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Palermo

Duplice omicidio, a giudizio
l'ex moglie dell'imputato


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, Cronaca
PALERMO- La svedese Erika Stjernquist è stata rinviata a giudizio per falsa testimonianza e auto calunnia. Il processo comincerà il 2 maggio davanti alla quinta sezione del tribunale monocratico di Palermo. Il procedimento alla svedese deriva da quello all'ex marito, Natale Romano Monachelli, imputato nel processo d'appello bis dopo l'annullamento con rinvio della Cassazione della condanna a 24 anni per duplice omicidio. Monachelli, secondo l'accusa, il 21 novembre 1994 a Villagrazia di Carini (Pa) avrebbe ucciso il fratello Filippo, tossicodipendente, e la cognata Elena Lucchese. In primo grado la corte d'assise lo aveva assolto. Poi la condanna in appello e l'annullamento con rinvio della Cassazione.

Fu il pentito Angelo Fontana, ex boss dell'Acquasanta, nel 2009, ad aiutare gli investigatori a far luce su un caso rimasto oscuro per anni. Venne fuori che a organizzare il delitto era stato il fratello della vittima stanco del discredito portato da Filippo, tossicodipendente, alla sua famiglia. La moglie, invece, era stata eliminata perché era una testimone scomoda. Durante le indagini preliminari, Erika Stjernquist accusò Monachelli per poi ritrattare tutto in aula, davanti alla corte d'assise. Fu poi in appello, quando l'imputato fu condannato, che la Corte decise di inviare gli atti ai pm per indagare sulla falsa testimonianza della svedese. Dopo la morte del fratello Natale Romano Monachelli prese armi e bagagli e si trasferì in Svezia, dove incontrò Erika Stjernquist e aprì una pizzeria. Portò con sé non solo la madre, Giovanna Vitale detta Wanda, ma anche Cesare, il figlio neonato di Filippo ed Elena. Oggi il ragazzo è quasi maggiorenne e Natale lo chiama come ha sempre fatto: "Mio figlio. E lui chiama me 'papi' e la nonna Wanda 'mamma'. Lo abbiamo cresciuto noi - ha detto in aula - Dopo che mi hanno arrestato, ha rimproverato solo una cosa alla nonna: che non gli avessimo detto come erano morti suo padre e sua madre". (ANSA)