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CASO TUTINO

Pressioni per le nomine nella sanità
I pm continuano a indagare


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Il Palazzo di giustizia di Palermo

I pm che hanno chiuso le indagini su Tutino e Sampieri hanno stralciato alcune delicate vicende. A cominciare dalle presunte pressioni di due onorevoli su Lucia Borsellino e le intercettazioni sulle nomine nei posti chiave della sanità siciliana.


PALERMO - Ci sono ancora dei buchi investigativi da riempire. Almeno secondo la Procura della Repubblica. Se da un lato l'inchiesta sulla gestione del reparto di Chirurgia plastica dell'ospedale Villa Sofia è chiusa, dall'altro restano aperti delicato filoni. A cominciare da quello che deve chiarire se ci furono interferenze e pressioni politiche nelle nomine della sanità siciliana.

Si parte dal capitolo che gli inquirenti titolavano: “L'assessore alla Salute Lucia Borsellino censura in toto il connubio Tutino-Sampieri”. All'interno c'era la vicenda delle “pressioni” esercitate sull'allora assessore regionale affinché Sampieri, perso l'incarico a Palermo, venisse piazzato a Trapani. È stata la stessa Borsellino, mesi prima che si dimettesse, a scrivere alla magistratura. “Solo ultimo tra i campanelli d'allarme quello lanciato dall'assessore alla salute dottoressa Borsellino - si leggeva nelle carte dei pm -, la quale con nota del 12 luglio 2014, indirizzata a questo Ufficio ha informato l'autorità giudiziaria di avere subito pressioni da parte di personaggi politici (onorevoli Oddo e Di Giacinto) affinché intervenisse sul neo direttore generale dell'Asp di Trapani, dott. Fabrizio De Nicola, per agevolare la nomina presso quell'azienda del Sampieri nella carica di direttore sanitario”. Non sappiano in che cosa siano consistite le pressioni che sarebbero state esercitate da Salvatore Oddo e Giovanni Di Giacinto, deputati regionali del Megafono, la creatura politica del governatore Crocetta.

E poi, c'è il capitolo sulle interferenze nelle nomine della sanità siciliana. Il 23 marzo 2014, Matteo Tutino e Giacomo Sampieri discutevano al telefono di nomi e incarichi. Ecco cosa registravano le cimici dei carabinieri del Nas 48 ore prima che lo scandalo giudiziario travolgesse entrambi. “Brucaletta domani te lo faccio conoscere ti darà pure lui sensazioni molto positive - diceva Sampieri - …. questi due sono per Agrigento.... e per Trapani... sono due”. “No... li facciamo scegliere a lui”, spiegava Tutino, che aggiungeva: “... io stavo pensando Brugaletta a Messina”. Un mese dopo il governo Crocetta avrebbe nominato Salvatore Brugaletta anche se all'Asp di Siracusa.

Poi parlavano di Giovanni: “... lo portiamo anche a Trapani per carità”, suggeriva Sampieri. Tutino aveva un'idea migliore: “... al Civico ancora meglio... perché quella sarebbe il ciclo suo... anche perché averla al Civico significa ci pigliamo pure il Policlinico...”. In questo caso conosciamo solo il nome, Giovanni, e sappiamo che il primo giorno di aprile 2014 Crocetta scelse Giovanni Migliore per guidare la più grande azienda ospedaliera del meridione d'Italia.

Quindi Sampieri parlava di un altro incarico: “... e se la cosa su su Enna deve andare in porto in quella maniera... tu glielo spieghi per quale motivo deve andare in porto in quella maniera... e la dottoressa Faraoni va ad aiutare il dottore Noto”. “Totò farà l'inferno per averla a Palermo però”, si preoccupava Tutino. Sampieri non era d'accordo: “Noo Palermo gioia mia... non è possibile gioia mia significa non abbiamo concluso niente... comunque hai visto Muscarnera che basta una telefonata e corre... ti ripeto l' Asp di Agrigento e l'Asp di di Trapani sono fondamentali”. Calogero Muscarnera è l'uomo che la giunta Crocetta avrebbe piazzato all'Asp di Enna. Il suo incarico fu poi revocato. Non aveva i titoli necessari per ricoprirlo. Inzialmente, però, Tutino e Sampieri gli avevano comunicato la loro idea di piazzarlo al Civico di Palermo e ne avevano pure parlato, così dicevano al telefono, con Salvatore Totò Cardinale. “Ma anche quella di Messina vidi cà”, lo correggeva Tutino che sembrava avere le idee piuttosto chiare: “Brucaletta lo portiamo a Messina”. “E io personalmente insisterei tanto per Lucio Ficarra (Salvatore Lucio Ficarra poi nominato, sempre nell'aprile 2014, all'Asp di Agrigento ndr)... come si chiama Totò Ficarra ad Agrigento all'Asp di Agrigento”, aggiungeva Sampieri, mentre Tutino si rammarica che “hanno chiuso... l'hanno chiuso a Catania”. Sampieri non comprendeva la preoccupazione: “... ma cazzo... dobbiamo fare... ma che te ne fotte del Cannizzaro di Catania”. “Minchia me ne fotte”, insisteva Tutino. E il suo commissario puntualizzava: “... che te ne fotte strategicamente Agrigento è un posto dove ci sono... c'è da fare decine di migliaia di voti... al Cannizzaro che minchia fai me lo spieghi che minchia va a fare al Cannizzaro... a Palermo ci sono io e mi muovo a Palermo e non è un problema... cioè dentro la Asp conosco quasi tutti ma io vorrei capire al Cannizzaro a Catania che cazzo va a fare quando c'è un territorio come quello di Agrigento che è sterminato e il territorio di Agrigento non è che gli possiamo lasciare campo libero ad Angelino Alfano che a di Agrigento... gioia mia di questo si tratta si tratta di questo... le Asp sono molto molto più importanti delle aziende ospedaliere Matteo molto di più noi abbiamo la visione dell'azienda ospedaliera ma la manciugghia che c'è dentro le Asp dieci volte superiore.. qua abbiamo dei ruba galline... all'interno delle Asp ci sono i ladri giusti... ".

A che titolo Tutino e Sampieri si interessavano alle nomine della sanità siciliana? Le loro erano parole in libertà? Molte nomine furono davvero avallate. Si trattò di una coincidenza? Gli inquirenti sono al lavoro per trovare le risposte.

Infine c'è il capitolo che riguarda il curriculum di Tutino e che ha suscitato pure l'interesse dei pm contabili. La Procura regionale della Corte dei Conti, infatti, sta cercando di capire se sia stato provocato un danno erariale assegnando al chirurgo plastico il ruolo e di conseguenza lo stipendio di primario senza che ne avesse i titoli. Si parte dal tanto contestato curriculum del medico che Sampieri volle accanto a sé, chiamandolo in comando da Caltanissetta dove si erano conosciuti quando era direttore sanitario del Sant'Elia. Poi, fu bandito il concorso per primario di Chirurgia plastica e maxillo facciale. Tutino vinse la concorrenza di altri candidati che fecero ricorso al Tar, sostenendo che il collega non avesse i titoli. Il Tribunale amministrativo, però, dichiarò il ricorso inammissibile senza entrare nel merito. Infine arrivò l'inchiesta dei pubblici ministeri ordinari che contestano a Tutino il reato di falso. Avrebbe, infatti, omesso di avere riportato una condanna penale. Un precedente giudiziario che avrebbe bloccato la sua nomina, così come il procedimento disciplinare per alcuni interventi eseguiti senza autorizzazione a Caltanissetta. Il procedimento fu trasmesso a Palermo dove rimase, secondo l'accusa dolosamente, nel cassetto di Sampieri, fino a fare scadere i termini.

Agli atti dell'inchiesta c'è il parere che l'azienda sanitaria chiese al ministero dell'Istruzione sul “titolo conseguito da Tutino all'Albert Einstein College of Medicine” di New York. “Trattandosi di titolo conseguito a seguito di un percorso formativo della durata di cinque mesi - scrissero dal Miur - non può trovare corrispondenza con titoli accademici rilasciati da università italiane e pertanto non può essere oggetto di riconoscimento”. Insomma, non poteva essere utilizzato in Italia anche perché l'eventuale riconoscimento doveva passare dal ministero della Salute. Da qui l'inchiesta per il presunto danno erariale avviata dalla Procura regionale della Corte dei Conti.