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La lettera

"La newsletter da Bruxelles?
La principale attività dell'ufficio"


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Riceviamo e pubblichiamo la lettera di Gregorio Arena, negli scorsi anni uno dei cronisti dell'Ufficio stampa della Regione e impiegato recentemente nella sede di Bruxelles.

"La questione dell’ufficio stampa della Presidenza della Regione siciliana e della sua attività a Bruxelles è oggetto di tre diversi procedimenti giudiziari che sono in fase di definizione. In sede civile, penale e perfino costituzionale. E saranno certamente i tre pronunciamenti a tratteggiare in maniera definitiva i contorni di alcune vicende assolutamente grottesche che hanno accompagnato la nascita dell’attuale governo regionale.

Proprio perchè i tre procedimenti sono in fase “finale” e poiché le considerazioni e le dichiarazioni contenute nell’articolo “Bruxelles, informatica, etc etc… Gli uffici inutili della Regione” rappresentano dinanzi all’opinione pubblica in maniera distorta fatti oggetti della valutazione dei magistrati della sezione d’appello del Tribunale del lavoro di Palermo, della Procura della Repubblica di Catania e perfino della Corte Costituzionale.

1. La realizzazione di una « newsletter » è stata la principale attività dell’ufficio di Bruxelles della Regione Siciliana fin dalla sua costituzione, avvenuta circa 15 anni fa. Alla sua realizzazione, sono stati impiegati, per oltre 10 anni, tutti i sedici/diciotto funzionari dell’ufficio. Fuori dalle norme previste dalle leggi sulla stampa. Nonostante, a quell’epoca, il responsabile dell’ufficio avesse reiteratamente richiesto l’assegnazione a Bruxelles uno dei giornalisti in servizio all’ufficio stampa.

2. A partire dal 2009 la Presidenza della Regione ha prodotto un grande sforzo di riorganizzazione e di razionalizzazione di tutto il settore della comunicazione istituzionale a cui il bilancio regionale e i programmi europei destinano ingenti risorse finanziarie.

In quest’ottica venne « riorganizzato » l’ufficio stampa della Presidenza, assegnando un giornalista a ciascun assessorato e a ciascuna delle sedi esterne della Regione. Venne razionalizzata la produzione delle rassegne stampa. Fu potenziato il settore della produzione audiovisiva. Si istitui’ una cabina di regia interassessoriale, coordinata dall’assessore all’economia e dal capo ufficio stampa, allo scopo di dare un’immagine coordinata a tutte le attività promozionali della Regione in fiere, festival, rassegne.

La cabina di regia aveva anche la funzione di coordinare la redazione dei piani di comunicazione che ciascun assessorato ha l’obbligo di redigere per promuovere in maniera efficace e incisiva la spesa di fondi europei. Vale la pena ricordare che sull’utilizzo « improprio » di questi fondi la Procura di Palermo ha attivato numerose inchieste giudiziarie e che l’Unione europea ha avviato altrettanti procedimenti di « verifica ».

3. In quest’ottica anche la newletter ufficio di Bruxelles – che in maniera tutt’altro che « sporadica e occasionale » è indicata come « focus » dell’attività dell’ufficio in tutti i piani di lavoro annuali del dipartimento affari extraregionali – fu oggetto di una azione di restyling e di razionalizzazione : la testata giornalistica fu registrata presso il Tribunale di Palermo e la giunta di governo decise con una propria delibera di inviare uno dei giornalisti in servizio all’ufficio stampa presso la sede europea.

E’ legittimo chiedersi e chiedere a Falgares, quando la newsletter di Bruxelles è diventata « costosa » : quando ci lavoravano fuorilegge diciotto persone con indennità diplomatica « piena » o quando sono state « sostituite » da un giornalista nominato direttore responsabile con indennità dimezzata ?

4. La scelta infatti cadde sul giornalista che due anni prima, sotto la precedente legislatura, era stato individuato come « idoneo » dopo un atto di interpello tra tutti i giornalisti in servizio alla presidenza della Regione.

Con un atto di indirizzo politico certamente criticabile ma altrettanto rintracciabile, il governo regionale, con una delibera di giunta, decise unilateralmente – con un atto anche questo oggetto della valutazione giudiziaria – di attribuire allo stesso giornalista il 50 per cento dell’indennità prevista dalla legge per i dirigenti pubblici inviati all’estero : mille euro al mese in meno rispetto a un autista o a un inserviente in servizio presso una scuola italiana all’estero o un consolato.

Sulla legittimità di questi atti il Tribunale del lavoro di Palermo si è già espresso in maniera « solare ». Si attende adesso – il prossimo 22 marzo – il secondo pronunciamento della Corte Costituzionale.

5. Le premesse « scientifiche » di questi cambiamenti: una indagine firmata dal professor Renato Mannheimer sulla percezione dell’utilizzazione dei fondi europei in Sicilia, cosi’ come tutta l’attività « professionale » sviluppata nei mesi successivi è rintracciabile ancora oggi nel sito dell’ex ufficio stampa della Presidenza della Regione.

Cosi’ come prevedono le norme sulla trasparenza e i protocolli « europei » in materia di valutazioni « ex ante » e di documentazione dell’attività amministrativa.

6. Questo progetto che mirava a rendere noti i reali volumi di spesa dei dipartimenti regionali e a sollecitare la partecipazione ai bandi europei degli imprenditori e delle amministrazioni locali si è scontrato subito con la voglia di « immobilità » degli apparati burocratici regionali.

Veri e propri atti di mobbing furono messi a punto con tecniche « raffinatissime » proprio per bloccare la diffusione dei primi dati sui contenziosi milionari che la Commissione, nel 2010, stava per attivare nei confronti dei responsabili della spesa comunitaria.

Un intero faldone di lettere, relazioni, dichiarazioni e perfino interviste televisive, è agli atti di un procedimento per calunnia, mobbing e diffamazione a mezzo stampa che vede coinvolti alcuni alti dirigenti regionali, istruito dalla Procura di Roma ed assegnato per competenza territoriale a quella di Catania. Si attendono « ad horas » le decisioni sui rinvii a giudizio.

 

Questi, lo dico a beneficio sia di Sabella che di Falgares, sono i « fatti » suffragati da atti pubblici, delibere, lettere, timbri e protocolli. Tutte le altre sono considerazioni fondate su convinzioni personali che, in un contesto come quello di cui parliamo, sono quantomeno inopportune.

 

Mi permetto di ricordare, che il livello della spesa di fondi comunitari della Regione Siciliana è al di sotto di qualsiasi parametro europeo di decenza.

Vale la pena di sottolineare in questa sede che ai programmi comunitari lavorano centinaia di funzionari che nonostante i dati delle performance dei loro dipartimenti percepiscono da sempre dei « premi di produzione ».

Cosi’ come i loro dirigenti generali – sulle cui procedure di nomina pendono accertamenti giudiziari – percepiscono emolumenti ben superiori alla media nazionale.

E’ opportuno ricordare, anche a beneficio di chi legge, che l’unico piano di comunicazione europeo mai approvato in Sicilia da un comitato di sorveglianza e poi regolarmente attuato, è quello che io ho firmato e coordinato nel 1999-2001.

Da allora in poi i progetti presentati sono naufragati sotto la scure della sorveglianza o della magistratura.

In pendenza di tre processi che su questi temi qualcosa diranno, si impone quindi una maggiore cautela, forse addirittura una maggiore prudenza.

Sia nell’affrontare il tema dei « costi » degli uffici, che l’argomento ben più delicato dell’ « efficacia e della efficienza » della loro azione amministrativa.

Le affermazioni sui costi della newletter, sulle retribuzioni, sulla sua periodicità e utilità, sono slegate dal loro contesto « storico » e documentale. Certamente se ne puo’ parlare alla luce della opportunità e perfino dei costi. Ma con diverse modalità.

Nel contesto dell’articolo i riferimenti sono « inquinati » da valutazioni politiche che – se è questo il piano scelto – meriterebbero un ben più approfondita analisi e un documentato contraddittorio sull’uso dei fondi europei e sulla gestione della comunicazione istituzionale in Sicilia.

Una analisi e un dibattito al quale certamente, se invitato, non mi sottrarro’. In qualsiasi sede. Producendo tutti i documenti e i dati che possano servire alla formazione di una valutazione « oggettiva » dei fatti.

Lasciando la politica ai politici e sottoponendo ai cittadini, la sola valutazione dei comportamenti soggettivi. Affinchè, senza sotterfugi dialettici, si possa distinguere chi fa o riceve « favori » da chi ha fatto esclusivamente il suo « dovere ». E per questo paga un prezzo. A testa alta e con schiena dritta.

Cordialità

Gregorio Arena