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Il caso De Mauro

Sicuramente è stata la mafia...


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cassazione, de mauro, mafia, Cronaca
ROMA- Sull'omicidio del giornalista Mauro De Mauro, il cronista de 'L'Ora' di Palermo sequestrato sotto la sua abitazione nel capoluogo siciliano il 16 settembre del 1970, non è stato ancora possibile - dopo oltre 45 anni di 'buio' - fare piena luce sui mandanti e sul movente del delitto. Che sia stata la mafia è certo - ed è l'unico punto fermo - ma rimangono "insuperabili" dubbi "sull'individuazione degli autori della deliberazione omicida" e sulla sua "genesi concreta".

Lo scrive la Cassazione rilevando che è quanto emerge "dal lungo, complesso e approfondito iter processuale". La condanna di De Mauro "fu decisa ed eseguita da uomini di 'Cosa Nostra' e la relativa causale è individuabile - per gli 'ermellini' - nelle informazioni riservate di cui la vittima era entrata in possesso in relazione alla sua attività professionale". Notizie più "verosimilmente" legate alla scomparsa di Enrico Mattei, piuttosto che al golpe Borghese. Questi motivi - sentenza 3751 depositata il 28 gennaio, udienza del 4 giugno - confermano l'assoluzione di Totò Riina e bocciano il ricorso della Procura.

Ad avviso della Cassazione, il ricorso del Pg della Corte di Assise di Appello di Palermo contro il proscioglimento di Riina del 27 gennaio 2014, conforme a quello pronunciato il dieci giugno 2011 dalla Corte di Assise in primo grado, "non è in grado di intaccare la complessiva tenuta logica e correttezza giuridica della motivazione assolutoria dei giudici di merito e deve essere rigettato". Gli elementi di prova raccolti, "sia di natura storico-dichiarativa che di natura logico-indiziaria, che sono stati puntualmente analizzati e valutati, all'esito di una disamina scrupolosa, non hanno tuttavia permesso di accertare un ruolo diretto o indiretto dell'imputato Salvatore Riina nel delitto, così che la conseguente conclusione assolutoria, per non aver commesso il fatto, risulta coerente a una corretta lettura delle emergenze processuali", conclude la Suprema Corte. Per quanto riguarda la causale dell'omicidio di De Mauro, essa "è individuabile nelle informazioni riservate" in possesso al giornalista "verosimilmente, anche se non certamente, riconducibili, secondo le risultanze del processo di merito, al coinvolgimento di esponenti mafiosi nella morte di Enrico Mattei, più che nella vicenda relativa al tentativo di golpe cosiddetto 'Borghese'". Per la Cassazione, sono "inaffidabili" le dichiarazioni rese in appello dal collaboratore Francesco Di Carlo, che aveva cambiato versione rispetto a quanto riferito in precedenza, raccontando "l'episodio inedito" e di "dirompente novità" - nonostante fosse stato in precedenza più volte interrogato su ogni aspetto della vicenda De Mauro - di essere stato presente, dietro una porta, all'incontro nel quale Riina decise di far uccidere De Mauro dopo che Stefano Bontate gli raccontò che lui stesso e il boss Di Cristina erano andati a Roma e avevano ricevuto da Maletti e dal generale Miceli l'ordine "di impedire che fossero divulgate" le informazioni in possesso del giornalista sull'imminente golpe. In proposito, i supremi giudici ricordano che la Corte di Appello aveva messo in relazione questo "aggiustamento" delle dichiarazioni di Di Carlo, a un "possibile interesse di natura economica del dichiarante, legato alla stesura di un libro sulla vicenda". Per la Cassazione, non è assolutamente provata l'esistenza di un "triumvirato" preposto al governo di 'Cosa Nostra', del quale nel 1970 avrebbero fatto parte Bontate, Badalamenti e Riina, dal momento che la maggior parte dei collaboratori (Buscetta, Mutolo, Calderone, Grado e Mannoia) hanno attribuito al solo Bontate, e non al Riina - che all'epoca era un personaggio secondario nell'organigramma mafioso - l'organizzazione dell' omicidio di De Mauro che sarebbe stato eseguito da uomini di fiducia del Bontate: Emanuele D'Agostino, Girolamo Teresi e Antonino Grado. Il 'grosso' dei collaboratori ha indicato nella 'causale' legata alla morte del presidente dell'Eni Mattei la ragione dell'omicidio di De Mauro. La versione di Di Carlo non ha trovato alcun riscontro. Sulla morte del cronista de 'L'Ora', i fatti restano non "univocamente accertati", per la natura "quantomeno approssimativa, se non addirittura contraddittoria" delle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia, "ascrivibile alla natura remota dei fatti riferiti e dei relativi ricordi, frutto per lo più di notizie apprese de relato e di convincimenti personali ricavati, anche in buona fede, da deduzioni o rielaborazioni di elementi di conoscenza risalenti nel tempo", conclude la Cassazione mettendo - in sostanza, per mancanza di prove - una pietra sopra l' inchiesta riaperta dall'ex pm Antonio Ingroia a carico di Riina. (ANSA)