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PALERMO

Presunta compravendita di voti
Tre parti civili e 31 imputati


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Roberto Clemente, Franco Mineo e Nino Dina

Tra le persone che rischiano di finire sotto processo ci sono quattro politici: Nino Dina, Roberto Clemente, Franco Mineo e Giuseppe Bevilacqua.

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PALERMO - Il Comune di Palermo, l'ex provincia e il “Banco delle opere di carità” sono state ammesse come parti civili al processo che vede imputate trentuno persone, compresi quattro politici coinvolti in una presunta compravendita di voti. Si tratta di Nino Dina, Roberto Clemente, Franco Mineo e Giuseppe Bevilacqua. Relativamente alla posizione dei primi tre, assistiti dagli avvocati Marcello Montalbano, Marco Clementi e Ninno Reina, è arrivato il no alla costituzione di Comune e Provincia. Sono imputati per corruzione elettorale e il solo Bevilacqua di scambio politico mafioso. Il giudice per l'udienza preliminare Fabrizio Molinari deve ancora decidere se accogliere o meno la richiesta di rinvio a giudizio della Procura. Nel frattempo ha ammesso le tre parti civili.

Secondo il procuratore aggiunto Vittorio Teresi e i sostituti Amelia Luise, Annamaria Picozzi e Francesco Del Bene, sarebbero stati dati soldi, posti di lavoro in strutture private e incarichi in cambio della promessa del sostegno elettorale in occasione delle ultime elezioni regionali e amministrative. A Clemente viene contestato di avere promesso a Bevilacqua “utilità consistenti nelle proprie dimissioni dalla carica di consigliere comunale che avrebbero comportato il subentro del Bevilacqua in qualità di primo dei non eletti nella medesima carica”.

Tutto è iniziato nel 2011 mentre i finanzieri ascoltavano alcuni mafiosi di Tommaso Natale. Palavano di Bevilacqua che si vantava mentre raccontava dei suoi trascorsi politici e della capacità di raccogliere i voti necessari nel 2007 per diventare consigliere della circoscrizione che comprende i quartieri Arenella, Vergine Maria, Pallavicino, Tommaso Natale, Sferracavallo, Partanna Mondello e Mondello. “Ho preso settecento voti in questa zona che a me non mi conosceva nessuno..”, diceva. Merito, secondo l'accusa, di Calogero Di Stefano, di Giuseppe Antonio Enea e di altri che sarebbero stati poi arrestati per mafiai. Forte dei suoi appoggi Bevilacqua, dipendente dell'Amat, avrebbe cercato di diventare consigliere comunale nel 2012. Raccolse oltre mille e 200 voti nelle file del Pid-Cantiere popolare. Le regole elettorali, però, non fecero scattare il seggio e pochi mesi dopo Bevilacqua avrebbe provato a monetizzare il suo pacchetto elettorale offrendo al migliore offerente in occasione delle regionali.

Nell'inchiesta c'è pure un capitolo che coinvolge Bevilacqua e la compagna Anna Ragusa: avrebbero fatto soldi vendendo il cibo destinato agli indigenti dal "Banco delle Opere di Carità”, incaricato dall'Agenzia Governativa per le Erogazioni in Agricoltura (Egea) di distribuire le derrate alimentari acquistate con i finanziamenti dell'Unione Europea. Ed invece, servendosi dell'associazione Giu. Gio e con la complicità di Marcello Macchiano, dipendente dello stesso Banco, Bevilacqua avrebbe organizzato in un capannone, a Bagheria, il mercato nero dei prodotti per i poveri. I commercianti facevano la fila per accaparrarsi la merce.

Questo l'elenco completo degli imputati: Giuseppe Bevilacqua, Teresa Bevilacqua, Carmelo Carramusa, Salvatore Cavallaro, Pietro Cosenza, Giusto Chiaracane, Roberto Clemente, Nino Dina, Calogero Di Stefano, Vincenzo Di Trapani, Onofrio Donzelli, Giuseppe Antonio Enea, Enzo Fantauzzo, Antonino Fiorentino, Natale Giuseppe Gambino, Leonardo Gambino, Giuseppa Genna, Angelo Guercio, Salvatore Ingrassia, Marcello Macchiano, Salvatore Machì, Agostino Melodia, Giuseppe Monteleone, Francesco Mineo, Domenico Noto, Anna Brigida Ragusa, Salvatore Ragusa, Pietra Romano, Michele Giovanni Scannaliato, Ferdinando Vitale, Salvatore Zagone.