificati i criteri di assegnazione degli appalti pubblici in Sicilia, evitando che i ribassi fossero in costante aumento e che si creassero cartelli che - attraverso un 'semplice' calcolo - potessero prevedere la soglia di ribasso. Secondo i promotori della legge ribassi elevati hanno, in più di un caso, determinato opere incomplete o non realizzate a "regola d'arte".
La legge aveva subito incassato il placet dell'Ance, l'associazione dei costruttori. A obiettare, però, è stato il governo Renzi, che all'inizio di settembre ha impugnato la norma, contestandone il “contrasto con l’articolo 117, secondo comma, lettera e), della Costituzione che riserva esclusivamente alla competenza legislativa dello Stato la materia della tutela della concorrenza”. Un caso nel caso: visto che da allora gli appalti sono stati assegnati applicando la nuova norma, se la Corte costituzionale dovesse dare ragione al governo centrale e quindi “cancellare” la riforma, tutte le gare potrebbero essere carta straccia.
Comunque sia, al momento la legge non c'è più. E qui si va sull'iper-tecnico: la norma si agganciava a un'altra norma nazionale, ma essendo venuta meno quest'ultima anche la legge siciliana non esiste più. Un'opzione è ancora sul piatto: quando il Parlamento dovrà convertire in legge il decreto Milleproroghe, infatti, potrebbe correggere la rotta. Fino ad allora, però, si va avanti con la vecchia norma. E quindi con i ribassi più elevati.

“Oltre al danno la beffa. Grazie all’incapacità amministrativa del governo regionale, le pochissime gare per opere pubbliche che si celebrano in Sicilia verranno aggiudicate ancora col sistema del massimo ribasso, a danno del completamento effettivo dell’opera e del rispetto della sicurezza e della retribuzione dei lavoratori”. Così Mimmo Milazzo e Santino Barbera, segretari della Cisl Sicilia e della Filca regionale, a proposito della cosiddetta abrogazione tecnica della nuova riforma degli appalti varata a luglio scorso dall’Ars.

“Sarebbe bastato – aggiungono Milazzo e Barbera – realizzare una riforma compiuta che finalmente voltasse pagina rispetto allo scandaloso sistema del massimo ribasso. Invece l’approssimazione del governo regionale ha prodotto il risultato di un balzo indietro piuttosto di uno in avanti. Tornare alla legge precedente si tradurrà nell’aggiudicazione di gare con ribassi in media del 37%. I rischi di questo meccanismo perverso saranno ancora una volta quelli della lievitazione delle incompiute, fino addirittura al 90%. Del mancato rispetto delle misure di sicurezza nei cantieri e della irregolarità contributiva per i lavoratori”.

Cisl e Filca chiedono che l’assessore regionale alle Infrastrutture, Giovanni Pistorio, convochi subito le parti sociali. “È grave – affermano Milazzo e Barbera – che a fronte di investimenti inesistenti da parte della Regione, di 100 mila disoccupati e di 13 mila imprese chiuse, il governo Crocetta continui a disinteressarsi del comparto delle costruzioni. Quest’atteggiamento di arrogante indifferenza non danneggia solo una categoria produttiva ma tutta l’economia regionale che nell’edilizia ha un settore trainante”