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"Quella nomina è illegittima
Li Calzi si dimetta dal Cda Gesap"


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La nota dell'associazione Fiori d'Acciaio in merito alla governance dello scalo. Nella foto Cleo Li Calzi

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PALERMO - "Il punto di vista dell’Associazione Fiori di Acciaio è semplice e diretto: il rispetto delle regole è il presupposto fondamentale per permettere ad un Paese e ad una comunità di progredire. E ciò è valido anche per chi tenta di fare le regole per gli altri e le eccezioni per se stesso". Lo si legge in una nota con cui l'associazione Fiori di Acciaio risponde al Commissario Città Metropolitana Manlio Munafò in merito alla designazione della Li Calzi nel CdA Gesap. "Con questo spirito battagliero, l’Associazione Fiori di Acciaio di Palermo ha segnalato l’inosservanza della legge sulle quote rosa alla Presidenza del Consiglio dei Ministri - si legge -. Il caso della recente nomina in quota rosa nel Cda della Gesap, resasi necessaria a seguito della diffida della Presidenza del Consiglio dei Ministri, non varia il punto di vista dell’Associazione Fiori di Acciaio, che mira sempre al rispetto delle regole e non permette nessun tentativo di elusione della legge".

"La nuova componente del Cda di Gesap in quota rosa è stata nominata in quota ex Provincia di Palermo. Questo 'ex' è il primo elemento che fa la differenza tra il passato ed il presente; infatti nel passato la Provincia di Palermo era ente autonomo di nome e di diritto; mentre a seguire lo scioglimento per norma delle province, il governo di Rosario Crocetta e l'Ars hanno commissariato le nove province regionali siciliane. Il commissariamento - si legge ancora - è il secondo elemento che chiarisce chi è il titolare del controllo e quindi del governo dell’Ente: la Regione; l'ex Provincia di Palermo è stata al dunque commissariata dalla Regione Siciliana e quindi governata dalla stessa attraverso la nomina di un commissario di espressione del governo regionale che ha preso il nome di Commissario della città metropolitana di Palermo".

Quindi secondo l'associazione "la Regione, attraverso il commissariamento diretto della ex Provincia, controlla e determina gli indirizzi anche dell’ente pubblico Gesap partecipato da quest’ultima". Da qui  "è chiarissimo a tutti, ed incontrovertibile che questa nomina da parte del Commissario dell’ex ente provinciale nei confronti della dottoressa Cleo Li Calzi viola palesemente l’articolo 7 del decreto attuativo della legge anti-corruzione che dispone 'l'inconferibilità di incarichi di amministratore di enti a controllo pubblico a soggetti che nei 'due anni precedenti siano stati componenti della giunta o del consiglio della regione che conferisce l'incarico'. Ora non si ravvisa come il commissario della città metropolitana di Palermo Manlio Munafò possa 'rallegrarsi' posto che sotto gli occhi di tutti appare che ancora una volta si è data dimostrazione di 'raggiramento delle regole' che si traduce in mala gestio della cosa pubblica, coinvolgendo per altro una donna di grande spessore personale e professionale in un siffatto pasticcio".

In conclusione, "l'associazione Fiori di Acciaio invoca il rispetto delle regole per tutti e a tutti i livelli senza distinzione di genere. E da parte dei cittadini ci si aspetta da una donna come la dottoressa Cleo Li Calzi, notoriamente persona rispettosa delle regole e della legalità, che la stessa rassegni le proprie dimissioni per riconosciuta incompatibilità".