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Accursio Sabella

Eni all'Ars, governo assente
Gela, va in scena la recita


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PALERMO - L'atmosfera era quella di una recita, nonostante le buone intenzioni. C'era uno squadrone dell'Eni, l'ente al centro del “caso Gela”. E c'erano i deputati dell'Ars che alla fine diranno: “Bene, siamo tutti più tranquilli”. Tranquilli solo perché i manager dell'Ente hanno rassicurato che “non intendono lasciare quell'insediamento”. Cosa significhi, per i lavoratori che da giorni protestano, non è però affatto chiaro.

E non per colpa dei dirigenti Eni, giunti in gran numero oggi a Palazzo dei Normanni. Un Palazzo che ha derogato persino alle stringenti norme volute in seguito all'ingresso nel patrimonio Unesco, e consentento ai macchinoni noleggiati per l'occasione di sostare nell'ampio e ormai vuoto parcheggio.

E non per colpa dei parlamentari, tutto sommato. Animati probabilmente anche da nobili obiettivi, fossero pure e soltanto quelli di calmare una piazza incandescente come quella di Gela.

Pesava, nella “recita” di oggi all'interno della Sala Rossa dell'Ars, una assenza. Anzi, una doppia assenza. Quella, innanzitutto, pesantissima e colpevole del governo regionale. No, non solo di un governatore gelese che ha comunicato ieri sera di non poter presenziare a causa di impegni istituzionali nella Capitale. Ma quella di un intero governo che ha snobbato un problema come quello che sta riguardando uno dei poli più importanti in Sicilia dal punto di vista lavorativo. Nessun assessore, dei quattro convocati per l'occasione (Lo Bello, Contrafatto, Croce e Micciché) ha pensato bene di presentarsi a Palazzo dei Normanni. Anche per far sentire la voce del governo. Anche solo per ascoltare cosa avessero da dire i rappresentanti di Eni.

Che infatti, riguardo ai possibili ritardi sui nuovi investimenti previsti dal protocollo, hanno fatto riferimento ad autorizzazioni che non sono ancora giunte dal Ministero dell'ambiente. Una istituzione con la quale dovrebbe confrontarsi proprio il governo siciliano, che quel protocollo, tra l'altro, ha anche firmato.

Nessuno. Oggi all'Ars non è venuto nessuno. E non ce ne vogliano i preparati dirigenti generali Maurizio Pirillo e Alessandro Sansone. La loro presenza lì non faceva che evidenziare l'assenza degli altri. Perché la questione Eni è soprattutto una vicenda politica. Non certo amministrativa.

Ma dicevamo, l'assenza è doppia. E l'eco del “vuoto governativo” è rappresentata dalla mancanza, durante la seduta, dei rappresentanti dei lavoratori. Convocati per tempo, assicura il presidente della commissione Attività produttive Laccoto, che ha guidato l'audizione col piglio del padre di famiglia che prova a mettere pace tra gente che non si sognava di litigare. Ma impegnati, i sindacati, in una manifestazione parallela a Comiso. Per dire “no” al progetto dell'Eni. Mentre l'Eni li rassicurava indirettamente, a oltre 200 chilometri di distanza. “Bene, siamo tutti più tranquilli”, hanno poi commentato i deputati. Chissà perché.