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Il caso Cuffaro

Cuffariani a valanga
Il finto stupore del Pd


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, Politica

Raciti congela il tesseramento, Guerini tuona. Ma le reazioni indignate del Pd non possono cancellare un dato di fatto: tanta classe dirigente del centrodestra cuffariano oggi tra Roma e la Sicilia alberga all'ombra dell'ex Rottamatore.

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PALERMO – Stupisce lo stupore, verrebbe da dire. Le parole di Totò Cuffaro all'Huffington Post hanno scatenato una reazione stizzita nel Pd, da Roma a Palermo. Eppure, sembra arduo negare che quanto osservato dall'ex governatore sia nient'altro che un fatto. "Con Renzi si stanno spostando i miei voti e la mia classe dirigente. E dunque quelli che stavano con me e ora nel Pd fanno le tessere. Ma non capisco il clamore, lo scandalo. A me pare naturale. Prendevo un milione ottocento mila voti, lì dentro c'era la Sicilia. Ora quella stessa Sicilia si sta spostando", dice l'ex Vasa vasa Totò, oggi privato cittadino lontano dalla politica attiva per via della condanna, finita di scontare nelle scorse settimane, che gli impedisce di candidarsi. Poco più che una fotografia della realtà. Fotografia sgraditissima, più che indigesta per il Pd. Che si è affrettato a stracciarsi le vesti a tutti i livelli. Fino ai piani altissimi, i vertici dei vertici del Nazareno. Lorenzo Guerini in persona, il vice di Renzi alla guida del partito, ha risposto riesumando l'ormai logoro “stai sereno” renziano e parlando di non-notizia. Reazione stizzita non tanto verso Cuffaro quanto, probabilmente, verso l'esponente della minoranza dem Roberto Speranza che prontamente aveva utilizzato le parole di Cuffaro per accusare il gruppo dirigente renziano di snaturare il partito.

Oggi il segretario regionale Fausto Raciti, che già ieri si era fatto sentire a tamburo battente, rincara la dose e all'Huffington dichiara: "Se c’è chi considera il Pd scalabile, per quel che mi riguarda e attiene alla mia responsabilità sbatterà il muso”. Come? Raciti annuncia misure drastiche: Ho appena convocato i presidenti delle commissioni di garanzia provinciali e regionale. Chiederò di congelare i nuovi iscritti 2015 e si procederà a una verifica tessera per tessera, nome per nome, con scrupolo e rigore. Ci vorrà tempo, ma è necessario. Punto”. Lo stesso segretario parla di "pratiche disinvolte" che sarebbero state segnalate. E inquadra il problema con più realismo rispetto al partito nazionale: "In Sicilia non abbiamo un problema risolvibile solo con le regole: chi vuole fare strada con noi deve aderire ad una linea politica e ad una storia, mi permetterei di dire. Su questo sta anche a Renzi togliere i dubbi a chi fa finta di non capire. Sono convinto che lo farà e che sarà al nostro fianco". Un messaggio ai variegati e variopinti renziani di Sicilia?

Diatribe  dem a parte, la transumanza della Sicilia cuffariana nell'orbita renziana (tra Pd, cespugli e alleati) è un dato di fatto difficilmente confutabile. Il rosario di nomi è assai lungo. Giusy Savarino, già cuffariana, scrive una lettera aperta a Guerini, firmandosi come presidente dell'associazione Amunì Sicilia. L'incipit è abbastanza emblematico: “Caro Lorenzo Guerini, perché ti meraviglia la presenza di tanti ex cuffariani nel Pd? Quando avete candidato Marco Zambuto alle Europee e poi lo avete eletto Presidente del partito, non lo sapevate che era stato un cuffariano? Quando avete pregato Lillo Firetto per poterlo votare a sindaco di Agrigento e rimediare così alla pessima figura di primarie fatte con Forza Italia, non lo sapevate che era stato un cuffariano? Quando avete designato assessori, tra gli altri, Ester Bonafede, Dario Cartabellotta, Luisa Lantieri in giunta regionale, e l'elenco si fa troppo lungo nel sottogoverno, non lo sapevate che erano ex cuffariani? Ma soprattutto quando, caro Lorenzo, sei venuto in Sicilia a dare il benvenuto alle new entry nel gruppo parlamentare del Pd siciliano, non lo sapevi di stringere la mano e baciare una ex cuffariana come Valeria Sudano?”.

Un elenco già di per sé affollato quello offerto da Savarino. E peraltro incompleto. Perché non solo sul territorio, ma anche a Roma, e non a livelli di peones, nell'orbita di Renzi pezzi da novanta di quella Sicilia di Cuffaro ci sono eccome. A partire dall'alleato numero uno, quell'Angelino Alfano, ministro dell'Interno, che approdò all'Assemblea regionale con Forza Italia proprio negli anni preludio del cuffarismo. Cominciava un'era che vedeva l'allora governatore e i berluscones muoversi come un solo uomo. Nel 2005 Alfano diventava il numero uno di Forza Italia in Sicilia, succedendo a Gianfranco Miccichè. Chi sedeva a Palazzo d'Orleans allora se non Totò? Che guidava governi regionali dove si facevano vedere tra gli altri il sottosegretario Ncd di Renzi Giuseppe Castiglione o i dirigenti di Ncd Dore Misuraca e Alessandro Pagano. Tutti finiti oggi nell'orbita renziana. Da alleati oggi, domani chissà. Ma d'altronde, le manovre romane di Palazzo hanno schiuso le porte dell'orbita renziana anche a un politico come Saverio Romano, quintessenza del cuffarismo, che oggi vola sull'Ala di Denis Verdini proprio in direzione Renzi. Ma solo in nome delle riforme, certo.

Assessore di Cuffaro fu anche Giovanni Pistorio, oggi assessore Udc di Rosario Crocetta nella giunta a guida Pd che più o meno governa in Sicilia. Cuffariano doc fu Totò Cascio, deputato dell'Agrigentino, oggi renziano di complemento arruolato in Sicilia Futura, il movimento parafaraoniano di Totò Cardinale. Dove milita un altro assessore d Cuffaro, Michele Cimino, ex forzista come Nello Dipasquale, un altro democratico di nuovo conio. Così, per dire.

“Mi spiace che la mia chiacchierata con Alessandro De Angelis dell’Huffington Post abbia suscitato tanto clamore. Ho soltanto voluto ribadire la mia scelta definitiva di abbandonare la vita politica. Spero che quest’intervista venga valutata e interpretata unicamente per quello che è”, torna oggi usl tema Cuffaro. Ma lo spostamento c'è stato. Con buona pace di tutti. I numeri di Cuffaro alle urne, lo stesso ex governatore lo spiegava all'Huffington, erano tali che qualsiasi maggioranza elettorale dovrà raccoglierne almeno una parte. E Savarino, chiedendo rispetto per la storia dei democristiani siciliani, chiosa con una battuta: “Se solo Matteo Renzi piuttosto che fiorentino fosse stato siciliano, sono convinta che, come me, sarebbe stato cuffariano pure lui”.